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Italiani nel mondo: dall'Italia si emigra ancora

Al 1° gennaio 2013 gli italiani residenti all'estero erano 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L'aumento, in valore assoluto, rispetto al 2012, è di 132.179 persone. A dimostrazione che dal nostro paese si emigra ancora.

Percorsi: Migrazioni
Parole chiave: Migrantes (87), italiani nel mondo (4)
Emigranti italiani ai primi del secolo

«La mobilità è una priorità per la Chiesa italiana», ha detto monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni (Cemi), aprendo stamani i lavori della presentazione del Rapporto Migrantes «Italiani nel Mondo». L'attenzione della Chiesa per i migranti si riferisce «non solo alla evangelizzazione e amministrazione dei sacramenti né si limita a sollevare dalle sofferenze e dai disagi con l'assistenza caritativa, ma comprende - ha aggiunto il presule - la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona». La Chiesa ha in questo momento «una priorità» che è allo stesso tempo una «preoccupazione pastorale: le nuove emigrazioni giovanili», ha spiegato monsignor Montenegro, sottolineando che «non basta la sola assistenza morale e spirituale. La Chiesa deve essere compagna di vita per ciascuno di loro e la parrocchia una casa».

 Monsignor Giancarlo Perego, direttore di Migrantes, ha evidenziato i focus dell'VIII Rapporto «Italiani nel Mondo»: «L'attenzione ai giovani e alla loro mobilità; la riflessione costante sulla cittadinanza e il diritto di voto; una maggiore cura dell'immagine dell'Italia e della mobilità italiana nei mass media italiani e internazionali; il mantenere viva l'attenzione per gli emigrati in difficoltà e le loro famiglie».

Al 1° gennaio 2013 gli italiani residenti all'estero erano 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L'aumento, in valore assoluto, rispetto al 2012, è di 132.179 persone. Dall'Italia dunque non solo si emigra ancora, ma si registra - sottolineano alla Migrantes - un aumento nelle partenze che impone nuovi interrogativi e nuovi impegni. Ed è questo l'impegno culturale che la Fondazione Migrantes si è imposta soprattutto alla luce dell'incremento numerico degli spostamenti che riguardano oggi migliaia di giovani, mediamente preparati o altamente qualificati, con qualifiche medio alte o privi di un titolo di studio. La maggioranza degli emigrati italiani vive in Europa (2.364.263), seguiti dall'America (1.738.831), Oceania (136.682), Africa (56.583) e Asia (44.797). Le comunità di cittadini italiani all'estero numericamente più incisive continuano ad essere quella argentina (691.481), tedesca (651.852), svizzera (558.545), francese (373.145) e brasiliana (316.699). Il 52,8% (quasi 2 milioni e 300mila) proviene dal Meridione, il 32% (circa 1 milione 390mila) dal Nord e il 15% dal Centro Italia (poco più di 662mila).

«Negli ultimi anni, caratterizzati da una grave crisi economica ed occupazionale, lasciano l'Italia per motivi di studio e di lavoro molti nostri concittadini, soprattutto giovani con alti livelli di istruzione e professionalità qualificata, diretti specialmente verso economie emergenti che offrono maggiori opportunità di lavoro». È quanto scrive il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, in un messaggio alla Fondazione Migrantes in occasione della presentazione oggi del Rapporto «Italiani nel mondo». «Deve naturalmente trattarsi - scrive - di una scelta e non di un obbligo ed è comunque auspicabile prevedere la possibilità di un pieno reinserimento in Italia che valorizzi tali esperienze a beneficio del nostro sistema produttivo e del mondo della ricerca». «La tragedia di Ragusa con 13 morti vittime di criminali scafisti - aggiunge - scuote le nostre coscienze e impone a noi tutti di porre in essere le misure necessarie per evitare il ripetersi di queste tragedie. Il drammatico crescere di fenomeni di fuga da paesi in guerra e da regimi oppressivi ci obbliga ad affrontare specificamente, con assai maggiore sensibilità, i problemi di una politica dell'asilo».

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