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La Cassazione: non esiste un diritto alle «nozze gay»

La Suprema Corte interviene rigettando il ricorso di una coppia gay che chiedeva di potersi sposare a Roma, mentre due Comuni toscani forzano la legge su questi temi.

Parole chiave: Coppie di fatto (36), Coppie gay (62), Unioni civili (21)
Unioni gay (Foto Sir)

Niente matrimonio e pubblicazioni di nozze per le coppie omosessuali, perché non è previsto dal nostro ordinamento e non è imposto dalle norme comunitarie. Così si è espressa la Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 2400, depositata il 9 febbraio 2015) respingendo il ricorso di una coppia gay che voleva sposarsi in Campidoglio e pubblicare le nozze. «La legittimità costituzionale e convenzionale della scelta del legislatore ordinario – scrivono i giudici –, in ordine alle forme ed ai modelli all’interno dei quali predisporre per le unioni tra persone dello stesso sesso uno statuto di diritti e doveri coerente con il rango costituzionale di tali relazioni, conduce ad escludere» che l’assenza di una legge per le nozze omosessuali produca la «violazione del canone antidiscriminatorio».

Per la Cassazione, quel che occorre – e su questo i supremi giudici, come già aveva fatto la Corte Costituzionale, sollecitano «la necessità di un tempestivo intervento del legislatore» – è dare «riconoscimento», in base all’articolo 2 della Costituzione che tutela i diritti umani dei singoli e della loro vita sociale e affettiva, a «un nucleo comune di diritti e doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni affettive di coppia» e affermare la «riconducibilità» di «tali relazioni nell’alveo delle formazioni sociali dirette allo sviluppo, in forma primaria, della personalità umana».

La sentenza arriva nei giorni in cui in Toscana due amministrazioni comunali hanno deciso di forzare la mano del legislatore assumendo provvedimenti alquanto discutibili. A Firenze la Giunta, guidata dal Sindaco Dario Nardella (Pd), ha varato un nuovo registro delle unioni civili dove a due persone dello stesso sesso che abbiano celebrato un matrimonio all’estero sarà possibile iscriversi senza il requisito temporale di un anno di coabitazione. Non solo. Queste coppie potranno richiedere che sia rilasciato loro su apposita modulistica un attestato di iscrizione al registro, nel quale si darà atto del matrimonio, e che varrà per l’attribuzione di benefici, opportunità amministrative e procedimentali in campo socio-sanitario, assistenziale, per inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura nel rispetto della normativa nazionale. Si tratta di una evidente forzatura che va nella direzione dell’equiparazione tra matrimonio eterosessuale e quello omosessuale, perché quella stessa coppia avrebbe potuto iscriversi anche nel vecchio registro, non come «sposi», ma come due persone «legate da vincoli affettivi».

Ancora più discutibile la decisione della giunta pisana, guidata dal sindaco Marco Filippeschi (Pd) che lunedì 9 febbraio ha trascritto un matrimonio celebrato all’estero fra due cittadini dello stesso sesso, Massimo Russo e Stephen Wynne Parkhurst, uno residente a Pisa e l’altro residente a Seattle negli Stati Uniti d’America. Atto chiaramente contro la legge italiana e sul quale è già intervenuto il Prefetto che ne ha chiesta la cancellazione entro 30 giorni. «Ho voluto dare il segno di un impegno della nostra comunità per un avanzamento dei diritti civili interpretando la legge vigente – ha spiegato Filippeschi –, consapevole che la trascrizione che hanno fatto i sindaci è stata posta in dubbio. Ho informato il Prefetto Visconti del mio atto e conosco i termini della circolare ministeriale trasmessa ai prefetti. Come hanno già fatto il sindaco di Roma Ignazio Marino e quello di Milano Giuliano Pisapia, insieme ad altri miei colleghi, ho voluto stimolare l’azione del governo e del parlamento».

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