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«Frutto» duraturo dell'Expo 2015

La cucina solidale apre le braccia ai poveri di Milano

Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas ambrosiana e vice commissario del padiglione della Santa Sede-Cei all’Expo: «Il Refettorio è l’eredità che la Chiesa di Milano vuole donare alla città dopo Expo». Dal 1° novembre, quindi all’indomani della chiusura di Expo, la gestione sarà affidata a due cuochi assunti da Caritas ambrosiana. La struttura sarà aperta da lunedì a venerdì, ogni sera dalle ore 18

Percorsi: Caritas - Expo 2015 - Povertà
Refettorio ambrosiano (Foto Sir)

Un saporito piatto di lasagne oppure un sostanzioso risotto giallo «alla milanese». Le patate al forno, una coscia di pollo arrosto, l’insalata di pomodori, una fetta di torta Margherita. Il Refettorio ambrosiano, la mensa per i poveri realizzata dalla diocesi di Milano nel quartiere Greco, alla periferia del capoluogo lombardo, decolla definitivamente. Annunciato alla vigilia dell’inaugurazione di Expo come impegno sul fronte caritativo, il progetto ora si sgancia dall’esposizione universale, che chiuderà i battenti tra 10 giorni, e prende la sua strada. «Il Refettorio è l’eredità che la Chiesa di Milano vuole donare alla città dopo Expo», ha affermato ieri Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas ambrosiana e vice commissario del padiglione della Santa Sede-Cei all’Expo. Il Refettorio resta dunque aperto, i fornelli in funzione, la tavola apparecchiata per chi ha fame.

L’esperienza del bisogno. Del resto Papa Francesco lo ha ripetuto varie volte: «Il cibo buttato è rubato ai poveri». Il Refettorio ambrosiano si pone così in continuità con il messaggio di Bergoglio e con la «vocazione» di Expo, del diritto al cibo, della sostenibilità ambientale, della solidarietà. L’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, dal canto suo ha confermato: «Questa iniziativa ci aiuta a equilibrare l’esperienza del bisogno, partendo dal bisogno più radicale, quello del cibo, che coinvolge ancora nel mondo 800 milioni di persone per lo più bambini». Dal 1° novembre, quindi all’indomani della chiusura di Expo, la gestione della cucina solidale sarà affidata a due cuochi assunti da Caritas ambrosiana. L’accoglienza degli ospiti sarà affidata a un educatore professionale e a circa 90 volontari in servizio in questi mesi. Il Refettorio sarà aperto da lunedì a venerdì, ogni sera dalle ore 18.

Menu di qualità. Così il Refettorio vince una scommessa plurima. Anzitutto quella della lotta allo spreco di cibo, perché in questi mesi fra i tavoli della struttura di Greco si sono serviti primi e secondi piatti, frutta e dolci preparati mediante il recupero delle eccedenze alimentari verificatesi tra i padiglioni. La Caritas di Milano segnala che da giugno a oggi sono state recuperate a Expo 15 tonnellate di cibo. «I prodotti - frutta e verdura, carne e pesce, latticini e formaggi - provenienti in gran parte dal Supermercato del Futuro gestito da Coop Italia, sono stati rimessi nel circuito della solidarietà». 5 tonnellate sono andate a mense e comunità distribuite in diocesi, le altre 10 hanno rifornito la dispensa del Refettorio. Qui si sono alternati ai fornelli chef di fama internazionale, chiamati da Massimo Bottura, ideatore con Davide Rampello del progetto. Ogni sera i maestri-cuochi hanno improvvisato menu con quanto disponibile, trasformando, come dicono con orgoglio al Refettorio, «le eccedenze in eccellenze».

Solidarietà, posti di lavoro. La seconda sfida vinta è quella, dunque, della solidarietà. Ciò che era destinato alla spazzatura è diventato un pasto caldo per chi non se lo può permettere: persone povere, «barboni», disoccupati, famiglie spiantate dalla crisi. Solidarietà anche nel senso che si sono trovate varie aziende che hanno preso a cuore questo servizio: si aggiunge alla lista il pastificio Zini di Cesano Boscone, che metterà a disposizione almeno per un anno pasta fresca surgelata per ogni tipo di ricetta e senza limitazioni di quantità, anche se si calcola che serviranno dalle 3 alle 5 tonnellate fra spaghetti, maccheroni, ravioli e altre specialità della ditta. La terza opportunità emersa è la creazione di lavoro. Per gestire il refettorio sono entrati in scena, dopo gli chef resi famosi dalla tv, cuochi giovani e preparati, che hanno affinato le proprie capacità alla scuola di personaggi come i milanesi Gualtiero Marchesi e Carlo Cracco, il parigino Alain Dugasse, il giapponese Narisawa Yoshihiro.

Il buono e il bello. C’è poi un quarto elemento. Il Refettorio è stato realizzato all’interno dell’ex teatro annesso alla parrocchia San Martino; si tratta di una struttura risalente agli anni ’30, in disuso da tempo. Uno spazio dalle pregevoli linee architettoniche che è stato ristrutturato in tempo record da esperti del Politecnico e trasformato in una grande sala da pranzo. E per unire il «bello» al «buono», gli ambienti sono stati impreziositi da opere d’arte e arredi creati per l’occasione da alcuni artisti e artigiani di fama. Non da ultimo: si può sostenere il Refettorio con una donazione sulla piattaforma di crowdfunding noprofit.upeurope.com.

Fonte: Sir
La cucina solidale apre le braccia ai poveri di Milano
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