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Legge 40, cade divieto eterologa. Scienza & Vita: avanza babele procreativa

«Con la sentenza della Corte costituzionale, che travalica la funzione politica del Parlamento su temi complessi che riguardano la società civile e i propri modelli di riferimento culturali, prosegue lo smantellamento progressivo a mezzo giudiziario della legge 40. Una normativa forse da rivedere dopo dieci anni, ma che ha avuto il merito di porre un quadro di riferimento scientifico ed etico in tema di procreazione assistita». È quanto dichiarano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell'associazione Scienza & Vita, commentando la decisione della Consulta che ha oggi dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40.

Parole chiave: Legge 40 (62)

«In tal modo - affermano Ricci Sindoni e Coviello - si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreatico che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere. Con la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa viene legittimata ogni pratica di riproduzione umana, con il solo pretesto che tutti, comunque, hanno diritto a veder garantiti i propri desideri. La cultura giuridica si rimette in tal senso al dominio della tecnoscienza, legittimandone lo strapotere».

«Questa sentenza - proseguono Ricci Sindoni e Coviello - apre, inoltre, lo scandalo del mercato dei gameti: nessuno garantisce che non avverrà - come già ora all'estero - con lo sfruttamento di chi si trova in difficoltà economiche». Quella di oggi, concludono, è «una sentenza nel solco di quella pronunciata ieri in materia di utero in affitto e che, anche in questo caso, rimette in questione i capisaldi della civiltà occidentale al cui interno l'esperienza della trasmissione della vita viene segnata dall'accoglimento del dono senza la pretesa di determinarlo in modo spersonalizzante. In questo modo invece non vi è riguardo per i diritti dei bambini, chiamati al mondo a tutti i costi in virtù di un non identificato ‘diritto alla genitorialità'».

«Con la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato gli articoli della legge 40 che impedivano la fecondazione eterologa si avalla la rivoluzione antropologica in atto e si introduce un principio fortemente lesivo del diritto dei figli, in particolare se si tratta di bambini o comunque di minori». Lo ha dichiarato questo pomeriggio al Sir il vice-presidente vicario del Movimento per la Vita italiano (Mpv), Pino Morandini, presente a Bruxelles con la delegazione italiana per l'audizione al Parlamento europeo sull'iniziativa dei cittadini «Uno di noi» in programma domani mattina. «Consentire la fecondazione eterologa è violare il diritto fondamentale del figlio a sapere di chi è figlio, quindi a conoscere la sua identità - ha proseguito Morandini -. Un grande pensatore disse che l'Europa ha il dovere di ‘dare ai bambini e ai figli il meglio di se stessa'. In questo contesto una pronuncia di questo tipo è fortemente lesiva non solo del diritto fondamentale dei figli alla loro identità ma esprime una disattenzione forte nei confronti delle fasce deboli della popolazione che sono i bambini».

«Faccio notare che al figlio non sarà consentito, con l'approvazione dell'eterologa, di conoscere l'identità dei propri genitori naturali, perché tutte le legislazioni che sinora l'hanno legalizzata hanno espresso dichiaratamente questo divieto - ha detto ancora il vice-presidente del Mpv -. Non solo, ma i figli nati da eterologa potranno magari un domani contrarre matrimonio e avere comunque rapporti con altri figli nati da eterologa e che magari sono figli dello stesso loro padre o della loro madre». «Quello che va detto oggi con grande convinzione - ha proseguito Morandini - è che dobbiamo dar corso, con tutte le armi legittime, ad una battaglia culturale senza precedenti, perché è in gioco il futuro della nostra civiltà», aggiungendo che «è chiaro che cassando questo passaggio si lascia via libera ad un Far West procreativo, irrobustendo il giro d'affari miliardario che spesse volte sta dietro alla fecondazione artificiale. Si rischierà di aumentare anche la pratica dell'utero in affitto - ha concluso - che ancora una volta vede lo sfruttamento ignominioso di tante donne, povere quanto meno materialmente, che saranno ulteriormente sfruttate. Il tutto sulla pelle dell'anello più debole della catena che sono i bambini».

Fonte: Sir
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