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Il discorso d'insediamento alle Camere

Mattarella: «Sarò un arbitro imparziale»

Trentacinque minuti di discorso, interrotti continuamente dagli applausi e conclusi dall’esortazione «Viva l’Italia, viva la Repubblica». Sergio Mattarella, dodicesimo presidente della Repubblica, eletto in quarta votazione sabato 31 gennaio, con un’amplissima maggioranza (665 su 995 votanti), al termine del suo discorso di insediamento ha raccolto un lungo applauso in piedi, dal Parlamento riunito, martedì 3 febbraio, in seduta comune.

Il discorso di insediamento di Sergio Mattarella

Solo la Lega e M5s non hanno applaudito. Discorso iniziato con il ringraziamento ai suoi predecessori Ciampi e Napolitano. In particolare a quest’ultimo «che in un momento difficile ha accettato l’onere di un secondo mandato». «Nel linguaggio corrente – ha detto il presidente – si è soliti tradurre il ruolo del capo dello Stato come quello di un arbitro: è un’immagine efficace». «L’arbitro deve essere e sarà imparziale», ha rimarcato e dopo un lungo applauso, ha aggiunto il suo personale appello alle forze politiche: «I giocatori lo aiutino, con la loro correttezza». «La garanzia più forte della nostra Costituzione – ha proseguito – consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno». Il Capo dello Stato ha poi spiegato che garantire la Costituzione significa: garantire il diritto allo studio, rendere effettivo il diritto al lavoro, promuovere la cultura della ricerca, amare i nostri tesori ambientali, ripudiare la guerra, garantire i diritti dei malati, concorrere alle spese della comunità nazionale, ottenre giustizia in tempi rapidi, fare in modo che le donne non abbiano paura della violenza e siano discriminate, rimuovere ogni barriera che limiti i diritti dei disabili, sostenere la famiglia, garantire pluralismo dell’informazione, ricordare la Resistenza, significa libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, significa affermare un forte senso della legalità.

Altro passaggio significativo è quello dove ha indicato nella lotta alla mafia e alla corruzione delle «priorità assolute». «La corruzione – ha detto – ha raggiunto un livello inaccettabile, divora risorse che potrebbero essere destinate ai citttadini, impedisce la corretta espressione delle regole del mercato, favorisce le consorterie e danneggia i meritevoli e i capaci». E a questo proposito ha citato le «parole severe» di papa Francesco contro i corrotti, «uomini di buone maniere ma di cattive abitudini». Quanto alla mafia essa «è un cancro pervasivo, distrugge speranze, calpesta diritti». Nella lotta alle mafie – ha ricordato cedendo per un attimo alla commozione – abbiamo avuto molti eroi, penso a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste competenti tenaci e una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere verso la comunità».

Altri passaggi particolarmente apprezzati sono stati quelli dove ha auspicato una conclusione positiva per «la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone», «con il loro definitivo ritorno in patria» e l’omaggio alla memoria di Stefano Gaj Taché, rimasto vittima a soli due anni nell’attentato alla sinagoga di Roma il 9 ottobre 1982.

Tra le priorità indicate al Parlamento «l’approvazione di una nuova legge elettorale» e «l’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali». «Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento nella sua sovranità», ha espresso «l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia».

Mattarella ha poi lanciato un appello a «ridare al paese la speranza». Per fare ciò, ha spiegato, occorre «ricostruire i legami che tengono insieme la società» e richiamare alla necessità di «questa azione le forze vive della nostra comunità in Italia e all’estero». Quanto alla lotta al terrorismo considerarla «nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore», perché  «l’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali. Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli stati nazionali».

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