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Meeting di Rimini, Mattarella: «Essere uniti e trovare momenti di convergenza»

«È necessario essere uniti e trovare momenti di convergenza. Un Paese che non sa trovare occasioni di unità, diventa più debole». È quanto ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al suo arrivo a Rimini per la cerimonia d’inaugurazione della XXXVII edizione del Meeting fra i popoli.

L'intervento al Meeting di Sergio Mattarella (Foto Sir)

L’evento introdotto dagli interventi del presidente della Fondazione Meeting, Emilia Guarnieri, e dal presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, si è concluso con il discorso del presidente Mattarella che ha anche risposto ad alcune domande poste da ragazzi presenti alla manifestazione. Il capo dello Stato – al suo arrivo al Meeting – aveva visitato la mostra «L’incontro con l’altro: genio della Repubblica 1946-2016», illustrata dai curatori Luciano Violante e Massimo Bernardini.

Per igrazioni serietà e responsabilità. «Nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti ma così rischia di avvenire se ci si illude di risolvere il problema con un ‘vietato l’ingresso’ e non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità». Questo il monito lanciato da Rimini dal presidente della Repubblica. «L’Europa – ha detto il capo dello Stato – è la dimensione necessaria per affrontare, con umanità ed efficacia, la politica dell’immigrazione e l’accoglienza dei profughi che fuggono dalle violenze e dalle guerre», e «ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parte di chi arriva».

Per Mattarella sono necessari «severità massima nei confronti di chi si approfitta di esseri umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito dei migranti. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra e la provoca». Senza Europa, avverte, «da solo, neppure il Paese più forte può farcela a garantire la sicurezza e lo sviluppo che i suoi cittadini chiedono». Di qui l’invito a non farsi «vincere dall’ansia». «Ci può soccorrere», permettendo di governare in sicurezza il fenomeno migrazioni, «soltanto il principio che ci si realizza con gli altri», ha spiegato il presidente. «Che vuol dire far crescere – sul serio e presto – possibilità di lavoro e di benessere nei Paesi in cui le persone hanno poco o nulla, perché, in concreto, il loro benessere coincide pienamente con il nostro benessere». «Con la nostra civiltà, e senza rinunciare ad essa, sconfiggeremo anche i terroristi».

Questa, per Mattarella, è «una sfida per gli Stati democratici. Ma anche per le religioni». Quanto al «dialogo tra le fedi», per il presidente della Repubblica, è oggi «una necessità storica, è una condizione per conquistare la pace». «Dialogo tra credenti di religioni diverse, dialogo sul destino dell’uomo tra credenti e non credenti: ecco un terreno – ha concluso – sul quale la cultura europea può dare, ancora una volta, un apporto straordinario».

Aver cura dell'unità del Paese. «L’unità del Paese non è una conquista acquisita una volta per tutte» e «dobbiamo tutti averne cura», ha ammonito il Presidente della Repubblica.  «Nessuno – ha aggiunto – può seriamente pensare di farcela da solo. Allargare le divisioni ci rende più deboli». Mattarella ha quindi ricordato che la Repubblica di cui si festeggiano i 70 anni «è nata da un referendum, e dunque da un confronto democratico. La divisione degli orientamenti, però, è stata tradotta in una straordinaria forza unitaria. Merito dei nostri padri e delle nostre madri. Merito delle forze politiche e delle classi dirigenti democratiche. Che hanno saputo comprendere, malgrado difficoltà molto grandi (che talvolta vengono oggi sottovalutate), ciò che li univa, al di là dei legittimi contrasti». E oggi, il monito del capo dello Stato, «gli inevitabili contrasti che animano la dialettica democratica non devono farci dimenticare che i momenti di unità sono decisivi nella vita di una nazione. E che talvolta sono anche doverosi. È un grande merito saperli riconoscere». La Repubblica «ha consentito rinnovamento e maturazione, ha permesso un ampliamento delle basi democratiche e il radicamento della democrazia nella cultura nazionale. È bene tenerlo presente, anche per il futuro». «Un Paese che non sa trovare occasioni di unità – la conclusione di Mattarella -, diventa più debole».

Giovani, costruite un futuro migliore. «Usate la vostra libertà per costruire un futuro migliore». È l’incoraggiamento rivolto oggi ai giovani da Sergio Mattarella, a conclusione del suo discorso. Nel suo intervento il presidente della Repubblica ha osservato: «Tante nuove diseguaglianze stanno emergendo. Spesso sono proprio i giovani a pagarne il prezzo più alto. Occorre ricominciare a costruire ponti e percorsi di coesione e sviluppo. Occorre rendersi conto che vi è un destino da condividere». Condivisione «dei diritti e dei doveri». «Essere e sentirsi italiani è un privilegio. Vorrei dirlo anzitutto ai giovani – ha proseguito il capo dello Stato -: dovete sentire la responsabilità, ma anche apprezzare la bellezza di quanto avete nelle vostre mani. Il talento non va nascosto sotto terra, ma investito con coraggio. L’Italia siete voi, è fatta dai giovani che come voi, in tante parti del Paese, stanno mettendo in gioco le loro qualità, le loro idee, le loro esperienze». «La scelta della Repubblica, con il suo patto di cittadinanza tra popolo e istituzioni – ha sottolineato Mattarella -, ci ha permesso di crescere in libertà, coesione, benessere, garantiti da un lunghissimo periodo di pace». Di qui l’invito conclusivo ai giovani: «Usate la vostra libertà per costruire un futuro migliore. Non restate a guardare. La casa comune, in realtà, è già la vostra».

Fonte: Sir
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