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Mons. Galantino: su burkini paura «strumentale. Dobbiamo imparare a vivere insieme

«Dobbiamo imparare a vivere insieme, e questo vuol dire anche conoscenza dei simboli di altre culture e loro accettazione quando non ledano le esigenze della sicurezza. La paura dell’abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale». Lo afferma monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in un’intervista al «Corriere della sera».

Nunzio Galantino (Foto Sir)

«Se posso permettermi – aggiunge il presule -: coglierei questa circostanza per alzare un po’ il tono del confronto che, in alcune circostanze, m’è parso un tantino mortificante nei toni e nelle parole». Pur comprendendo legittime «esigenze di cautela», mons. Galantino invita al «buonsenso». Ma «altrettanto buonsenso», avverte, va chiesto «alle comunità musulmane che sono tra noi quando rivendicano la libertà di seguire le proprie tradizioni: quella libertà non deve limitare la nostra sicurezza». Commentando la messa al bando del burkini da parte del sindaco di Cannes, il segretario della Cei osserva: «Il mondo dei simboli non si presta a ordinanze stagionali magari dettate da esigenze elettorali. Il modello francese ha le sue ragioni e le rispetto, ma nel caso specifico di sicuro non lo vedo facilmente esportabile in Italia». Ogni persona, e questo deve valere anche «per un cattolico che voglia portare una croce, o per un ebreo che indossi la kippà», chiosa, «ha diritto a mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento, se lo ritiene opportuno. Si vigili che non vi siano usi strumentali dei simboli religiosi, ma se ne garantisca la piena libertà, legata alla libertà di coscienza, alla libertà di opinione e alla libertà religiosa. La libertà da riconoscere ai simboli religiosi va considerata alla pari della libertà di esprimere i propri convincimenti e di seguirli nella vita pubblica».

«Stavolta per fortuna abbiamo avuto una buona reazione di condanna di quel gesto da parte di ambienti musulmani. Non ancora sufficiente, ma più forte rispetto a ogni precedente occasione». Così il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, commenta nell'intervista la «risposta» dei musulmani all’uccisione, lo scorso 26 luglio, di padre Hamel, e la presenza di molti di loro nelle chiese in segno di solidarietà. Ad una domanda sull’ipotesi di un’iniziativa per portare i cristiani nelle moschee, il presule risponde: «Speriamo — nel caso — di arrivarci preparati. Stavolta eravamo impreparati. Non condivido l’atteggiamento di chi ritiene del tutto trascurabile la necessità di rispettare la sensibilità e talvolta anche la difficoltà da parte di alcuni a capire subito il senso di certi gesti». Per mons. Galantino «quella solidarietà è stata un bene per tutti. Ma la sua espressione nel contesto delle celebrazioni domenicali, o subito prima o subito dopo di esse, ma all’interno della chiesa, qualche aspetto problematico lo presenta. Si possono trovare modalità meno invasive ma ugualmente forti e significative. Non è necessario che l’abbraccio avvenga in chiesa, o domani in moschea».

Sulla disputa legata alla costruzione di nuove moschee in Italia afferma: «Dovremmo essere severi nel controllo dell’uso delle moschee ma favorevoli alla loro costruzione. La moschea semiclandestina in uno scantinato è più pericolosa, immagino, di una che opera alla luce del sole e nel rispetto di norme per la sicurezza in tutti i sensi. Ma soprattutto il musulmano che si vede negato il diritto a pregare in un luogo dignitoso è più vicino alla radicalizzazione di uno che si vede accolto in quell’esigenza prioritaria».

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