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Ogni anno scompare una città come Ancona

La Chiesa italiana celebra domenica 7 febbraio la Giornata per la vita. Madre Teresa, che tra pochi mesi verrà proclamata santa, ci insegna come proteggere la vita con la Misericordia. Lei, che di povertà se ne intendeva più di ogni altro, non temeva di chiedere costantemente ai potenti della terra di rivolgere lo sguardo verso i bambini uccisi con l’aborto.

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In piazza San Pietro in una Giornata per la vita (Foto Sir)

La «Giornata per la vita», fissata nella prima domenica di febbraio di ogni anno, fu istituita nel 1978, immediatamente dopo l’approvazione della legge che ha legalizzato l’aborto, per dimostrare – così fu scritto – che «la Chiesa non si rassegna e non si rassegnerà mai».

Come si fa a rassegnarci di fronte alla strage ripetuta ogni anno di centinaia di migliaia di bambini concepiti ma non fatti nascere? I dati ufficiali dicono che ogni anno scompare una città grande come Ancona popolata soltanto di bambini non nati. Ma i dati ufficiali non raccontano tutta la realtà, perché, oltre agli aborti registrati negli ospedali, vi sono quelli chimici, privati ed incontrollabili. Esistono anche le selezioni e gli scarti di embrioni umani nei laboratori biotecnologici. La straordinaria gravità del dramma si coglie ricordando le parole rivolte ai ginecologi da Papa Francesco il 20 settembre 2013: «Il concepito minacciato di aborto ha il volto di Gesù, ha il volto del Signore».

Da pochi giorni abbiamo celebrato la giornata della memoria per ricordare le vittime dei campi di sterminio nazisti. Il nostro cuore si stringe giustamente ogni giorno quando ci informano sui naufragi dei nostri fratelli in fuga dalla violenza e dalla miseria tra i quali vi sono tanti bambini. Come facciamo a dimenticare invece i bimbi distrutti appena comparsi nell’esistenza? E le loro madri in gran parte vittime anch’esse dell’angoscia, della solitudine, dell’ignoranza, della «congiura contro la vita»?

La prossima «Giornata» del 7 febbraio è inserita nell’Anno della Misericordia. Non a caso il messaggio dei Vescovi si intitola «La misericordia fa fiorire la vita». Come conciliare lo sguardo sul dramma con l’apertura del cuore che non alza il dito del giudizio e vuole mitigare il dolore con l’amore? Milioni di donne hanno abortito e stanno accanto a noi, nelle nostre città ed anche nelle nostre chiese. Ci sono poi le responsabilità non minori di altrettanti uomini, nuclei familiari, consiglieri, amici. E poi ci sono i medici. In particolare alle donne che hanno abortito, sulle orme di San Giovanni Paolo II, si è rivolto Papa Francesco offrendo il perdono e l’amore di Dio che riscalda, rinnova, rasserena, fa gioire. Il popolo della vita ha bisogno anche di chi – Dio sa per quali condizionamenti – ha attraversato il buio dell’aborto.

La preghiera è misericordia. Essa non fa polemiche, non giudica, dice la verità nell’amore. Perciò nella «Giornata per la vita» pregheremo per le donne che hanno abortito, per le mamme in difficoltà, per i volontari che le aiutano a non sentirsi sole, per coloro che non riescono a guardare e vedere la meraviglia della vita umana, per tutti gli ultimi della terra, simbolicamente rappresentati dal bambino a cui è impedito di nascere, dichiarato da Madre Teresa di Calcutta «il più povero fra i poveri».

Sarebbe bello che nell’Anno della Misericordia la preghiera per la vita diventasse un segno caratteristico di ogni celebrazione liturgica. Madre Teresa, che verso la fine del Giubileo sarà proclamata Santa, ci insegna come proteggere la vita con la Misericordia. Lei, che di povertà se ne intendeva più di ogni altro, non temeva di chiedere costantemente ai potenti della terra di rivolgere lo sguardo verso i bambini uccisi con l’aborto. Lei, proclamata da San Giovanni Paolo II Presidente spirituale del Movimento per la vita, ci insegna che è misericordia rivolgere lo sguardo verso il concepito non voluto, scartato, gettato fuori della società, estromesso anche dalla mente. Guardarlo è già un primo passo di misericordia. Il samaritano del Vangelo sulla strada di Gerico non avrebbe salvato il viandante aggredito e ferito se prima non si fosse fermato a guardarlo e non l’avesse riconosciuto come un prossimo.

Tutti conosciamo madri coraggiose che hanno accolto i loro figli anche in mezzo alle più gravi difficoltà. Ma il coraggio non è irrazionale, si fonda sulla ragione e sulla verità. Dunque illuminare le coscienze sulla meraviglia della vita è un modo di salvare vite umane. Parlare del concepito è un atto di carità. Conosco figli salvati dal coraggio di madri risvegliato da messaggi uditi anche nella Giornata per la vita.

Ho scritto questi pensieri più estesamente in un libro che è in corso di stampa e che mi sembra giusto di indicare non per farmi pubblicità ma per continuare più approfonditamente il discorso qui appena iniziato. Uscirà tra breve, edito dalla If Press, con il titolo: «Vita nascente e misericordia».

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