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Lo studio prende in esame diciotto voci di spesa

Ottomila euro l’anno per mantenere un figlio. Ma lo Stato ne riconosce poco più di mille

Uno studio dell’osservatorio politico dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn) prende spunto dall’osservazione delle voci di spesa di una campione di coppie che hanno messo al mondo uno o più figli e con un reddito familiare di circa 50 mila euro l’anno. Le conclusioni: «lo Stato non riconosce a sufficienza il carico che si assume una coppia mettendo al mondo un figlio». Occorre «invertire la rotta» se non vogliamo essere condannati «al suicidio demografico».

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Ottomila euro l’anno per mantenere un figlio. Ma lo Stato ne riconosce poco più di mille

Quanto costa crescere un figlio? Poco più di 8.000 euro l’anno, secondo uno studio dell’osservatorio politico dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn). Lo studio prende spunto dall’osservazione delle voci di spesa di una campione di coppie che hanno messo al mondo uno o più figli e con un reddito familiare di circa 50 mila euro l’anno.

Prende in esame diciotto voci di spesa: dal cibo ai vestiti, dall’acqua al gas per il riscaldamento, dai trasporti agli impegni extrascolastici dei figli, fino alle spese di affitto o di manutenzione della casa che i genitori condividono con i loro pargoli. La somma delle varie voci di spesa, secondo lo studio Anfn, ammonterebbe a 8.181,547 euro all’anno a figlio, cui sono da aggiungere 2.693,33 annui per la crescita di bambini al di sotto dei tre anni di vita – baby sitter, carrozzine, pannolini, letti ed accessori , spese definite di «impianto della nuova creatura» - .

Le singole voci – Le famiglie spendono soprattutto per il cibo (poco meno di 4mila euro l’anno a testa), l’ affitto, la rata del mutuo o la manutenzione della casa di proprietà (2.500 euro l’anno pro-capite) i vestiti (1321 euro), le gite e il materiale scolastico (520 euro) l’ attività sportiva o ricreativa (475 euro) le spese di riscaldamento (444,63), di elettricità (247,84) o di acqua (102 euro a figlio).

La crescita negli ultimi dieci anni. «In dieci anni – commenta Alessandro Soprana, direttore dell’osservatorio politico di Anfn – la spesa per l’ elettricità, nonostante le liberalizzazioni è cresciuta dell’85%. Quella relativa alla proprietà della casa del 61,74% (passando dai 58,89 euro di spesa pro-capite dell’Ici versata nel 2003 ai 95,25 euro  pro-capite del 2012). La bolletta dell’acqua è lievitata, in dieci anni, del 40% (da 77,77 euro a figlio del 2003 a 102 euro del 2012), le spese scolastiche sono aumentate del 33 per cento (da 390 euro a figlio del 2003 a 520 del 2012). Unica voce in calo la spesa per il metano, scesa da 470,75 del 2003 ai 444,63 di oggi (-5,5%)».

Detrazioni e assegni familiari. Se le spese di crescita per ogni figlio superano le 8mila euro l’anno, le detrazioni di cui usufruiscono papà e mamma, entrambi lavoratori dipendenti  – uno con stipendio da 30mila e l’altra da 20mila – ammontano a  700 euro (717 se il bambino ha meno di tre anni) l’anno a figlio, con un incremento a 1242 l’anno a figlio se i figli a carico sono quattro o più di quattro. Gli assegni familiari varieranno, invece, al crescere del numero dei figli: per il primo figlio la coppia – se sposata - riceverà 376 euro l’anno, per il secondo ulteriori 312 euro l’anno, per il terzo 919 euro l’anno in più rispetto alle famiglie con due figli a carico, per il quarto 623 euro l’anno rispetto alle famiglie con tre figli.

Una curiosità: gli assegni familiari per le coppie conviventi e quelle separate è decisamente superiore, mediamente il doppio (vedi tabella allegata). Insomma, spiccioli. Sarà per questo che il numero delle famiglie al di sotto della soglia di povertà relativa cresce al crescere del numero dei figli: secondo l’Istat, nel  2011, erano scese al di sotto di quella soglia 15 famiglie su 100 tra quelle che avevano due figli e ben 27 su cento tra quelle che avevano tre figli. Dopo due anni, la situazione non è certo migliorata, anzi.

Le conclusioni. «Le conclusioni sono fin troppo ovvie – commenta Giuseppe Butturini, presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose – lo Stato non riconosce a sufficienza il carico che si assume una coppia mettendo al mondo un figlio. Eppure un figlio è un investimento per lo stesso Stato: senza il lavoro dei nostri figli, noi genitori non potremo mai permetterci una pensione».

Occorre dunque «invertire la rotta» se non vogliamo essere condannati «al suicidio demografico».

Fonte: Comunicato stampa
Ottomila euro l’anno per mantenere un figlio. Ma lo Stato ne riconosce poco più di mille
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