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Piano Poste: Zanotti (Fisc): così si penalizzano gli abbonati

Oggi il quotidiano «Avvenire» dedica un'intera pagina ad un'inchiesta sul nuovo piano aziendale delle Poste, che vorrebbero ufficializzare la consegna della corrispondenza a giorni alterni. Il presidente della Fisc e tre direttori, tra cui Andrea Fagioli per Toscana Oggi, spiegano come questo piano decreterebbe un colpo mortale alla stampa in abbonamento.

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Cassette della posta

«La diffusione dei giornali passa per almeno il 70-80% attraverso il canale di Poste Italiane. E questo grazie ai tanti nostri lettori che sottoscrivono l’abbonamento annuale. Abbonamento che dimostra un fortissimo legame tra lettori e giornale. I nostri giornali sono ancora attesi, ogni settimana. Quando non arrivano con puntualità, giungono nelle nostre redazioni tante telefonate per chiedere informazioni e per protestare». Lo dice in un’intervista ad «Avvenire» Francesco Zanotti, presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), in cui parla del piano strategico di Poste Italiane e dell’ipotesi di riorganizzazione contenuta nella «Consultazione pubblica sull’attuazione di un modello di recapito a giorni alterni degli invii postali rientranti nel servizio universale» indetta dall’Agcom.

Sulla qualità della consegna dei settimanali attraverso le Poste, evidenzia Zanotti, «sono tantissime le proteste che raccolgo in quanto presidente. Il giornale è un lavoro che per compiersi del tutto ha bisogno di una catena di attori, da chi lo pensa e lo edita fino a chi lo distribuisce e lo fa giungere in casa degli abbonati che poi lo leggono e lo sostengono. Se un anello nella catena si interrompe, tutti ne soffrono. Purtroppo il nostro lavoro è così. Ogni settimana è così. Giungere con puntualità nelle case degli abbonati e in edicola costituisce un fatto per noi essenziale».

«Il servizio delle Poste, abbiamo osservato nel documento consegnato nei giorni scorsi all’Agcom chiedendo l’audizione che ci è stata concessa per il 7 maggio, non può essere valutato per compartimenti stagni. Molti nostri abbonati sono anche titolari di depositi a risparmio e conti correnti con Poste italiane. Scontentarli dal lato della consegna del settimanale locale forse potrebbe avere qualche conseguenza anche su altri piani», dice Zanotti, che aggiunge: «Già oggi i nostri giornali vengono consegnati a singhiozzo, anche se per legge sono stati equiparati ai quotidiani: i settimanali con oltre 16 pagine devono essere consegnati il giorno dopo il ricevimento. Fu una nostra conquista di qualche anno fa, quando si fece la battaglia sulle tariffe postali. Una conquista non da poco. Se per legge i giornali verranno consegnati a singhiozzo, che succederà? Almeno oggi possiamo lamentarci della mancata consegna».

All’Agcom «esprimeremo la nostra più totale contrarietà alla consegna a giorni alterni. Avremo poco altro da aggiungere. E diremo la stessa cosa al Governo, il 12 maggio, quando sarà finalmente convocato il tavolo per l’editoria, dopo il rinvio della riunione del 28 aprile. Per certi versi, certamente per noi e anche per Avvenire, la consegna a giorni alterni è quasi peggio del taglio dei contributi all’editoria».

«Avvenire» ha anche monitorato quanto avviene a tre settimanali della Fisc, uno del Nord, uno del centro e uno al Sud. «Già oggi lamentiamo disservizi diffusi, con abbonati che non ricevono il nostro giornale per mesi: non oso pensare a cosa succederà se verrà attuato il piano strategico dell’ingegner Caio», afferma Alberto Margoni, direttore di «Verona Fedele», il settimanale della diocesi di Verona. «Meno puntualità significa meno abbonati: i lettori abbandonano la lettura di un giornale che ricevono in ritardo. Persino alle parrocchie il giornale viene recapitato quando la domenica è trascorsa; ovviamente non riescono più a commercializzarlo», prosegue Margoni. «Leggo che Poste Italiane confida in una progressiva digitalizzazione dei lettori. Sarà. Nel frattempo ci si ritira e si lasciano soli milioni di cittadini, impedendo loro d’informarsi - accusa -. Imponendo a noi la ricerca di nuovi vettori, probabilmente più costosi, o il ritorno alla distribuzione attraverso i volontari, inevitabilmente a macchia di leopardo. Ci dicono che per ovviare al problema dovremmo anticipare la chiusura, così da avere un giorno in più per la distribuzione: significherebbe offrire ai lettori di Verona Fedele un giornale ‘vecchio’, con notizie superate dai fatti. Tutto ciò per un servizio universale che paghiamo due volte. Come clienti di Poste Italiane e come cittadini di questo Stato che paga Poste Italiane in qualità di fornitore di quel servizio di recapito».

Il nostro direttore Andrea Fagioli spiega quanto avviene con Toscana Oggi. «Dalla fondazione, nel 1983, il settimanale è sempre stato chiuso in tipografia il giovedì mattina o al massimo il mercoledì sera. Da quando le Poste non consegnano più il sabato, è stato deciso di anticipare di un giorno la stampa». Per favorire i tempi di consegna alle Poste, «è stato anticipato l’intero processo di assemblaggio e cellophanatura delle 16 edizioni locali con il dorso regionale. Per cui, la parte regionale del settimanale viene ora chiusa in redazione a mezzogiorno del martedì e le edizioni locali entro il pomeriggio in modo da stampare tra la notte e la mattina successiva e far sì che tutto arrivi al Cmp, il Centro di meccanizzazione postale, entro le 13 del mercoledì e avere così due possibili giorni di consegna: il giovedì e il venerdì». Ebbene, «nemmeno questo sforzo, che incide non poco sui contenuti del giornale e sulla freschezza delle notizie, ha risolto i problemi di rapporto con il fornitore del servizio di recapito postale». Avendo abbonati nelle varie zone della Toscana, «succede che da molte parti, dove la consegna è già ridotta a un solo giorno la settimana, il giornale arrivi (se arriva) sette giorni dopo». Difficoltà nella consegna ai singoli abbonati avvengono però «anche nei territori cittadini, Firenze compresa». 

«La situazione della spedizione del settimanale in Calabria, particolarmente in provincia di Cosenza, non è delle più semplici. Sono ormai otto anni che Parola di Vita, il settimanale dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, lavora con Poste italiane e nonostante il rapporto fidelizzato il giornale non viene recapitato secondo l’accordo contrattuale j+1 (che assicura la consegna nel giorno successivo; ndr)». È la denuncia sempre su «Avvenire» di Enzo Gabrieli, direttore di Parola di Vita. «Questo - spiega - soprattutto nei paesi più periferici dove i sacerdoti ricevono il giornale che contiene anche avvisi per le comunità il lunedì successivo o il martedì. A volte, secondo le scelte aziendali o come ci viene riferito per carenza di personale, arrivano due o tre copie insieme. Abbiamo constatato però che se monitoriamo e segnaliamo la consegna ritardata (indicando i codici di avviamento postale delle zone interessate) per qualche settimana la distribuzione si regolarizza». In realtà, «competere con un’informazione ‘online’ immediata e a portata di cellulare, significa finire cestinati se si arriva all’abbonato con un’informazione ‘vecchia’. Eppure sono ancora tanti i lettori che dimostrano di volere un’informazione cartacea, se arriva nei tempi giusti: nella distribuzione ‘free’ delle parrocchie cittadine, infatti, il giornale va a ruba». 

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