Italia

Primarie: Bersani-Renzi, esperienza contro innovazione

Quasi due ore di confronto e posizioni diverse su alleanze, tasse, evasione, Equitalia, costi della politica, pensioni e conflitto di interessi. Giacca e cravatta rossa per Pier Luigi Bersani, look da anchorman per Matteo Renzi in camicia bianca e cravatta scura come è apparso in quasi tutte le iniziative a cui ha partecipato. Eloquio rassicurante da parte del segretario del Pd che ha puntato a trasmettere la sua esperienza a chi lo ascoltava, più aggressivo e innovativo quello del sindaco di Firenze. Conferma dell’utilità del confronto televisivo su Raiuno per chi dovrà votare domenica prossima nel ballottaggio per scegliere il candidato premier del centrosinistra.

Renzi parte dicendo che il suo primo provvedimento, se dovesse andare a Palazzo Chigi, sarebbe quello di stanziare «100 euro netti al mese a tutti coloro che guadagnano meno di 2000 euro mensili». Sull’evasione fiscale, fa una sorta di mea culpa: «Credo che un po’ di responsabilità ce le abbiamo anche noi del centrosinistra. In questi anni ce la siamo presa con i piccoli senza andare a prendere i grossi. Non siamo stati all’altezza». Il sindaco attacca: «E’ stato un errore aver messo le ganasce di Equitalia agli artigiani. Tu sei stato al governo 2547 giorni». Renzi rimprovera Bersani per le scelte dei governi di centrosinistra.

Il segretario replica: «Io non prometto 20 miliardi l’anno prossimo ma si deve iniziare subito a fare qualcosa». Bersani fa riferimento a una patrimoniale parlando di un «giro di solidarietà fiscale» per rimettere in moto i consumi. Poi aggiunge: «Prima di tutto diamo un pò di lavoro, cercando di far pagare alla finanza un pò di quel che ha provocato». Segue parlando dell’evasione. «Chi non paga non ruba allo Stato, ma a chi paga. Si paga molto perché non si paga tutti Bisogna attaccare a livello europeo e internazionale i paradisi fiscali». In polemica verso Renzi, arriva la conclusione su questa questione: «Sia chiaro, Equitalia non l’abbiamo inventata noi. Stiamo cercando di migliorarla e cambiarla».

Posizioni diverse pure sui costi della politica. Renzi conferma di voler abolire il finanziamento pubblico ai partiti e di essere favorevole al dimezzamento dell’attuale numero di parlamentari: «Tutte le spese dei partiti devono essere messe con fatture on line. Al Comune di Firenze c’è scritto come il sindaco spende i soldi».

Bersani rivendica quanto già fatto in Parlamento sul tema dei tagli alla politica: «Sono per una legge sui partiti che metta in chiaro tutto e sono per rafforzare le norme anti-corruzione. Sono favorevole a dimezzare, non ad abolire, il finanziamento pubblico ai partiti». Il segretario insiste: «Bisogna studiare un tetto ai cumuli dei vitalizi e delle pensioni. Non mi rassegno all’idea che solo i ricchi possano far politica». Il battibecco continua su questo punto. Bersani: «Dove hanno inventato la democrazia, da Clistene a Pericle, hanno preteso il finanziamento pubblico per fare la differenza con i tiranni».

Renzi rintuzza: “Ho grande rispetto per il segretario, ma passare da Pericle a Fiorito mi pare azzardato” (quest’ultimo è il consigliere Pdl del Lazio che è stato arrestato).

Sul problema del conflitto d’interessi, Renzi ricorda: «Non aver fatto una legge con il centrosinistra al governo è la dimostrazione più drammatica che abbiamo fallito. Dobbiamo dire che nei primi cento giorni di governo si fa». Ribatte Bersani: «Ci vuole una legge sulla incompatibilità e un antitrust nel settore delle comunicazioni. Non averlo fatto in passato è stato un limite».

Approcci diversi sulla problema posto dall’Ilva di Taranto. «Abbiamo qualcosa da farci perdonare. Si è lasciato fare alla famiglia Riva quello che ha fatto. Quando uno sottolinea le cose che non sono state fatte bene, non lo fa per essere il Giamburrasca di turno ma perché ci sia un cambiamento. Non abbiamo sempre fatto bene se gli italiani ci hanno dato il loro consenso solo a intermittenza e quando ce l’hanno dato abbiamo buttato giù il nostro premier», dice Renzi. Bersani non accetta questo approccio: «Nessuno è perfetto. Ma non mettiamo insieme tutti gli ultimi vent’anni e i nostri governi con quelli di destra. Noi rispetto alla politica industriale abbiamo fatto parecchie cose».

Sulle alleanze, Renzi non ci sta a passare per chi vuole spostare il baricentro del centrosinistra verso destra e ribadisce il no a un accordo con l’Udc: «Non dovremmo fare l’accordo con Casini: Vendola dice che vuole sentire profumo di sinistra, questo è profumo di inciucio. Bisogna catturare i voti dei delusi del centrodestra non mandare Casini in franchising a prenderci i voti dei moderati». «L’ultima volta che abbiamo voluto far tutto da soli ha vinto Berlusconi. Occorre rivolgersi in modo aperto alle formazioni di centro, moderate, europeiste, democratiche che rifiutano derive populiste, revival con la Lega. Con queste forze ci saranno alleanze? Non so, se c’é una disponibilità programmatica siamo disposti a verificarla. Ci conviene tenere la testa un pò aperta», spiega Bersani.

Renzi non è convinto: «Sei sicuro che riusciamo a tenere tutte le anime insieme? La nostra preoccupazione è finire come l’Unione del 2008». Il sindaco di Firenze ripropone poi la sua idea per il governo: «Dieci ministri, cinque donne e cinque uomini». Bersani propone venti fra ministri e vice, con un rinnovamento generazionale.

Alla domanda della moderatrice Monica Maggioni sulle prime tre cose da fare, Bersani propone la cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia, una legge sull’anticorruzione e «qualcosa sul lavoro e la piccola imprese». Renzi punta su lavoro e nuove tecnologie: «Ci sono troppe norme, ci vuole una legge con massimo di sessanta articoli e traducibile in inglese. Poi semplificare la burocrazia e un piano per l’innovazione e il digitale».

Sui diritti, i due duellanti sono d’accordo sulla necessità di riconoscere le unioni civili per le coppie omosessuali. Dice Renzi: «Nei primi cento giorni di governo serve la “civil partnership” inglese, uguali diritti per coppie dello stesso sesso. In passato abbiamo perduto un’occasione su omofobia e diritti civili». Bersani ribadisce: «Unioni civili secondo la legge tedesca, che Casini sia d’accordo o meno. E poi una legge contro l’omofobia».

Divergenze in politica estera. Bersani è intervenuto a proposito del voto all’Onu sulla richiesta della Palestina a diventare paese osservatore: «Dobbiamo votare sì, altrimenti avrà ragione Hamas. Se non si risolve il problema israelo-palestinese, se non riusciremo a trovare per questi due popoli qualcosa di positivo, non si risolve nulla nello scacchiere mediorientale. Qui ci sono due popoli, uno insicuro e uno umiliato, che non si parlano. L’Italia e l’Europa devono allora incoraggiare le forze moderate e puntare sull’evoluzione del processo democratico».

Renzi controbatte: «Non sono d’accordo sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto israelo-palestinese: il problema è l’Iran e se non raccogliamo il grido di dolore dei ragazzi di quel paese, se non risolviamo lì non risolviamo nemmeno la questione tra Israele e Palestina, e un’Europa degna di questo nome non deve lasciare solo gli Stati Uniti».

C’è qualcuno a cui vorreste chiedere scusa, è una delle domande della giornalista Maggioni che dirige il confronto. Bersani risponde: «E’ chiaro che viene in mente mia moglie e le figlie per tutto il tempo che ho rubato a loro. Poi chiedo scusa al mio bravissimo parroco per lo sciopero dei chierichetti, era giusto farlo ma lui ci soffrì». Renzi: «Il primo pensiero va a moglie e figli ma soprattutto a mio fratello, laureato 110 e lode in medicina, ma ha lasciato l’Italia perché ha detto che se faceva il medico a Firenze si dirà che sono il fratello del sindaco».

Il sindaco fa il suo appello finale: «Contro ogni pronostico siamo arrivati a un ballottaggio che è più di una finale. è la scelta tra due tipi di cambiamento: uno basato sulla sicurezza e uno sul coraggio, sul rischio. Ma oggi il vero rischio è non rischiare e se vi va di credere nel domani, andate a sceglierlo nelle primarie del centrosinistra». Bersani dedica il suo appello a una bimba, Lucrezia di 4 anni: «Ieri mi ha fermato e mi ha detto: per Natale voglio una bambola rossa e lo stipendio per mamma. Non riuscirò a risolvere tutto ma cercherò di guardare il mondo da quel punto di vista lì perché se lo si guarda da quel lato si fa un paese migliore. Il nuovo è governare mettendosi all’altezza degli occhi dei cittadini e della vita comune, questo è il nuovo. Verità, semplicità, solidarietà e equità. Facciamo uno sforzo comune e ne veniamo fuori».

Renzi durante il lungo confronto si è rivolto al suo rivale sempre chiamandolo «Bersani», mentre il segretario Pd ha chiamato il sindaco sempre «Matteo». Al termine del match durato quasi due ore, è Renzi a chiamare Bersani per nome per salutarlo. Tra i due si chiude con una forte stretta di mano e baci sulle guance.