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Pro-vita: convegno alla vigilia della marcia. Nasce l’associazione «Vita è»

“Sono nato come ginecologo della morte. Facevo nascere tanti bambini, ma molti altri li ammazzavo. Poi, un giorno, qualcosa è cambiato. E qualche mese fa ho consegnato a Papa Francesco i ferri chirurgici con i quali praticavo gli aborti”. Così Antonio Maria Oriente, medico dell’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici, è intervenuto stamattina all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma al convegno nazionale medico-giuridico sul tema “Dai una chance a ogni vita”, alla vigilia della Marcia per la vita che si svolgerà domani.

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Il ginecologo ha raccontato che la Corte suprema degli Stati uniti è chiamata, entro l’anno, a sentenziare sul caso della Hobby Lobby che non vuole assicurare medici obiettori, spiegando le difficoltà e il timore di isolamento, umano e professionale, che investe molti medici pro-life. L’esperto si è poi soffermato sui “dispositivi intrauterini”, evidenziando come la spirale impedisca l’annidamento dell’ovulo fecondato nell’utero, costituendo, di fatto, non un metodo contraccettivo ma una forma di aborto. Sulla “contraccezione di emergenza” si è soffermato Bruno Mozzanega, ginecologo della Clinica ostetrica e ginecologica di Padova: “Le leggi, da quella che istituisce i consultori alla 194, affermano di tutelare la vita dal suo inizio ma poi non lo fanno”.

Quanto alla pillola del giorno dopo, “ufficialmente risulta anti-ovulatoria, ma l’impedimento dell’ovulazione - spiega Mozzanega - avviene solo nel 14 per cento dei casi”. In realtà la pillola “altera l’endometrio” e svolge un’azione antinidatoria.

A proposito dell’utilizzo della contraccezione d’emergenza in caso di violenza sessuale è intervenuta Maria Luisa Di Pietro, medico bioeticista dell’Università Cattolica: “Nel caso della violenza non c’è atto d’amore, anche se fosse tra coniugi, e non vi è libera adesione, perché si tratta di un atto imposto”. Nell’ambito del dibattito bioetico, ha spiegato Di Pietro, “tanti termini sono stati modificati e confondono. Il levonorgestrel, il principio attivo della pillola, agisce sulla fase pre-ovulatoria, ma l’ovulazione potrebbe già esserci stata, per questo la pillola, col passare delle ore, perde di efficacia. Inoltre - ha aggiunto la bioeticista - se la gravidanza inizia con l’annidamento ma non con la fecondazione, allora tutto diventa contraccezione e niente è più aborto”. Anche in caso di violenza, dunque, “meglio astenersi sulla somministrazione della pillola. Se vedo muovere qualcosa dietro a un cespuglio e non so se è un bambino o un coniglio, è sempre meglio non sparare”.

 Piuttosto, ha auspicato Di Pietro, è bene “intervenire con pene severe per contrastare ogni forma di abuso sulla donna, non desistere mai dall’educare al rispetto dell’altro e alla bellezza della sessualità umana e, infine, accompagnare la donna nel dolore e nella sofferenza di un’esperienza disumana che l’ha offesa nel corpo e nell’anima”.

Nel corso della giornata sono state premiate Flora Gualdani, ostetrica toscana che cinquant’anni fa ad Arezzo ha fondato “Casa Betlemme”, una struttura dove, all’insegna di fede e di speranza, le donne vengono aiutate a combattere per la vita, e suor Cristina Acquistapace, affetta da sindrome di Down e in prima linea contro l’aborto. Contestualmente, è stata presentata l’associazione “Vita è”, aggregatore di realtà impegnate sul fronte culturale e giuridico nella difesa della vita e della famiglia. “Mai come in questo momento - spiegano i fondatori - c’è bisogno di tornare a dire, forte, chiaro, nel modo più unitario possibile, che la vita è bella, è un dono e va promossa e difesa in famiglia, a scuola, nelle aule dei Tribunali e dei Parlamenti, nelle accademie e negli ospedali”.

Fonte: Sir
Pro-vita: convegno alla vigilia della marcia. Nasce l’associazione «Vita è»
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