Italia

RIFUGIATI: CARD. VEGLIÒ, NO A POLITICHE RESTRITTIVE, GOVERNI TUTELINO DIRITTI

«L’ennesima tragedia nel Canale di Otranto deve farci riflettere su ciò che sta accadendo intorno a noi». «Molti governi hanno risposto all‘arrivo dei rifugiati e dei richiedenti asilo con politiche restrittive, abbassando gli standard umanitari allo scopo di rendere più difficile l’ingresso»: è il monito che il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, pronuncerà domani sera durante la veglia di preghiera “Morire di Speranza”, in memoria delle vittime (migranti e rifugiati) dei viaggi verso l‘Europa, che si terrà a Roma, nella Basilica di S. Maria in Trastevere (ore 18.30). La veglia è organizzata da Comunità di Sant‘Egidio, Associazione Centro Astalli, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, Caritas italiana, Acli. Nel suo intervento – anticipato oggi in occasione della Giornata mondiale del rifugiato – il card. Vegliò cita l’episodio che ha portato alla condanna dell’Italia, da parte del Consiglio d’Europa, per il mancato soccorso del gommone partito da Tripoli il 25 marzo 2011 con 72 persone, costretto a tornare in Libia con soli nove superstiti. «Nonostante l’evidente stato di emergenza umanitaria – ricorda -, la nave militare si allontanò».

«I diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo devono essere rispettati – sottolinea il card. Vegliò -. Se hanno il diritto di fuggire per salvarsi la vita, dovrebbe essere riconosciuto loro anche il diritto di accedere al Paese di arrivo. Inoltre, devono essere applicati e ulteriormente estesi gli altri diritti di protezione, così come il diritto di libera circolazione e il diritto al lavoro». Anziché «un’accoglienza organizzata nei campi o negli ostelli», osserva, servirebbe «un aiuto perché si costruiscano una vita indipendente e di lavoro». Il presidente del dicastero vaticano propone di «introdurre requisiti per ottenere i visti, anche sotto la responsabilità delle compagnie aeree e compilare una lista di Paesi ‘sicuri'”. Anche il provvedimento di rimpatrio «in realtà – afferma – blocca l‘ingresso nel Paese ai richiedenti asilo», per cui «i rifugiati sono costretti ad affidarsi ai contrabbandieri di persone». Inoltre, prosegue, «poco si fa per diminuire il numero dei richiedenti asilo e per ridurne la detenzione nonostante le norme vigenti sui diritti umani». Tutto ciò «appartiene a una politica di deterrenza» che «va di pari passo con una sempre maggiore chiusura da parte dell’opinione pubblica, con conseguenti ripercussioni negative sulle politiche in materia di rifugio». «I governi – conclude – hanno la responsabilità di proteggere coloro che fuggono dalla violenza, dalle persecuzioni e dalle discriminazioni». (Sir)