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Rivolta nel Cpa di Cona: mons. Perego, «i grandi centri sono ingestibili ed esplosivi»

Il direttore generale della Migrantes interviene sulla rivolta scoppiata nella notte nel centro di prima accoglienza di Cona (Ve), in seguito alla morte all’interno della struttura di un’ivoriana di 25 anni.

Percorsi: Immigrati - Profughi
Parole chiave: Migrantes (88)
Un hotspot (Foto Sir)

La rivolta che è scoppiata nella notte al centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dimostra come le realtà che accolgono grandi numeri di migranti rischiano di diventare «luoghi ingestibili e quindi esplosivi» e sono pertanto un campanello di allarme per un cambiamento di rotta verso «una accoglienza diffusa su tutto il territorio, con numeri ridotti, accompagnata e affidata a realtà qualificate e con il controllo delle comunità locali, cioè i comuni». Ripete un discorso più volte fatto monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, a poche ore dallo scoppio questa notte di una rivolta in un centro di accoglienza straordinaria nel veneziano, i

«È evidente – dice Perego – l’esasperazione da parte degli ospiti del centro che, come si sa, vivono in una condizione di abbandono molto grave che ha portato a un gesto sicuramente da condannare – la rivolta e la distruzione -, ma che certamente ha dei fondamenti non di poco conto a cui si è aggiunto, come elemento scatenante, il fatto che solo dopo 5 ore è arrivata l’ambulanza per una donna, che si trovava in una situazione di pericolo di vita . Si tratta quindi di una inadempienza grave». «Occorre ripetere come diciamo da diverso tempo che i Cas, i centri di accoglienza straordinaria – prosegue -, non vengano affidati a realtà senza esperienza e che ci sia un controllo sulla gestione. Ma soprattutto diciamo che questo ultimo fatto indica in maniera molto chiara l’urgenza che si passi dai grandi centri che possono diventare ingestibili ed esplosivi, come è avvenuto in queste ore nel centro veneziano, ad una accoglienza diffusa, con pochi numeri». È quanto Migrantes chiede da tempo e cioè un impegno a «essere responsabili nella accoglienza», che significa mettere in atto «una accoglienza diffusa che abbia al centro la tutela della dignità della persona. «Una esperienza – aggiunge il direttore della Fondazione Migrantes – che premia anche dal punto di vista della sicurezza del territorio e di un accompagnamento che non crei disagi gravi che sempre sono avvenuti nei grandi centri».

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