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Roma, le comunità islamiche ribadiscono il no ad ogni forma di violenza

Si è tenuta oggi pomeriggio a Roma, in piazza SS. Apostoli la manifestazione «Not in my name» nata dal coordinamento sostenuto dalla Coreis italiana (Comunità religione islamica) e da altre formazioni musulmane attive in Italia, per ribadire la loro distanza dagli attentati di Parigi per mano dei terroristi dell’Isis.

Percorsi: Francia - Islam - Terrorismo
Manifestanti islamici oggi in piazza SS. Apostoli a Roma

«Usare il nome di Dio per giustificare la guerra è una bestemmia, così come ha detto Papa Francesco. Condividiamo il pensiero del Pontefice così come abbiamo condiviso altri pensieri di questo saggio Papa che apprendiamo ogni giorno». Lo ha detto Guerfi Mohamed, rappresentante dell’Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose, durante la manifestazione «Not in my name», questo pomeriggio a Roma nella centrale piazza Santi Apostoli.

La mobilitazione è cominciata con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di tutti gli attentati, per ultimo quello avvenuto in Mali. «Non accettiamo che venga strumentalizzato il nome di Dio per ammazzare delle persone – ha aggiunto l’imam che opera a Verona -, in nome di Dio si vive, non si uccide». Alla domanda se dagli attentati ad oggi ha notato una maggiore avversione da parte dei cittadini non musulmani, ha risposto: «Da parte dei nostri concittadini italiani è normale che ci sia un po’ di paura nei nostri confronti, ma del resto la paura è presente anche fra i nostri concittadini musulmani. Ma è importante ribadire, anche attraverso questa mobilitazione, che noi musulmani siamo contro questi attentati».

«Il 90% dei morti dell’Isis sono musulmani, i terroristi non sono, quindi, solo contro i cristiani, ma sono un gruppo di criminali contro tutto il mondo, loro stessi per primi. Dobbiamo far fronte noi cittadini di buona volontà a livello nazionale e internazionale contro questi criminali che ammazzano in nome di Dio», ha detto ancora Guerfi Mohamed.

L’occasione del Giubileo. Per il deputato pd Khalid Chaouki, intervenuto alla manifestazione, «il Giubileo della Misericordia è una sfida al terrorismo in nome dell’islam e alla paura. Penso che questo – ha detto - sia anche un messaggio a Parigi e al terrorismo, che penso possa segnare anche una pagina nuova in questa fase molto difficile». «Oggi i musulmani sono in prima fila e siamo, noi rappresentanti politici, a sostenerli senza distinzioni di partito – ha aggiunto Chaouki rispondendo a chi gli chiedeva riguardo alle polemiche sorte sulla opportunità che alla manifestazione partecipassero anche parlamentari italiani -. Cerchiamo tutti insieme di accompagnare le comunità musulmane in questo momento difficile. Serve un’alleanza perché non si può vincere il terrorismo dell’Isis solo con le bombe ma anche con una battaglia culturale insieme ai nostri preziosi alleati che sono i musulmani che vivono in Occidente e credo che questa sia la sfida comune. A chi ha polemizza dico che oggi combattere il nostro nemico comune dell’Isis superando le divisioni interne» .

Dio è pace. «Siamo qui per dire tutti insieme ‘Not in my name’. Uno dei nomi più belli di Dio è la pace. Nel Corano è scritto che colui che uccide un uomo, uccide il mondo intero. A Parigi il mondo è stato ucciso». Cosi Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di S. Egidio, dal palco della manifestazione che si è svolta questo pomeriggio a Roma in piazza Santi Apostoli indetta dalle comunità musulmane in Italia a cui hanno partecipato esponenti politici e rappresentanti cristiani e ebraici. Durante la mobilitazione inoltre dal palco sono stati letti i messaggi del presidente della Repubblica, del presidente del Senato e della Camera. «Secoli di storia e di guerre – ha continuato Impagliazzo – ci hanno separato ma ora abbiamo il dovere di vivere insieme pacificamente. Essere dei veri musulmani e dei veri cristiani significa questo: lavorare insieme per la pace. Nessuna guerra è santa, solo la pace è santa».

«Per noi Dio è amore e non morte. I musulmani non si riconoscono nel terrorismo». Così ha detto il segretario della Grande Moschea di Roma, Abdellah, dal palco della manifestazione «Not in my name». «Queste persone – ha aggiunto – vogliono impadronirsi della nostra quotidianità. Di fronte al terrorismo globale, noi musulmani dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Dobbiamo partecipare attivamente alla vita della nostra città e sanare le ferite della nostra periferia. Diciamo no al terrorismo e alla ghettizzazione degli islamici».

Discriminazioni in aumento contro i musulmani. «Per primi abbiamo lanciato un appello alle comunità musulmani per scendere in piazza per dire no con fermezza a terrorismo e agli assassini delle religioni. Sono assassini che non guardano in faccia nessuno, ammazzano musulmani, ebrei, cristiani, tutti allo stesso modo e senza pietà», ha detto Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, a margine della mobilitazione avvenuta oggi pomeriggio a Roma in piazza Santi Apostoli. «Durante il convegno che il Comai (Comunità del mondo arabo in Italia) di oggi – ha continuato – abbiamo parlato delle segnalazioni di discriminazioni nei confronti dei musulmani, in particolare, abbiamo riscontrato un aumento del 6% dei licenziamenti dei musulmani e arabi negli ultimi mesi in Italia. Sta inoltre aumentando la psicosi fra i bambini arabi e musulmani perché ascoltano i ragionamenti dei loro genitori, si sentono sotto torchio e questa paura sta creando in loro una crisi di identità».

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