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Settimana sociale: Diotallevi, «La famiglia non è un affare privato»

“La famiglia non è un affare privato”. È questo l’“elemento politicamente scorretto” che le famiglie cattoliche, da Torino, vogliamo introdurre nel dibattito pubblico. Lo ha detto il sociologo Luca Diotallevi, tracciando le conclusioni della 47ª edizione della Settimana Sociale.

Una constatazione, questa, a cui corrisponde una tesi, mutuata dalla prolusione del cardinale Bagnasco: “L’architettura della famiglia è una parte essenziale, ineliminabile nell’architettura della civitas”. Questo comporta che “non ogni civitas è compatibile con un’architettura della famiglia”. Da qui, ha proseguito Diotallevi, nasce l’esigenza che “la famiglia venga pubblicamente riconosciuta”. “La famiglia non si presta assolutamente a qualunque rivendicazione di carattere identitario”, ha ammonito Diotallevi, parlando di una famiglia “non strumentalizzabile”, anche “quando capitasse di ritrovarsi a difendere da soli le ragioni e i diritti della famiglia”. Quanto ai cattolici, ha assicurato Diotallevi, da parte loro dimostrano “un grado zero di nostalgia”.

Se accettiamo la tesi che “la famiglia non è un affare privato”, dobbiamo rispondere a “provocazioni molto precise”, la prima delle quali è quella di “riscoprire l’irriducibilità specifica dell’apostolato dei laici”, ha detto ancora Luca Diotallevi, che a questo punto delle sue conclusioni ha ricevuto un grande applauso. “Non è in gioco una conseguenza o un’eventuale applicazione della fede, ma la nostra stessa vita familiare, il suo spessore”, ha ammonito il sociologo, secondo il quale la seconda conseguenza della tesi iniziale “ha sicuramente un profilo anche politico”. Su questo versante, “i nostri pastori devono e possono intervenire, ma la premessa è la responsabilità dei laici”, ha detto il relatore, giudicando - applaudito dalla platea - “impensabile” un atteggiamento che vada in senso contrario.

In politica i cattolici non tributano “nessun servile ossequio”, neanche a un presidente del Consiglio “pro tempore”, ha assicurato Luca Diotallevi, che riferendosi all’intervento di Enrico Letta alla Settimana Sociale ha sottolineato come ai cattolici spetta il compito di “controllare le dichiarazioni” che vengono fatte dai politici: “Ne abbiamo il dovere”, ha detto, aggiungendo che dal premier “non abbiamo sentito assunzioni di responsabilità”. “Da tanti decenni - ha ricordato Diotallevi - ci lasciano ancora privi di strumenti che ci consentano di decidere la sostanza della competizione politica. Vogliamo essere noi a decidere dei titolari del potere esecutivo”. “Il debito pubblico che soffoca le famiglie - ha aggiunto - non si è prodotto da solo”. “Qual è stata l’efficacia di quelle scelte?”, si è chiesto, salutato da un applauso.

“Bisogna saper convergere”. È l’appello rivolto dal sociologo Luca Diotallevi alla platea di Torino, a cui ha dato idealmente l’appuntamento nel 2017 per la prossima edizione. “Bisogna saper convergere, per la pesantezza delle sfide che abbiamo di fronte”, ha detto definendo quella che spetta ai cattolici “un’azione costante e coerente, impegnativa”. “Le sfide vanno affrontate senza nostalgia e con umiltà”, ha proposto, bisogna “associarsi e allearsi”. “Si tratterà di combattere”, la previsione del relatore, “evitando l’arroganza ma non il coraggio e la determinazione”. Ci vuole quell’“agonismo della libertà” auspicato da Luigi Sturzo: “Non possiamo spaventarci né tacere di fronte a chi vuole trasformare l’affermazione di un diritto in reato d’opinione”, ha osservato Diotallevi, precisando che “la difesa della dignità di ogni persona non deve conoscere eccezioni di nessun tipo”. Tra le battaglie che aspettano i cattolici, quella di “contribuire al riconoscimento di diritti e doveri del tutto speciali alla famiglia fondata sul matrimonio”.

Fonte: Sir
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