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Sotto la cupola di «Roma mafiosa»

L'operazione dei Ros, denominata «Mafia capitale» e che ha portato a 37 provvedimenti di custodia cautelare, fa intravedere un perverso intreccio tra criminalità organizzata, imprenditori disonesti e mondo politico. Sulla vicenda ecco il commento dell'Agenzia Sir.

Percorsi: Politica
Parole chiave: Roma (33)
Una delle intercettazioni dei Ros

«È la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano». Ha il sapore del racconto antropologico e dello spaccato sociologico questa descrizione di Roma dalla viva voce di Massimo Carminati, l'ex sovversivo dell'estrema destra ed ex amico dei banditi della banda della Magliana, indicato dagli inquirenti romani come il presunto capo della presunta associazione a delinquere chiamata «Mafia capitale».

Racconto antropologico e spaccato sociologico che mettono i brividi addosso e confermano i sospetti sulla commistione tra delinquenza organizzata e politica, laddove agli amministratori locali viene attribuito il ruolo di meri esecutori degli ordini (affaristici) impartiti dal capo.

La tristissima vicenda romana, finalmente venuta alla luce, ci spinge ad alcune considerazioni.

La prima: il mondo descritto da Carminati è spietato e fotografa esattamente quello che Papa Francesco denuncia da tempo. Ovvero che cresce l'esercito degli scarti sociali, quelli che non contano nulla, i «morti». A loro avrebbe dovuto pensare la politica, ma era troppo occupata a fare affari con la criminalità.

La seconda: questa mattina ciascun cittadino romano è legittimato a chiedersi dove si possa collocare in questo mondo. Fra i «vivi» o fra i «morti»? Una domanda orribile che ne trascina con sé altre. Prima fra tutte: cosa abbiamo fatto per essere risucchiati fra i «vivi» e non essere condannati al girone dei «morti»? La politica, diceva qualcuno, è salvarsi insieme. Di questa prospettiva, purtroppo, a Roma si vedono poche tracce.

La terza e ultima: questa mattina nessuno tira fuori dal cassetto un evergreen di questi ultimi vent'anni, la benemerita «questione morale». Ormai ridotta a uno slogan logoro, malmenata a più riprese dalla realtà, sembra destinata all'archivio polveroso del politicamente corretto. Di sicuro la «questione morale», con tutti i suoi cascami ideologici, è roba da antiquariato, ma la morale non risulta che sia stata depennata dal discorso pubblico. È necessario, però, che qualcuno torni a parlarne e magari riprenda a praticarla. Nella versione semplice dei cristiani e delle persone di buona volontà: fare il bene ed evitare il male.

Vi sembra banale? Sotto la cupola di Roma mafiosa è addirittura sovversivo.

Fonte: Sir
Sotto la cupola di «Roma mafiosa»
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