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In attesa dell’ok in Senato

Sprechi alimentari: la Camera approva la legge per promuovere le donazioni ai poveri

Dire stop agli sprechi alimentari, incentivare le donazioni delle eccedenze agli indigenti favorendone il recupero, la distribuzione e la valorizzazione per fini di solidarietà sociale. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo del provvedimento approvato ieri a Montecitorio, risultato di otto proposte di legge, che ora passa al Senato. I pareri di Marco Lucchini (Fondazione Banco alimentare), Francesco Marsico (Caritas), Roberto Moncalvo (Coldiretti).

Stop agli sprechi alimentari, presto una legge

Con 277 voti a favore, nessun voto contrario e 106 astensioni, la Camera dei deputati ha approvato ieri, 17 marzo, il testo unificato delle proposte di legge: «Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi». Diciotto articoli raggruppati in quattro capi per contrastare un fenomeno che, ricorda il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, nel nostro Paese vale più di 12 miliardi di euro all’anno. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Cessione gratuita degli alimenti. Partendo dalle buone pratiche già diffuse sul territorio nazionale, la norma si propone di semplificare le misure per la cessione gratuita degli alimenti dagli operatori del settore alimentare ai soggetti cessionari, enti privati che senza scopo di lucro operano per «finalità civiche e solidaristiche». Il provvedimento stabilisce modalità di cessione e requisiti di conservazione delle eccedenze che ne garantiscano la sicurezza igienico-sanitaria in linea con le norme europee, chiarendo che il termine di conservazione indicato non le rende inutilizzabili, a condizione che siano state conservate correttamente e il loro imballaggio sia integro. Consentita alle imprese agricole la cessione a titolo gratuito delle eccedenze di prodotti in campo o di allevamento. Estesa a tutti gli attori della filiera la composizione del Tavolo permanente di coordinamento per la distribuzione delle derrate agli indigenti, che già riunisce associazioni caritative, attori economici e istituzioni.

Campagne anti-sprechi e stanziamento fondi. Il testo unico prevede campagne informative di sensibilizzazione, il rifinanziamento con 2 milioni di euro per il 2016 del fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti e l’ istituzione di un fondo nazionale per progetti innovativi di ricerca e sviluppo finalizzati alla limitazione degli sprechi, all’impiego delle eccedenze e alla produzione di imballaggi riciclabili, con una dotazione di un milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018. Riconosciuta ai Comuni la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari e a titolo gratuito li cedono alle persone in condizioni dì bisogno.

L'ok del Banco alimentare. «Finalmente un impianto unico che non nasce dal nulla ma raccoglie e ‘riordina’ un percorso di norme nate in 20 anni – scandito dal decreto fiscale per le onlus del 1997, dalla legge del Buon samaritano (2003) e dal recepimento del pacchetto europeo ‘igiene e sicurezza’ del 2013 -, superando così il puzzle di tasselli che rendeva difficile l’applicazione di queste norme e creando finalmente una cornice precisa e omogenea». È il parere di Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione Banco alimentare che nel 2015 ha aiutato un milione e 500mila poveri. Nei giorni scorsi il Banco ha presentato con la Caritas un manuale per il recupero, la raccolta e la distribuzione del cibo. «Il maggior incentivo alla donazione», spiega, è l’abolizione dell’obbligatorietà della comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate, «in passato deterrente per le aziende. Il testo unico prevede infatti che essa venga fatta a posteriori, ma non è più obbligatoria se il valore commerciale non supera i 15mila euro. Rimane obbligatoria in caso di distruzione di cibo». Bene anche «il riconoscimento per legge» del Tavolo di coordinamento. «Nel 1997 – rammenta – avevamo recuperato non più di 3mila tonnellate di cibo, oggi arriviamo mediamente oltre le 30mila l’anno. Sono convinto che ora potremo avere risultati straordinari». Due i punti «problematici»: «Se avessimo potuto trasformare anche l’ortofrutta avendo l’esenzione Iva, avremmo potuto recuperare migliaia di tonnellate anche in quel settore». E ancora: la possibile riduzione della tariffa sui rifiuti «non sarà un percorso immediato perché le casse dei Comuni piangono e la tassa è attualmente calcolata sul metro quadro e non sul peso».

Caritas: bene anche le norme per la riduzione degli sprechi. «Una legge di sistema, che non si limita a regolare una sola fase, ma intende ridurre gli sprechi nella produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione, promuovendo una responsabilità diffusa e offrendo semplificazioni amministrative e agevolazioni ai soggetti coinvolti», afferma Francesco Marsico, responsabile nazionale di Caritas italiana. Positiva anche l’istituzione del fondo nazionale per progetti innovativi e l’ampliamento dei compiti del Tavolo di coordinamento. Per Marsico, «la povertà non si sconfigge ovviamente con un pasto o un pacco viveri; occorrono misure legislative adeguate, ma in un momento di difficoltà, una mensa o un centro di aiuto crea legami, ridà fiducia, è un salvagente da promuovere».

Coldiretti: «sulla scia della Carta di Milano». Di «passaggio che pone il nostro Paese all’avanguardia nella lotta allo spreco alimentare in coerenza con l’obiettivo fissato dall’Unione europea e dall’Onu anche sotto la spinta della Carta di Milano che prevede di dimezzarlo entro il 2030», parla il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo. Moncalvo esprime soddisfazione per l’inserimento di rappresentanti delle organizzazioni agricole nel Tavolo di coordinamento e si sofferma in particolare sulla possibilità, per queste imprese, di «cedere gratuitamente eventuali eccedenze di prodotti agricoli o di allevamento in campo o in azienda, che possono essere raccolte o prelevate direttamente dagli incaricati degli enti che svolgono attività solidaristiche. Una solidarietà molto diffusa nelle campagne ma che in passato è stata spesso ostacolata da adempimenti burocratici».

Fonte: Sir
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