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Terremoto, oggi è il giorno del lutto. 291 le vittime

Oggi è la giornata del lutto. Per tutte le 291 vittime finora accertate, quelle del versante laziale e quelle del versante marchigiano, quelle nate in quei luoghi così belli nel cuore d’Italia e quelle che non sono nate neanche nel nostro Paese. Del lutto, ma anche della preghiera.

Tendopoli delle Misericordie ad Amatrice (Foto Sir)

Oggi è la giornata del lutto. Eppure si continua a scavare: ad Amatrice da ieri sera sono stati recuperati altri 12 corpi. Un anziano ferito è morto in ospedale ad Ascoli, così che il numero totale delle vittime è salito a 291. Sono 230 nella sola Amatrice, 11 ad Accumoli, 50 ad Arquata del Tronto. E anche la terra continua a tremare: particolarmente forte la scossa delle 4 e 50 che ha toccato la magnitudo di 4.0 con epicentro tra Castelluccio di Norcia e Montegallo, non lontano da Arquata.

Esequie ad Ascoli. Ma oggi è la giornata del lutto. Per tutte le vittime, quelle del versante laziale e quelle del versante marchigiano, quelle nate in quei luoghi così belli nel cuore d’Italia e quelle che non sono nate neanche nel nostro Paese. Del lutto, ma anche della preghiera, che in questi casi compie il miracolo di accomunare gli animi al di là di ogni pur legittima diversità, come se nascesse dal profondo di quella misteriosa solidarietà che unisce gli uomini per il solo fatto di essere tali. Ad Ascoli Piceno i funerali di Stato sono stati celebrati dal vescovo, monsignor Giovanni D’Ercole, alla presenza di tutti i vertici istituzionali, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che prima di raggiungere la città marchigiana, dove ha visitato anche i feriti in ospedale, ha fatto sosta ad Amatrice e ad Accumoli. Incontrando gli operatori impegnati nei soccorsi, il capo dello Stato ha detto loro quel che ogni italiano vorrebbe poter dire: «Grazie per quello che fate».

Ad Amatrice il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, celebrerà la messa martedì 30 agosto alle 18. Un rito funebre in assenza delle salme perché molte famiglie hanno già voluto portare con sé i loro cari. Del resto in questi giorni si stanno svolgendo funerali anche in altre località.

Ieri pomeriggio, ad esempio, il vescovo di Albano ha celebrato a Pomezia le esequie di sei vittime del terremoto. Ma il senso di queste celebrazioni resta profondamente unitario, come ha spiegato ieri mons. Pompili a proposito del rito in programma ad Amatrice.

Verso la ricostruzione. Continua a pieno regime l’accoglienza degli sfollati, che sono circa 2.500, ma intanto si comincia a pensare alla ricostruzione. Ieri sera vertice a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e i governatori della Regioni colpite. «La ricostruzione dovrà essere dei centri abitati come erano, certo più sicuri, ma mantenendo intatta la tradizione e le radici», ha dichiarato al termine il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, cui è affidata una sorta di regia degli interventi. E ha aggiunto: «Il primo segnale è che le scuole possano riaprire e l’attività scolastica possa riprendere il più presto possibile, è il primo segnale alle comunità locali che i loro figli posso continuare a studiare nel loro territorio».

Le responsabilità nei crolli. L’altro fronte aperto è quello delle indagini della magistratura. Diciamolo: se è vero che ogni persona morta è «troppo», è anche vero che il numero delle vittime di questo terremoto è palesemente sproporzionato rispetto all’entità demografica dei centri colpiti, anche mettendo nel conto tutte le presenze aggiuntive del periodo estivo. «No, quanto è accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità»: a dirlo è il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva, che da subito è stato presente nelle aree colpite di sua competenza, sia per portare la sua personale solidarietà, sia per avviare immediatamente il percorso delle indagini. L’inchiesta muove dalle ipotesi di reato di omicidio colposo e di disastro colposo. Vi lavora un pool di quattro magistrati. Saieva racconta quel che ha visto con i propri occhi ad Amatrice: «All’ingresso del paese c’era una villa schiacciata sotto un’enorme tettoia di cemento armato. Poco lontano c’era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento». Ci sono poi tanti interrogativi aperti, in primo luogo il crollo di edifici pubblici anche recentemente ristrutturati, come la scuola. Adesso la polizia giudiziaria sta acquisendo la documentazione (progetti, licenze, collaudi ecc.) e non è facile recuperarla data la situazione sul campo. Comunque non è il momento dei giri di parole: «Se emergeranno responsabilità e omissioni, saranno perseguite – dice il procuratore di Rieti – e chi ha sbagliato, pagherà». Sull’altro versante, anche la procura di Ascoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato, per consentire tutti gli accertamenti legali necessari, affidati ai carabinieri del comando provinciale.

Fonte: Sir
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