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Tragedia a Livorno: quattro bambini muoiono nell'incendio della loro capanna

Sono tre maschi e una femminuccia i bimbi morti nell'incendio di una baracca a Livorno, nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 agosto. Due dei quattro bambini erano sordomuti: Eva, 10 anni, e Nengi, 4. I due erano fratello e sorella. Nel rogo è morto anche un terzo fratello, Danchiu, 8 anni e un quarto bambino, Lenuca di 6 anni. Bandiera a mezz'asta, lutto cittadino nel giorno dei funerali delle piccole vittime e sospensione della festa 'Effetto Venezia', queste le immediate decisioni della giunta comunale livornese. In corso le indagini per chiarire le cause dell'incendio.

Parole chiave: nomadi (46), emarginazione (24), povertà (68)

Due dei quattro bambini erano sordomuti: Eva, 10 anni, e Nengi, 4. I due erano fratello e sorella. Nel rogo è morto anche un terzo fratello, Danchiu, 8 anni e un quarto bambino, Lenuca di 6 anni. E' quanto ha riferito ai giornalisti dallo zio dei piccoli, marito di una quarta sorella, Maria, 15 anni, che vive in un campo rom a Pisa. I genitori dei tre bambini si chiamano Nengi Clobotar, il padre, e Uca Calderar, la madre. I genitori di alcuni dei bambini morti sono stati ascoltati in Questura dagli inquirenti per ricostruire le dinamiche dell'accaduto. Oltre a loro, nomadi che vivono di espedienti e lavando i vetri per le strade, sono state ascoltate anche altre 12 persone di nazionalità romena. Si tratta, hanno spiegato gli inquirenti, della comunità più vicina alle vittime e ai loro familiari. Tra questi c'è anche una bambina, verosimilmente anche lei tra gli abitanti della baracca andata a fuoco. La zona in cui si è verificato l'incendio confina con alcuni orti e le persone che vi lavorano hanno infatti raccontato di avere notato spesso la presenza di cinque bambini.

L'incendio, riferiscono i vigili del fuoco, si è verificato verso l'una di notte e quando i pompieri sono arrivati hanno trovato la baracca, sotto un cavalcavia, alla periferia di Livorno, completamente in fiamme. Al comando dei Vigili del fuoco è arrivata una chiamata per un incendio di sterpaglie, ma quando i pompieri sono arrivati sul posto indicato, hanno trovato una baracca di legno e lamiere completamente avvolta dalle fiamme. Le persone della zona hanno subito fatto presente che si trattava di una capanna frequentata da rom. Spento l'incendio, i Vigili del fuoco hanno trovato i corpi semicarbonizzati dei quattro bambini.

Avevano scelto quella sistemazione sotto un cavalcavia lungo Pian di Rota, alla periferia industriale, vicino alla raffineria in località Stagno, perché nel campo rom di Pisa non c'era più posto. E' quanto ha raccontato ai giornalisti lo zio di tre dei quattro bambini morti nell'incendio scoppiato in una capanna. L'uomo vive con la moglie, Maria, sorella dei tre piccoli, in un campo rom a Pisa. "Anche la famiglia di mia moglie aveva cercato di venire ad abitare con noi - ha spiegato l'uomo - ma nel campo non c'erano più posti disponibili. Così, un paio di mesi fa, hanno dovuto cercare un'altra sistemazione. L'avevano trovata qui, sotto questo cavalcavia". Poi, parlando della tragedia: "Lo abbiamo saputo dalla radio - continua l'uomo - siamo corsi subito qui, ma ormai era troppo tardi". La moglie, Maria è al suo fianco, davanti alla questura di Livorno. E' in lacrime, non riesce a smettere nemmeno quando il marito cerca di consolarla. Vestita con un gonnellone e una canottiera, capelli raccolti, ha lo sguardo perso nel vuoto.
"Provo profondo dolore per la morte dei quattro bambini nel rogo della capanna. E' atroce che dei bimbi perdano la vita a causa delle condizioni di disagio in cui vivono". Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, prima di partecipare alla giunta straordinaria del Comune di Livorno.

Le indagini
Le indagini sono in corso e finora non viene esclusa nessuna ipotesi per l'incendio. "Stiamo lavorando su due ipotesi: l'aggressione e l'incidente. Alcuni romeni ci hanno detto che sconosciuti avrebbero gettato bottiglie incendiarie contro le baracche, ma su questa versione dei fatti abbiamo riscontrato molte contraddizioni che stiamo ancora valutando". Lo ha detto ai giornalisti il pm Antonio Giaconi, che indaga sull'incendio. "Al momento - ha aggiunto il magistrato - non sono stati presi provvedimenti giudiziari a carico di nessuno; continueremo gli interrogatori delle persone informate sui fatti ancora per molte ore per cercare di ricostruire la dinamica dell'episodio. Stasera saremo comunque in grado di formulare con più precisione un'ipotesi di reato. Per ora abbiamo accertato che le persone che gravitavano su questo campo oscillavano tra le 14 e 18. Per quanto riguarda l'ipotesi dell'incidente stiamo valutando due diversi scenari: il primo relativo alla pessima gestione delle fiamme che hanno devastato le baracche e il secondo che riguarda una gravissima negligenza nella mancata vigilanza sui bambini". Infine, Giaconi ha spiegato che il comportamento dei genitori (la bambina più grande avrebbe tentato di proteggere i fratellini più piccoli distendendosi sui loro corpi) "é al momento, da parte nostra, oggetto di attenta valutazione, perché è un elemento del fatto che per noi assume un rilevante significato". "L'ultimo aspetto - ha concluso il pm - importante ai fini di indagine, ma sul quale preferisco non fornire dettagli, è che abbiamo individuato con certezza il punto dal quale si sono sviluppate le fiamme". Al momento, spiega il comandante dei vigili del fuoco della città Alessandro Carraresi, "non sono stati trovati oggetti particolari atti a servire come innesco" e "il rogo potrebbe essere fortuito". I vigili del fuoco sono stati chiamati intorno a mezzanotte da alcuni automobilisti che avevano visto le alte fiamme. Sul posto sono intervenuti due mezzi, di cui un'autobotte. L'incendio è stato spento in poco tempo e "solo dopo - afferma Carraresi - gli uomini si sono accorti dei corpi".

"Abbiamo la certezza che le due persone notate da testimoni allontanarsi dal luogo dell'incendio sono i genitori di alcuni dei bambini morti tra le fiamme". Lo ha detto il pm Antonio Giaconi che ha aggiunto che restano da accertare le ragioni del loro allontanamento. Il pm ha spiegato che il fuoco "é divampato nell'accampamento improvvisato, composto da sei-sette baracche tutte distrutte dal fuoco" ed ha precisato che la quinta bambina, appartenente alla stessa comunità, è in questura. Lunedì si svolgeranno le autopsie sulle quattro salme, un esame fondamentale per capirne di più sulla dinamica dell'accaduto".

Lutto cittadino a Livorno
Bandiera a mezz'asta, lutto cittadino nel giorno dei funerali delle piccole vittime e sospensione della festa 'Effetto Venezia', la tradizionale kermesse del quartiere storico de La Venezia in corso dal 3 agosto, fermando ogni iniziativa ludica, di musica e di spettacolo organizzata dal Comune. Queste le misure decise durante la seduta di giunta straordinaria convocata nella mattinata a Livorno dopo la morte dei quattro bambini romeni nel rogo della loro baracca. La giunta si è riunita alle 12 alla presenza del presidente della Regione Toscana Claudio Martini. "Comprendiamo le difficoltà di tutti, artisti, commercianti, cittadini, turisti - ha dichiarato Cosimi - ma questa sera Livorno non può proprio festeggiare alcunché. Questa è una vicenda gravissima che riguarda tutta la città, nessuno escluso, e ripropone a tutte le istituzioni il problema di rivedere un'organica politica concordata per affrontare i cambiamenti sociali e culturali in corso nella nostra comunità e nel nostro territorio". La giunta livornese ha deciso inoltre di proclamare una giornata di lutto cittadino nel giorno in cui saranno celebrati i funerali dei quattro bambini, ma già da oggi, fuori del palazzo municipale, è stata posta a mezz'asta la bandiera di Livorno, come immediato segno di partecipazione della città.

Una vicina: "Insegnavo loro l'italiano"

"Ogni tanto venivano da me, volevano imparare l'italiano. Io scrivevo le parole su un foglio e loro le copiavano. A volte mi davano anche una mano nell'orto". Lo racconta una signora, ricordando i quattro bambini morti a Livorno nel rogo di una capanna. Lei ha infatti un piccolo orticello vicino al luogo in cui è avvenuto l'incendio. "Con mio marito - spiega - cercavamo di accontentarli. Allora io scrivevo su un foglio parole come nonno, nonna, babbo, mamma, e loro le copiavano sotto. A volte mi davano anche una mano quando vedevano che stavo raccogliendo i pomodori". "Quando ho scoperto che sotto il cavalcavia erano state costruite quelle baracche - ha raccontato un' altra persona che abita nelle vicinanze - ho chiamato i vigili urbani. Mi hanno detto che si trattava di una sistemazione provvisoria e di chiamare la polizia se ci fossero stati problemi. Ieri ho incontrato uno di quei rom e gli ho chiesto come facessero a star lì con la pioggia che è caduta nei giorni scorsi. E lui mi ha risposto che si erano riparati grazie a dei teloni di nylon. Mah, mi sembrava un po' pochino, il nylon".

VOLONTARI DON ORIONE: SONO VITTIME DELL'INDIFFERENZA
"La tragica morte di quattro bambini rom, quattro piccoli angeli, ci testimonia ancora una volta che il pericolo più grande è l'indifferenza da parte della nostra società nei confronti di bambini costretti a vivere in condizioni inumane e non in sicurezza". E' il commento dei Volontari di Don Orione in merito alla morte di quattro bambini nell'incendio scoppiato in una baracca in provincia di Livorno, nella frazione di Stagno. "Il problema rom - aggiungono - è ormai un problema nazionale, che deve essere affrontato abbinando all'irrinunciabile legalità anche quel senso di umanità e di accoglienza che ha sempre caratterizzato il popolo italiano". "Non possiamo più permettere - concludono i Volontari di Don Orione - che siano i più piccoli a pagare il conto più alto". (ANSA).

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