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Tragedia nel Canale di Sicilia: Migrantes chiede «azione navale europea e internazionale»

La Fondazione Migrantes chiede una svolta nelle operazioni di pattugliamento e soccorso dei barconi di profughi che tentano di raggiungere le nostre coste.

Percorsi: Immigrati - Mare
Parole chiave: Sbarchi (250), Migrantes (87)
Soccorso di migranti

«Necessità di un’azione navale europea e internazionale nel Mediterraneo», «alimentare un piano sociale europeo che vada a rafforzare con risorse non solo l’accoglienza di chi chiede una protezione internazionale nelle sue diverse forme, ma valutando anche forme nuove di riconoscimento in tempi brevi, che permettano una circolazione e una tutela dei richiedenti asilo in tutti e 28 i Paesi europei» e «ripartire da un’azione internazionale congiunta che abbia l’obiettivo della pace e della sicurezza nel Nord Africa, nel Medio Oriente e nel Corno d’Africa, così che le persone, grazie anche a un efficace programma di cooperazione internazionale, possano ricostruire il proprio Paese e avere il diritto di rimanere nel proprio Paese». È quanto chiede la Fondazione Migrantes dopo l’ennesimo naufragio verificatosi ieri nel Mediterraneo. Ai 950 morti dall’inizio dell’anno a oggi si sono aggiunti, secondo le tragiche notizie di queste ore, altre 700 vittime che hanno perso la vita nel loro viaggio della speranza, «in fuga da guerra e disperazione», spiega monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes, che chiede il coinvolgimento dell’Europa, delle potenze economiche del mondo e delle organizzazioni internazionali.

«L’Italia, con la sua storia straordinaria di solidarietà già dimostrata, nonostante la crisi che segna anche i giovani e le famiglie italiane – afferma mons. Perego - non può rinunciare a condividere risorse per la tutela di un diritto e dovere fondamentale verso chi oggi, disperato, si mette in viaggio. Non si può sacrificare alla ragion di Stato o a ragioni politiche o elettorali il dovere della solidarietà, lasciando alla discrezionalità di organismi e istituzioni l’esercizio di tale dovere. Come comunità cristiana non si può indebolire il dovere dell’ospitalità di chi ci mostra in maniera rinnovata il volto sofferente di Cristo, ‘la carne sofferente di Cristo’, come ci ha ricordato più volte Papa Francesco, valutando con coerenza e coscienza di rafforzare una rete ecclesiale, sociale e familiare di accoglienza, segno anche di una sussidiarietà, fondamentale valore sociale».

«Mi dispiace che in un momento che dovrebbe essere una gioia apprendo questa notizia». È quanto affermato ieri dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Fondazione Migrantes, pochi minuti prima della presa di possesso del titolo della chiesa romana dei santi Andrea e Gregorio al Monte Celio, assegnatagli da Papa Francesco lo scorso 14 febbraio. Commentando la nuova tragedia dei migranti al settimanale della sua diocesi «L'Amico del Popolo», il cardinale ha ribadito la necessità di «prendere atto delle pieghe che la storia sta prendendo. Se vogliamo che le cose non peggiorino, è necessario che chi sta nella stanza delle decisioni cominci a prendere delle decisioni diverse. Non possiamo meravigliarci che continuino i morti né possiamo rassegnarci davanti alla morte di ogni uomo che grida giustizia». 

Fonte: Sir
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