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Dal n. 24 del 18 giugno 2005

Una «carovana» dal Brasile per ricordare padre Ramin

Sono passati ormai quasi venti anni dalla morte di padre Ezechiele Ramin, giovane comboniano, trentaduenne, caduto crivellato di colpi il 24 luglio 1985 in una fazenda brasiliana, nello Stato del Mato Grosso. Ma la memoria è ancora viva. Perché una figura così intensa come quella di Ezechiele - un martire della carità lo definì il Papa Giovanni Paolo II - non solo non può essere dimenticata facilmente, ma essa ha molto da insegnarci, in tempi come questi. E l'iniziativa della marcia attraverso l'Italia dei bambini brasiliani, proprio nel nome di padre Ezechiele Ramin ci aiuta a far tesoro della lezione, pagata col sangue, di questo giovanissimo missionario.
DO MAURO BARSI

di Mauro Barsi
Presidente del Progetto Agata Smeralda
Sono passati ormai quasi venti anni dalla morte di padre Ezechiele Ramin (nella foto), giovane comboniano, trentaduenne, caduto crivellato di colpi il 24 luglio 1985 in una fazenda brasiliana, nello Stato del Mato Grosso. Ma la memoria è ancora viva. Perché una figura così intensa come quella di Ezechiele - un martire della carità lo definì il Papa Giovanni Paolo II - non solo non può essere dimenticata facilmente, ma essa ha molto da insegnarci, in tempi come questi. E l'iniziativa della marcia attraverso l'Italia dei bambini brasiliani, proprio nel nome di padre Ezechiele Ramin ci aiuta a far tesoro della lezione, pagata col sangue, di questo giovanissimo missionario.

Io padre Ramin - ma tutti lo chiamavamo Lele - lo conoscevo molto bene. Fu collaboratore insieme a me al Centro Missionario Diocesano di Firenze, appena costituito. E lavoravamo insieme, in particolare per l'animazione missionaria nella Diocesi fiorentina: più volte la settimana mi recavo con Lele nelle tante parrocchie di Firenze, per incontrare giovani e adulti. Ricordo che la sua testimonianza, di un ragazzo intelligente, sensibilissimo, appassionato, riusciva ad incidere moltissimo su tutti. Lo aiutava la sua buona preparazione culturale e soprattutto il suo grande amore verso i poveri.

Personalmente sono convinto che padre Ezechiele Ramin avesse capito in profondità le parole di Gesù, che promette il centuplo a chi lascia tutto per seguirlo. Lele lo aveva fatto davvero: aveva lasciato i suoi cari, aveva interrotto gli studi, e aveva lasciato anche la sua ragazza. Lo aveva fatto, non senza sofferenza, per seguire qualcosa di più grande. E aveva scelto anche un metodo preciso: quello dell'amore e del rifiuto della violenza. In Italia erano i tempi delle contrapposizioni dure, del Sessantotto, ma Lele ne aveva preso le distanze: e spesso parlava, in proposito, della «scelta dell'amore come fatto discriminante della nostra azione. Siamo convinti che solamente chi ama riesce ad essere libero e che non c'è autentico amore che non sia a sua volta liberante e liberatore».

Lele non ha potuto collaborare con il Progetto Agata Smeralda: la mano degli assassini ha fermato troppo presto la sua umana avventura. Ma davvero sentiamo anche lui come una delle principali radici di Agata Smeralda: la sua passione, il suo amore per i poveri, il suo impegno diretto, il suo martirio, sono una lampada sempre accesa per tutti coloro che, anche attraverso il Progetto Agata Smeralda, si prodigano a servizio dei bambini di strada, dei poveri di tante parti del mondo.

I legami di «Lele» con Firenze
da La Pira al gruppo di Mani Tese
Padre Ezechiele Ramin trascorse due anni a Firenze, dal 1972-74 come postulante dei missionari comboniani e studente del biennio filosofico-teologico nello Studio Teologico Fiorentino. Per il giovane Lele, arrivato dall´esperienza di Mani Tese di Padova e del Liceo, la Chiesa Fiorentina gli offrì occasioni e motivazioni per la sua scelta missionaria. Significativo per lui fu anche la frequentazione con Giorgio La Pira. «Ricordo una sera -dice padre Ferdinando Caprini- passeggiando tutti assieme nel parco di Villa Pisa, il grande "sindaco santo" con le sue parole forti ed entusiasmanti, ci dava l´orgoglio di essere cristiani e impegnati nella trasformazione sociale. Lele restava incantato per la sapienza del professore-sindaco e rimuginava tra sé quelle cose, riparlandone con noi per settimane, soprattutto in merito all´importanza di impegnarci concretamente, come ci aveva insegnato il professore».

Così - avendo difficoltà a rinchiudere la sua esperienza missionaria in una parrocchia - partecipò all'opera del gruppo di Mani Tese di Firenze, e dopo un anno di esperienza in una parrocchia di Scandicci scelse di rafforzare l'impegno nell'animazione missionaria, collaborando con il Centro Missionario Diocesano e aiutando a diffondere l´urgenza della missione. il valore evangelico della gratuità missionaria, e a sostenere la causa dei più poveri. Paolo VI ribadiva che la Chiesa era maestra di umanità e Lele voleva portare in tutti i luoghi questo messaggio. Così, dopo due anni di permanenza a Firenze, sempre più convinto della sua scelta, scrisse al suo superiore: «dopo questi due anni di postulato, la conclusione è che Dio mi vuole operaio della vigna».

Il programma
SABATO 25 GIUGNO
• Ore 18, chiesa di San Donato in Polverosa (via di Novoli, 31): concelebrazione eucaristica presieduta da Padre Ferdinando Caprini , missionario comboniano a Salvador, animata dai bambini brasiliani.

• Ore 21, teatro della parrocchia del Preziosissimo Sangue (via Boccherini, 23) recital: «Mas a vida è bela: Lele vive». Sarà presente il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago (ingresso libero). L'iniziativa è promossa dal Progetto Agata Smeralda, insieme alla parrocchia di San Donato in Polverosa ed ai Missionari Comboniani, in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano.

Facoltà teologica
La Facoltà Teologica per l'Italia Centrale ha deciso di dedicare alla memoria di padre Ezechiele Ramin un fondo della biblioteca della Facoltà sulla storia e la teologia della missione, del martirio e della liberazione. Nel fondo confluiranno tutte le monografie e le pubblicazioni su questi temi.

Una «carovana» dal Brasile per ricordare padre Ramin
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