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Unioni civili e stepchild adoption: il popolo delle famiglie ha detto «no»

Oltre i numeri del Family Day: dalla più grande «piazza» di Roma il segnale forte di chi, nel Paese, chiede che «la famiglia non sia un istituto ultimo e negletto della società italiana». Il terzo Family Day mette la politica davanti alle proprie responsabilità. Al Circo Massimo una grande festa delle famiglie italiane, ma anche una manifestazione di civile dissenso e assunzione di responsabilità, nello spirito della Costituzione repubblicana. E senza contrapposizioni con altre piazze.

Parole chiave: Family day (33)
Il family day al Circo Massimo (Foto Si)

E alla fine la risposta c’è stata. Un milione, due milioni? Che importa? All’inevitabile e inutile balletto delle cifre, fa da sfondo un Circo Massimo stracolmo di gente, famiglie giovani e meno giovani, tantissimi bambini di tutte l’età, disabili, nonni e nonne. Un fiume di gente che da tutta la Penisola è giunto a Roma, dopo ore di viaggio, riversandosi in quella che fu la sede dei giochi sin dagli inizi della storia dell’Urbe, situata tra il Palatino e l’Aventino. Ma oggi al Circo Massimo non c’è stata solo festa, ma anche manifestazione di dissenso e assunzione di responsabilità. E senza contrapposizioni con altre piazze.

Massimo Gandolfini, leader del comitato «Difendiamo i nostri figli», promotore del terzo Family Day, lo ha messo subito in chiaro, all’inizio dell’incontro, guardando dal palco la fiumana di gente ancora in arrivo. «Vogliamo dare la cifra della bellezza della piazza che non vuole fare la guerra a nessuno. Non è una piazza contro nessun tipo di persona: questa è una piazza di bellezza della famiglia che è contro le ideologie ma non è contro le persone».

«Riunire la piazza – ha affermato – è l’unico modo civile e onesto – per noi che siamo gente povera che non abbiamo nessuna lobby multinazionale che ci protegge – per mostrare realmente qual è il comune sentire degli italiani».

Alle sue spalle l’enorme fondale con scritta gigante, «Family Day – In difesa della famiglia e dei bambini», e più in basso, uno striscione altrettanto chiaro: «vietato rottamare la famiglia». Davanti a lui uno sventolio di bandiere e striscioni, moltissimi contro il ddl Cirinnà, «inaccettabile dalla prima all’ultima parola», vero convitato di pietra di questo Family Day. «Siamo tantissimi» ha sottolineato sciorinando l’elenco dei presenti, da tutte le regioni italiane fino ai rappresentanti della società civile e delle diverse confessioni religiose, tra queste evangelici, ortodossi e anche la comunità islamica.

Presenti anche le istituzioni: «i gonfaloni della Lombardia del Veneto e della Liguria» ha rimarcato Gandolfini che si è subito rivolto ai politici e parlamentari presenti, in vista della imminente discussione al Senato del ddl Cirinnà, «voi siete la voce e interpreti di questa piazza». Come a dire che «la famiglia non può essere un istituto ultimo e negletto della società italiana».

Chi ha orecchie per intendere, intenda, insomma. «Abbiamo un welfare per le famiglie che ha ampi buchi», ha fatto notare Gandolfini: che ha tuonato: «nel nostro Paese un milione e 420 mila famiglie sono al di sotto della soglia di povertà».

Approvare leggi come il ddl Cirinnà sulle unioni civili «significherebbe lo stravolgimento dell’essenza della natura umana e a questo dobbiamo con tutte le forze opporci, mostrando il volto bello della famiglia, della solidarietà nella famiglia e tra le famiglie quella che ha garantito la tenuta del Paese negli anni della grande crisi».

E tra gli applausi della folla è arrivato l’appello, dal sapore di avvertimento, al mondo politico: «in questa piazza ci sono persone di tutte le idee politiche, ma dobbiamo tenere ben presente quanti ci stanno aiutando e quanti invece ci oscurano. Seguiremo i prossimi passaggi della legge minuto per minuto e valuteremo chi ha raccolto il messaggio della piazza e chi lo ha preso per metterselo sotto i tacchi. Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto» o della stepchild adoption (adozione del figliastro) da parte di uno dei componenti dell’unione omosessuale.

Maternità surrogata. Sulla maternità surrogata è intervenuta la femminista americana Jennifer Lahl che ha parlato della California, «la capitale mondiale del turismo riproduttivo, dove Elton John e il suo compagno hanno letteralmente comprato i loro due bambini che non conosceranno mai e non saranno mai conosciuti dalle loro madri». «Proprio in questo momento – ha proseguito – in California ci sono due donne che per la maternità surrogata portano in grembo entrambe tre bambini. A entrambe si sta chiedendo di porre fine alla gravidanza di uno dei bambini, perché non sono voluti. Le madri sono sottoposte a pressioni perché uccidano il bambino semplicemente perché i genitori che li hanno commissionati ne vogliono due e non tre». «La maternità surrogata – ha ammonito Lahl – è uno sfruttamento delle donne, le rende schiave e le tratta come produttrici di bambini a pagamento».

A ricordare quelli abbandonati nel mondo sono stati Marco e Irene Griffini dell’Aibi (Associazione amici dei bambini) che hanno salutato dal palco tutte le famiglie adottive e affidatarie. «Oltre 160 milioni di bambini abbandonati nel mondo – hanno ricordato – gridano: voglio un papà, voglio una mamma, voglio essere un figlio» hanno ricordato i due ribadendo l’importanza di «buone pratiche» come l’adozione e l’affido, all’interno di famiglie fondate sul matrimonio tra un uomo e una donna. Buone pratiche sulle quali non bisogna dormire come hanno invitato, a conclusione del meeting, le note di ’Nessun dorma’ dalla Turandot di Puccini. Si è chiuso così il Family day al Circo Massimo. «Nessun dorma», soprattutto i politici, hanno voluto ricordare le famiglie del Circo Massimo. La parola ora passa al Senato.

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