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Alfano in piazza e Letta a Palazzo Chigi

Questa settimana diamo spazio ad alcune delle lettere giunte in redazione su temi politici, in particolare sul comportamento di alcuni ministri e sulla nascita di un governo di «larghe intese»

Percorsi: Politica
Parole chiave: Angelino Alfano (1), Enrico Letta (24)

Mettere da parte gli interessi di partito
L'attuale governo cosiddetto di larghe intese, costituito dopo una lunga e travagliata gestazione potrebbe essere in grado di avviare a soluzione molti dei problemi che da troppo tempo affliggono il nostro Paese. Certamente non avrà vita facile, perché si tratta di costringere finalmente a dialogare schieramenti politici diversi e personalità che si sono scontrate da anni. La crisi che stiamo attraversando è tosta e ha coinvolto tutto l’Occidente ma soprattutto paesi come l’Italia gravati da un grosso debito pubblico accumulato in tanti anni di politiche inconcludenti. Il paese si è trovato impreparato ad affrontare questa crisi per mancanza di riforme promesse ma mai effettuate. La ragione principale di questa situazione statica va attribuita in gran parte alle diatribe tra i partiti, del muro contro muro, che di fatto hanno impedito al nostro paese di diventare economicamente e socialmente sviluppato. Ma questa è ormai acqua passata, ora si tratta di mettere da parte gli interessi di partito e guardare esclusivamente al bene del Paese.
La sfiducia ha allontanato i cittadini dalla politica che da tempo lo hanno dimostrato disertando le urne e ultimamente con espressioni di voto verso movimenti decisamente contrari con l’attuale situazione politica del paese. Questa delle grandi intese è l’ultima occasione dei partiti per dimostrare la volontà di cambiamento.

E.M.
Castelnuovo Val di Cecina (Pi)

Governo Letta senza alternative
Il Governo Letta rappresenta una necessità per risolvere la crisi economica e un’opportunità per fare le riforme istituzionali attese da anni. Il Presidente Napolitano, dando piena fiducia a Letta, ha dichiarato che è indispensabile il successo, vista l’impossibilità di dar vita a un governo guidato da Bersani, capo della coalizione di centrosinistra uscita vincitrice alle ultime elezioni ma priva della necessaria maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Ai detrattori delle larghe intese va comunque anche ricordato che alternative a questo governo non ci sono. E con i sogni di alleanze inesistenti e inconsistenti non si governa un Paese. Infatti l’unica alternativa possibile sono le elezioni anticipate che renderebbero ancora più instabile la situazione politica aggravando la crisi e bloccando a tempo indeterminato le istituzioni.  Sse si vogliono realizzare quelle riforme, a partire da quella elettorale, di cui l’Italia ha bisogno, ci si deve liberare da inutili pregiudizi, provando a fissare alcuni punti che siano condivisi se non da tutti, almeno da una larga maggioranza. Poi ognuno riassumerà il proprio ruolo, di governo o di opposizione.

Mario Pulimanti
Lido di Ostia -Roma

Alfano, scarso senso delle istituzioni
Si constata purtroppo il «poco» senso delle istituzioni di Alfano vice premier e ministro dell’interno che ha partecipato sabato 11 maggio alla manifestazione di Brescia dopo la sentenza di condanna in appello di Silvio Berlusconi. Non si può stare al governo e poi con disinvoltura partecipare e invitare a partecipare a una manifestazione contro la giustizia come ha detto anche il ministro Delrio. Non è la prima volta. Un precedente – gravissimo – è stato l’11 marzo con la protesta-«assenso» al tribunale di Milano. E qualcosa è in programma, a detta dei giornali anche per la settimana prossima. Alfano dovrebbe andare a ripetizione di senso delle istituzioni da Quagliariello ministro e suo collega di partito, che non ha partecipato alle manifestazioni né di Milano né di Brescia.

Giovanni Manecchia
Ghezzano (Pi)

Alfano, dal «lodo» alla sceneggiata
Tra le tante anomalie di cui oggi è afflitta l’Italia una fra le più eclatanti è quella di un Ministro dell’Interno, nonché vice presidente del Consiglio, che partecipa ad una manifestazione contro la magistratura. A ben ricordare, però, fu proprio Alfano, prestanome di un lodo per niente onorevole, a togliere la fiducia al Governo Monti nel dicembre scorso. Ecco, allora, che si fanno meno incredibili certe anomalie, mentre cresce il timore che il punto a cui siamo giunti nan rappresenta ancora il fondo. Tanto che, conoscendo il prevalere degli interessi personali e particolari di certa gente sugli interessi del Paese, è bene prepararsi al peggio. A cominciare dalle sceneggiate, al limite dell’eversione, che non si è esitato e non si esita a ostentare davanti alle aule dei tribunali.

Pier Giovanni Billeri
indirizzo email

Pubblichiamo alcune delle lettere di taglio «politico», arrivateci in queste ultime settimane. Diversi lettori hanno criticato aspramente il ministro dell’interno, Angiolino Alfano, per la sua partecipazione alla manifestazione elettorale di Brescia. Per quello che sappiamo non è piaciuta neanche al Capo del governo che ha chiesto ai suoi ministri – proprio dopo quell’episodio – una maggiore cautela e di astenersi da partecipare a manifestazioni prettamente elettorali. Non starei però a enfatizzare troppo questo episodio, anche se è un’ulteriore prova dello scarso rispetto per le istituzioni che c’è in giro. I problemi del Paese sono ben altri.

Per quanto riguarda il governo Letta concordo con i nostri due lettori. Alternative alle larghe intese non esistevano, vista l’indisponibilità del Movimento 5 stelle ad assumersi responsabilità di governo. Tornare al voto con questa frammentazione politica e questa legge elettorale sarebbe stato del tutto inutile. Ma se Enrico Letta non riuscirà a governare, a causa dei veti incrociati, bisognerà farlo di nuovo, sperando almeno nel buon senso degli elettori.

Claudio Turrini

Alfano in piazza e Letta a Palazzo Chigi
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