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Barilla e gli spot sulla famiglia gay

Un lettore ci scrive a proposito della «conversione» di Guido Barilla, incappato un anno fa in un piccolo «incidente» radiofonico.

L'anno scorso il Presidente della Barilla, reo di aver innocentemente dichiarato ad una radio che la sua azienda, per i suoi spot pubblicitari, preferisce rivolgersi alle famiglie tradizionali, finì nel mirino delle associazioni gay che minacciarono un boicottaggio internazionale per i suoi prodotti. La Barilla, presa dal timore di perdere dei clienti, ha dovuto abiurare e ritrattare pubblicamente come ai tempi dell’inquisizione. È stata costretta a istituire un «diversity training» per tutti i suoi dipendenti, aderire a Parks, associazione che aiuta le aziende ad essere amate dai gay, ad assumere come consulente David Mixner, lobbista e attivista per i diritti civili. L’azienda per adesso è stata promossa con la promessa di inserire gradualmente nella promozione dei prodotti anche la famiglia gay.

È significativo che moltissimi omosessuali, non gay militanti, non condividano queste forzature che ritengono nocive alla loro causa.

Mi auguro possa dar voce anche alla maggioranza dei clienti Barilla sorpresi e amareggiati per la sottomissione di questa azienda al linciaggio e alle pressioni di certe lobby.

Jacopo Cabildo
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È proprio così. La «rieducazione» di Guido Barilla sembra essersi conclusa. Pochi giorni fa l’azienda italiana della pasta ha ottenuto 100 punti su 100 nel «Corporate Equality Index», la classifica delle imprese «gay friendly», stilata dalla «Human Rights Campaign», una delle più importanti organizzazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trasgender) del mondo. Una vicenda, ha commentato il «Washington Post» che è «segno di quanto sia diventato tossico per un’impresa essere percepita come “unfriendly” verso i gay».

Come ricorda il nostro lettore, l’imprenditore italiano era stato ricoperto di improperi per aver osato candidamente dichiarare, ai microfoni della trasmissione radiofonica «La Zanzara», che mai avrebbe realizzato uno spot rivolto agli omosessuali, perché il modello di famiglia della casa era quello tradizionale. L’industriale fu ricoperto di ingiurie, ma seguirono anche chiare minacce di boicottaggio mondiale da parte di associazioni gay. E Guido Barilla corse ai ripari. Prima andò a Bologna, roccaforte storica del movimento gay italiano, a incontrare i principali esponenti delle associazioni Lgbt italiane. Poi si recò a Montecitorio a rassicurare la presidente Laura Boldrini, che aveva duramente stigmatizzato la sua uscita alla «Zanzara».

E ad appena un mese dall’«incidente» la holding di Parma annunciò la creazione di un «Diversity and Inclusion Board» (comitato per la diversità e l’inclusione) e l’arruolamento di David Mixner, «Scrittore, esperto di strategie politiche, attivista per i diritti civili – come recitava il sito della Barilla –. Nominato dal “Newsweek” il gay più potente d’America» e «leader mondiale nel mondo della politica e dei diritti umani» (vedi www.barillagroup.it). Nel tempo si sono poi aggiunti nell’«Advisory Board» Alessandro Zanardi e Patricia Bellinger. Altro passo, la nomina del primo «Chief Diversity Officer» (dirigente in capo per le diversità), l’avvocatessa Talita Erickson e la partecipazione al «Corporate Equality Index». «Sono lieto che Barilla abbia ricercato guida e consulenza all’esterno su questi temi fondamentali e sono onorato di essere stato coinvolto – commentò la svolta David Mixner –. Inoltre mi ha colpito la volontà del presidente e dell’azienda di ascoltare e imparare dai leader della comunità Lgbt e di lavorare per migliorare diversità, inclusione e uguaglianza».

In questo anno il pastificio fondato a Parma – ha elencato al «Washington Post» il «chief diversity officer» Talita Erickson – «ha esteso i suoi benefit sanitari in modo da includere il “transgender-related care”. Ha istituito un accurato “diversity training” a cui saranno sottoposti tutti gli 8.000 lavoratori. Ha allargato le sue politiche anti-discriminazione per tutelare le persone gay e transgender. Inoltre l’azienda ha anche donato denaro alla Tyler Clementi Foundation, un’organizzazione contro il bullismo fondata dai genitori di uno studente gay della Rutgers University che si è suicidato». E, aggiungiamo noi, ben presto appariranno spot con coppie omosessuali per protagoniste.

Claudio Turrini

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