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Chi ha paura dell’ora di religione?

È tempo di preiscrizioni scolastiche e tornano a farsi sentire le polemiche contro l'insegnamento della religione cattolica.

Trovo raccapricciante il sottile (nemmeno poi tanto!) sotterfugio che sprizza della lettera pubblicata sul «Tirreno» del 9 gennaio col titolo «dalle scuole va tolta la religione».
È evidente che la più che onorevole intenzione di costruire o riattare nuove scuole a scapito dell’ora di religione nasconde qualche cosa di poco chiaro. A che scopo si vorrebbe che l’ora di religione venisse abolita? Per risparmiare soldi necessari alla riattivazione di altre scuole? Ma se questa è l’unica ora, l’ora di religione, durante la quale i nostri figli e nipoti possono finalmente  apprendere non solo le materie umanistiche e tecnologiche ma anche e soprattutto una storia, la storia delle religioni, improntata a regole di etica morale, di comportamento civile e compassionevole ed agli insegnamenti che si debbono usare con gli altri, la si vorrebbe alienare.

Chi darà poi ai nostri figli la sublime idea che non siamo soltanto figli dell’evoluzione darwiniana, che altrimenti saremmo solo poco più che scimmie intelligenti, ma anche e soprattutto di ordine divino? L’amore verso il prossimo chi glielo insegnerà ai nostri figlioli?

Non bisogna far finta o dimenticare che i progressi dell’Europa in campo umanistico e umanitario trovano radice proprio in quella materia, la religione, che molti, come l’autore della lettera, vorrebbero cancellare dalle scuole. Persino l’arte Rinascimentale trova il suo più sublime momento nella religione. Eppure oggi la si ripudia e c’è gente che pur di far valere la propria negatività morale non indietreggia nemmeno dinanzi alla constatazione del disfacimento della nostra cosiddetta società civile. A cose fatte, ossia a disastro avvenuto, davanti al cumulo di «macerie» della nostra società nessuno naturalmente se ne prenderà le colpe.

Sono concetti che magari non potranno fare piacere a chi può fregarsene del mio come del suo paese, ma non così è per me e per tutti coloro che sinceramente lo amano.

Franco Masini
Lucca

Si può anche discutere se la soluzione adottata nell’Intesa tra Stato e Chiesa italiana del 1985 (a seguito della revisione concordataria del 1984) sia la migliore possibile. Il meccanismo dell’ora alternativa – ad esempio – non mi ha mai convinto e quell’ora si è subito ridotta a quella del «nulla» o della libera uscita. Ma sono materie delicate dove nei negoziati si raggiungono necessariamente dei punti di equilibrio. Quello che è certo è che uno studente non ha alcun motivo serio per non avvalersi di questo insegnamento, dal momento che sia per il programma svolto che per la metodologia applicata dai docenti, niente ha a che vedere con la lezione di catechismo che si tiene in parrocchia. Come scrivono i vescovi italiani nel messaggio a genitori e studenti, in vista delle iscrizioni all’anno scolastico 2014-2015 (testo integrale sul nostro sito), «l’insegnamento della religione cattolica consente a tutti, a prescindere dal proprio credo religioso, di comprendere la cultura in cui oggi viviamo in Italia, così profondamente intrisa di valori e di testimonianze cristiane». Dispiace che anche tante famiglie cattoliche si siano lasciate confondere dalla propaganda laicista che ha sempre duramente attaccato l’insegnamento della religione cattolica.

Claudio Turrini

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