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Contrario alla Tav senza il consenso delle comunità locali

Un lettore ci scrive a margine delle polemiche sulla Tav, riaffermando che senza il consenso delle comunità locali non si devono fare questo tipo di opere.

Percorsi: Ambiente - Politica
Parole chiave: Tav (40)

Io cattolico sono contro la TAV. Non entro in merito alla sua utilità; se danneggia il territorio, se i treni andranno meno o più veloci, se è politicamente utile oppure no, se è un male per la salute, se l’ideologia di destra la ritiene utile e l’ideologia di sinistra la ritiene dannosa o viceversa ecc. Se le comunità locali l’hanno bocciata è perché da secoli conoscono il territorio e ne conoscono i limiti e i pericoli. Non ci sono ingegneri o architetti o esperti che possano conoscere il territorio come chi ci abita da secoli. In India una legge costituzionale prevede che senza l’avvallo delle Comunità locali non si possono costruire opere che potrebbero arrecare danno alla comunità. Quindi non si possono fare convegni sulla salvaguardia del creato come è stato fatto ad Assisi e poi nel concreto si continua a distruggere il territorio senza rispettare la volontà dei cittadini che vi abitano.

Roberto Lombardo
Firenze

Caro Lombardo, anch’io non voglio entrare sull’opportunità di costruire quel tratto di Tav in Piemonte, che fa tanto discutere e protestare. Sul piano dei principi lei ha ragione: le grandi opere devono esser fatte sempre con il consenso delle comunità locali. Ma compito della (buona) politica è proprio quello di ottenere il consenso attorno a scelte che siano nell’interesse di tutti, cioè del «bene comune». Perché la tentazione del «no» a qualsiasi sacrificio è radicata in ognuno di noi. Chi vorrebbe accanto al proprio giardino una fabbrica, un inceneritore, una discarica, un’autostrada, una ferrovia o anche... un cimitero?

Facciamo un esempio. Che la terza corsia dell’autosole sia una buona cosa credo se ne renda conto chiunque si trovi a percorrerla nel tratto tra Firenze e Bologna. Quanti incidenti potrà evitare? Quanto tempo farà risparmiare a tutti noi? Ma se ponessimo la domanda al singolo proprietario che si è visto espropriare un pezzo del suo terreno, per realizzare quell’ampliamento, pensa che sarebbe d’accordo? Allora, il consenso a che livello va cercato? Chi dovrebbe dare il suo sì ad un’opera come quella? Chi la può utilizzare o chi abita nelle zone attraversate? Credo tutti e due, in un bilanciamento di legittimi interessi che dovrebbe spettare, appunto, alla politica. Anche qui in Toscana esistono degli strumenti per guidare questi processi di codecisione. Ma non sono semplici e risolutivi. E non possiamo neanche nasconderci che quando sono in ballo grandi interessi economici, c’è sempre qualcuno che cercare di forzare la mano, di costringere le amministrazioni a prendere determinate decisioni, anche contro il «bene comune» e la tutela dell’ambiente. Come dimostrano anche le recenti inchieste sulla Tav in Toscana, al di là – ovviamente – delle responsabilità dei singoli che sono ancora tutte da accertare.

Claudio Turrini

Contrario alla Tav senza il consenso delle comunità locali
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Cristiano 09/10/2013 19:27
Al passo con la modernità, ma contro questo progetto inutile e dannoso
C'è un malinteso culturale comune, molto diffuso nel nostro Paese, quando si ragiona di Grandi Opere. Si dà spesso per scontato che i progetti vadano presi per quel che sono nella loro ineluttabilità. Una sorta di progettazione sulla fiducia, prendere o lasciare, la scatola è chiusa e spesso protetta con le armi. Progetti che è bene sapere però che nascono dalla pressione di interessi economici che, come giustamente dice Claudio Turrini, "costringono le amministrazioni a prendere determinate decisioni, anche contro il «bene comune» e la tutela dell’ambiente". Succede anche a Firenze nella travagliata vicenda della Tav fiorentina.

Credo invece che un ragionamento fondato sul "bene comune" debba fare i conti su un contesto più ampio e trasparente, che comprenda un'analisi completa delle tante possibili alternative per risolvere il problema infrastrutturale posto, nel nostro caso quello della mobilità ferroviaria. Un dibattito libero sulla modernità e l'utilità di queste grandi opere, aperto a tutti i soggetti interessati nel rispetto dei valori costituzionali (ambientali, culturali, della salute e del lavoro), economici (debito pubblico, Ferrovie è al 100% del Tesoro nonostante tutti siamo abituati a pensarla "privata"), della legalità (no a infiltrazioni delle mafie), e della democrazia (ruolo delle comunità locali, delle istituzioni e dei partiti).

Nessuno del Comitato No Tunnel Tav di Firenze, ad esempio, è contro l'alta velocità a prescindere. Sono onorato di partecipare alle attività del Comitato con un po' di volontariato che definirei "di cittadinanza" e con una piccola quota annua e vi assicuro che prendiamo anche noi i treni ad Alta velocità per andare a Roma o a Milano e non vogliamo neppure pensare che venendo da Roma si debba scendere dal Frecciarossa a Campo di Marte per compiere a piedi o in auto il tragitto fino a Castello e lì risalire sul treno diretto verso Bologna (e viceversa). L'alta velocità in realtà esiste a Firenze già dal 1986, quando si inaugurò la direttissima, e oggi si continuano a prendere gli eurostar nonostante i cantieri fermi a causa di imprese sull'orlo del fallimento. Culturalmente, ecologicamente, preferiamo la mobilità su ferro a quella su gomma e aerea. Il punto è che "SIAMO CONTRO QUESTO PROGETTO" di Alta velocità, e le motivazioni sono varie e di varie natura, molte le trovate qui http://bit.ly/16RvZJy o nel progetto alternativo elaborato da fior di esperti (urbanisti, architetti, geologi, ingegneri civili e ferroviari) e però bellamente ignorato dagli amministratori pubblici (qui http://bit.ly/1hCccx0).

Quello che voglio dire è che è doveroso e sacrosanto dire no ad un progetto infiltrato dalla camorra; dai costi esorbitanti; che erode risorse al trasporto pubblico locale; con un doppio tunnel che devia pericolosamente la falda sotto la città e che non offre certezze antisismiche; con protagoniste imprese che taroccano materiali e informazioni; agito da un sistema gelatinoso e corruttivo con all'interno esponenti dei partiti che facilitano decreti "ad progettum"; privo di controlli pubblici all'altezza. Questa, purtroppo, è la Tav di Firenze e l'inchiesta della magistratura in atto ci consente di ragionarne a bocce ferme e prima di compiere il disastro (tragicamente il gioco delle carte, dei decreti e dei permessi ricorda molto quanto avvenuto con la Sade negli anni anteriori al disastro del Vajont, basta rileggere la Merlin o riascoltare Paolini per rendersene conto).

La domanda da porsi è allora questa: c'è qualcuno in piena facoltà di intendere e di volere e con la ferma volontà di rispettare la propria onestà intellettuale che può dire sì a questo progetto? In generale no, in particolare invece purtroppo sì, qualcuno c'è e conta, per il momento, ancora molto, a tutti i livelli.

Quindi è bene che i liberi cittadini ostacolino questo progetto inutile, costoso e dannoso in tutti i modi consentiti. E' però doveroso allo stesso tempo, e arrivo qui alla proposta, migliorare il sistema della mobilità, rispondere a quella comunità locale evocata dal signor Lombardo che viaggia in tutta Italia, è vero, ma che molto più prosaicamente è costretta a far parte della grande famiglia dei pendolari che quotidianamente sono costretti a "smadonnare" (mi si conceda il termine in questa sede, ma è proprio quello che succede nei tanti treni iperaffolati, spesso in ritardo, che viaggiano sui binari della Toscana).

Le risorse sono poche e allora, con il buon senso che ci appartiene e con la diligenza del buon padre di famiglia, ci si accorge che vanno spese meglio, addirittura, verrebbe da dire, bene. Perché il problema è più complesso di come vogliono farcelo apparire, raccontandoci che il trasporto pubblico locale funzionerà d'incanto all'apertura del doppio tunnel. Le risorse pubbliche derivanti dalle imposte e dalle tasse non possono quindi essere regalate ai signori dell'inutile Tav fiorentina. Basti sapere che con 100 milioni di euro in Giappone si costruiscono 10,750 chilometri di Alta velocità, in Spagna 10,200 e in Francia 9,800. In Italia sono appena sufficienti per realizzarne 2,110 tra Roma e Napoli, 1,260 tra Novara e Milano e appena 1,040 tra Firenze e Bologna (su cui stendiamo un velo pietoso). L'appalto di Firenze ha un valore di 915 milioni di euro, è stato vinto da un consorzio di cooperative rosse e per ammissione dello stesso Mauro Moretti (ad di Ferrovie) prima dell'inchiesta era già lievitato a circa a 1,7 miliardi di euro. Quando i soldi sono pochi si definiscono delle priorità, per questo, ripeto, è importante il riferimento alle comunità locali del signor Lombardo.

Basti sapere - come dimostra anche il competente studio dell'Università di Firenze sulla Tav fiorentina edito da Alinea (http://www.lapei.it/?page_id=975), che centinaia di milioni euro (oltre 15oo si stima) potrebbero essere stornati dall'appalto del Nodo Tav di Firenze per essere destinati a ridefinire un sistema di mobilità sostenibile per tutta la Toscana: tranvie, bus finalmente efficienti, invenzioni copiate dalle città più virtuose del mondo e via dicendo. Tutto ciò accade normalmente nel resto d'Europa (Germania e francia hanno ridimensionato i loro programmi Tav) ma oggi la politica nostrana preferisce difendere l'indifendibile piuttosto che essere lungimirante e a servizio dei propri cittadini. Per questo il dibattito pubblico è di vitale importanza e va sostenuto soprattutto quando portato avanti, e qui ringrazio Claudio Turrini, da giornali come Toscana Oggi.

Scusatemi per la lunghezza. Spero di aver contribuito al ragionamento

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