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In tv un film che sembra un «inchino» alla camorra

Un lettore ci chiede e si chiede se aver mandato in onda sul cabale Iris il film «Lo scugnizzo» significhi aver inneggiato alla camorra.

Percorsi: Mafia - Mass media - Tv

Mi preme segnalare che l’emittente Iris, di cui non conosco la proprietà, il 10 luglio, in pieno pomeriggio ha trasmesso il film (ne ho visto solo la parte finale) «Lo scugnizzo» in cui è chiaramente leggibile l’impronta filocamorristica, sia nei toni che nei contenuti: sceneggiata napoletana, a forte impronta populistico-sentimental-religiosa con forte supporto di stereotipi di sicuro effetto emotivo: l’orfano, il cane fedele,le istituzioni inefficaci, la Madonna, il Boss, amabile e generoso, che si fa «giustizia» contro clan rivali e violenti a colpi di violenza maggiore e giustamente vittoriosa.

Allora la mia indignazione si sposta verso la programmazione televisiva, giusto in questi giorni in cui si è parlato molto di inchini... E mi chiedo: il film è del 1979, solo io ne ho letto il messaggio implicito? E l’attuale programmazione è stata casuale o voluta? E a quale scopo? Tre le ipotesi di risposta (in ordine di probabilità): 1) rinsaldare la mentalità camorristica; 2) criticare la mentalità camorristica; 3) suscitare un dibattito sulla mentalità camorristica.

Quanto visto mi suggerisce una riflessione collegata con la riforma, attesa inutilmente per tutta la mia carriera scolastica (sono pensionata – non baby – da oltre dieci anni): allora si ipotizzava un’educazione rivolta a formare dei cittadini e una scuola capace di ampliare e rinnovare l’offerta didattica attraverso, ad esempio, l’introduzione di corsi di lettura del linguaggio cinematografico. Erano tempi in cui gli insegnanti potevano credere nel loro mestiere e la politica ancora faceva sperare in un’Italia più civile e colta. Non credo che la riforma imminente abbia gli stessi scopi, le «razionalizzazioni» mi sembra che finora siano state sinonimo di risparmio di fondi,maggior sfruttamento del personale, peggioramento della qualità dei servizi, purtroppo.

Al di là di tutto questo, vorrei porre il quesito seguente: a chi può rivolgersi uno spettatore per segnalare la pericolosità di un simile programma televisivo soprattutto per gli spettatori più ingenui e con minori difese culturali? Possono la stampa e le autorità intervenire? In ogni caso amerei avere un riscontro da parte di qualcuno che, avendo un conoscenza completa della pellicola, possa farmi sapere se mi sono scandalizzata erroneamente, come spero, o ci siano le premesse per una denuncia, almeno morale, per apologia di reato.

Paola Landini
indirizzo email

Risponde Francesco Mininni, critico cinematografico

«Lo scugnizzo» di Alfonso Brescia fa parte del filone delle sceneggiate napoletane, un genere che in sostanza è rimasto confinato nell’ambito regionale senza avere alcun seguito nazionale. Tutte le situazioni presentate fanno parte dei «luoghi» della sceneggiata, che talvolta comprende il confronto tra un boss dal volto umano e uno invece spietato. Si pone praticamente la stessa ambiguità che accompagnò «Il padrino», di ben più vasta diffusione e successo: la mafia di una volta, con princìpi e onore, e quella di nuova generazione, interessata unicamente al potere senza preoccuparsi dei mezzi con cui raggiungerlo. Difficile affermare che Coppola abbia fatto un elogio di una criminalità rapportata a un’altra. Difficilissimo sostenere che «Lo scugnizzo» possa essere considerato un film filo camorrista e soprattutto capace di istigazione a delinquere. Si tratta piuttosto della riproposta (banale, in realtà) di luoghi comuni della napoletanità in forma sostanzialmente inoffensiva. Da rilevare come il camorrista «a modo» sia Don Salvatore, palesemente napoletano, mentre o’ malamente sia O’ Marsigliese, quindi uno che viene da fuori. Campanilismo meridionale. Alla base, indubbiamente, un principio che non mettiamo in discussione. Ma i film pericolosi sono altri.

Alle note del nostro critico cinematografico aggiungo solo una breve postilla. «Iris» è un canale di Mediaset, presente sia sul digitale terrestre che sul satellite, specializzato nella messa in onda dei film che non trovano spazio nei palinsesti delle reti con un target più generale, quindi trasmette soprattutto film d’autore italiani e internazionali.

Segnalazioni e proteste sulla programmazione tv (e questo vale per tutte le reti) possono essere fatte in tanti modi. Le più sicure sono tramite l’Aiart (Associazione spettatori onlus, tel. 06 7808367 email: aiart@aiart.org) e tramite il Corecom Toscano (Comitato regionale per le comunicazioni), che ha un numero verde 800 561541. Quanto poi alle reti Mediaset si può contattare il servizio opinioni al numero verde 199757782 oppure allo 02 694361.

Claudio Turrini

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