Lettere
stampa

Iraq: Occidente incapace di difendere i cristiani?

Questa settimana la pagina delle lettere del settimanale Toscana Oggi ospita tre interventi di lettori sulle violenze contro i cristiani e altre minoranze religiose che quotidianamente avvengono in Iraq e in altre parti del mondo. L'Occidente, si chiedono, è incapace di difenderli? Rilanciamo questi interrogativi anche sul nostro sito.

Parole chiave: Isis (46)
Iraq, moschea distrutta a Mosul dai fanatici dell'Isis (Foto Sir)

Come ai tempi dell'imperatore Adriano
A conclusione di quanto si evince dai mass media circa la grave situazione in Iraq, questi integralisti dell’Isis, di religione ma non proprio di fede musulmana, pare perseguano lo scopo di cancellare i cristiani dalla faccia della Terra e non solo, perché ce l’hanno a morte pure con i loro rivali naturali, i sunniti. In effetti sembrano belve assetate di sangue! Sangue cristiano e di altre etnie contro le quali agiscono senza pietà, anzi, pare con immensa gioia!

È l’eterna arroganza di chi vuole imporre un sistema e non bada ai metodi di coercizione. Tanto, dicono, sono miscredenti e non meritano misericordia. Così dovettero fare gli Imperatori Adriano e Giustiniano quando avviarono al Circo Massimo i cristiani peraltro inutilmente perché di lì a poco venne Costantino e fece di Cristo la vincente bandiera. Ma il loro odio ha radici più profonde. Per paradosso ci considerano, e a ragione, dei rivoluzionari. Ai loro occhi infatti sono rivoluzionari tutti coloro che si discostano dalla vera religione (la loro!) e sono liberi di decidere autonomamente. Siamo noi infatti i veri artefici della rivoluzione, quella che vide Gesù di Nazaret cacciare via dal Tempio i cambia valute; negò l’importanza dell’olocausto e ridimensionò le regole della Thorà; ci rese tutti uguali e fu causa della caduta dell’impero romano. E, cosa molto importante, si fece mettere in croce per insegnarci ad amare all’occorrenza anche chi ci fa del male.

Temendoci, ci danno la caccia e ci uccidono come e peggio che nel Medio Evo quando a tagliar la testa ai dissidenti c’era un boia che per lo meno conosceva bene il suo mestiere. Questo significa fare cattivo uso della libertà di decisione per chi ce l’ha e di comprensione per chi non riesce ad averla. Ma dobbiamo reagire. Come loro si radunano nelle moschee e nelle sinagoghe noi ci dobbiamo riunire nelle Chiese e nelle piazze dove poter prendere coscienza del nostro orgoglio. Anche il Papa lo vuole.

Franco Masini
Lucca

Un errore di valutazione come per le «primavere arabe»
Quello che sta avvenendo nel nord dell’Iraq da parte delle forze dell’Isis nei confronti dei cristiani, degli yazidi e dei musulmani sciiti è stato ancora una volta prima sottovalutato e poi recepito con molto ritardo dall’Occidente. Viene subito in mente un altro errore di valutazione dei governi europei, degli Usa e dei media a proposito delle cosiddette «primavere arabe» ritenute allora, con molta superficialità politica, una soluzione democratica alle dittature presenti in quei paesi.
Troppo tardi molti si sono resi conto che aver plaudito alla fine di Saddam Hussein, Mubarak, Gheddafi (per altro tutti dittatori), ha aperto la strada alle forze musulmane più fondamentaliste e retrive, nonché terroriste. La guerra che ancora si sta combattendo in Siria vede da una parte il governo guidato da Hassad e dall’altra dall’Isil jihadista affiancato da uno sparuto gruppo armato di «democratici» siriani. Sono quegli stessi terroristi che ora stanno tentando di prendere il potere in Iraq attraverso carneficine, genocidi e soprattutto un uso della religione come ai tempi dell’espansione dell’islam nel VII sec. (o conversione, o pagamento di una tassa, o assassinio in massa).

Eppure solo da poco i media stanno spiegando all’opinione pubblica in cosa consiste questo «califfato», quali sono i suoi obiettivi, di quali mezzi si serve, da chi è sovvenzionato. Mentre ogni giorno i telegiornali ci hanno bombardato con le notizie sul numero dei morti palestinesi a Gaza, nessuna informazione di quella intensità e precisione veniva data sul numero dei morti cristiani o yazidi o dei soldati del governo iracheno di fede sciita massacrati dall’Isis, e neppure sul numero dei morti filorussi o ucraini in Ucraina. Si tratta forse di questioni non «politicamente corrette» come la guerra israelo-palestinese?

L’Europa è stata a guardare alla finestra, poi, dopo l’intervento armato americano in aiuto ai peshmerga curdi, alcuni governi europei si sono dati una mossa, inviando viveri e aiuti umanitari alla popolazione yazida in fuga verso il Kurdistan, etnia che sta rischiando un massacro totale.

Daniela Nucci
indirizzo email

L'Islam dialogante non esiste
Il mondo è stato scosso dal massacro indiscriminato di centinai di innocenti e in particolare dalla decapitazione del giornalista americano. Uomini di Chiesa, pacifisti e «dialoganti», sono convinti che la religione islamica sia una «normale» religione con cui discutere e dialogare. Commentatori e analisti si fanno in quattro per far credere all’opinione pubblica che i cosiddetti integralisti non hanno nulla da spartire con la religione di Maometto. Falso! I veri islamici, cioè i tagliagole, sono coloro che mettono in pratica le prescrizioni del Corano. Al contrario, i «cattivi» islamici sono coloro che pur dicendosi musulmani, non «praticano» le moschee. Come notorio, durante le «messe» islamiche, gli iman non si limitano a predicare il «verbo» di Allah, ma pianificano strategie di conquista e «conversione».

I sempliciotti, cioè quelli che «gli islamici sono nostro fratelli e buon ramadan» evidentemente hanno scambiato il Corano per il libro dei sogni. Eppure basterebbe leggere pochi versetti per rendersi conto donde la radice dell’odio. Alcuni versetti: «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti». (Corano 2:191). «Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati». (Corano 4:89). «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso». (Corano 5:33).

Se questo è il Corano, ha senso accusare chi semplicemente lo mette in pratica? Il Corano non convince? E lo si dica chiaramente, ma non si dia la colpa a chi pur di congiungersi carnalmente alle 72 procaci vergini che attendono nel sensuale paradiso maomettano, ammazzano e si fanno ammazzare.

Gianni Toffali
indirizzo mail

Questa settimana dedichiamo lo spazio di dialogo con i lettori alla difficile situazione delle minoranze religiose in Iraq e in Siria. Tra le lettere arrivate ne segnaliamo anche una, in forma di twitter, potremmo dire, a firma del dott. Andrea Bartelloni: «Iraq 2014 come Budapest 1956? Stesso disperato appello all’Occidente». Allo stesso tema è dedicato l’ampio editoriale di Romanello Cantini di questo numero (clicca qui). E a quello rimandiamo per una valutazione complessiva di queste vicende.

Qui mi limito a due sottolineature. La prima è che quello che sta succedendo in Iraq e in Siria non è una guerra di religione tra Islam e Cristianesimo, anche se alcuni proclami dei terroristi dell’Isis potrebbero farlo pensare. È solo uno scontro di potere tra sunniti e sciiti, che si avvale di fanatici. Che il Corano contenga frasi che inneggiano alla violenza e allo sterminio degli infedeli è verissimo. Ma estrapolarle dai loro contesti per teorizzare un Islam assetato di sangue e di potere è un’operazione disonesta. Come quella che fanno i Testimoni di Geova, interpretando alla lettera la Bibbia (quando torna loro comodo). Detto per inciso, si potrebbero estrapolare frasi dalla stessa Bibbia o dall’apologetica cristiana che inneggiano ugualmente allo sterminio dei nemici o degli infedeli.

La seconda riguarda Papa Francesco, ingiustamente accusato da certi ambienti tradizionalisti cattolici di non alzare la sua voce contro queste violenze. Magari sono proprio quegli stessi ambienti che inneggiarono allo sciagurato intervento militare di Bush contro Saddam Hussein, nel 2003, che ha dato il via a 11 anni di attentati contro civili e all’esodo di più di mezzo milione di cristiani iracheni. E lo fecero ignorando gli appelli di Giovanni Paolo II, che pure oggi contrappongono, come fosse stato un «papa soldato» all’«imbelle Francesco». Vi consiglio di rileggere la conferenza stampa che Francesco ha tenuto sull’aereo al ritorno dalla Corea (clicca qui). Oltre a chiedere a gran voce di «fermare l’aggressore ingiusto», si è detto disponibile a recarsi di persona in Iraq se questo fosse stato possibile e utile. E ha subito inviato a suo nome il card. Filoni per cercare ogni possibile modo di alleviare le sofferenze di quelle popolazioni e porre fine alle violenze.

Claudio Turrini

Iraq: Occidente incapace di difendere i cristiani?
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Avatar
giorgio morsin 10/10/2014 19:07
Bravo san francesco .....con il sultano non ha calato le braghe come quasi tutti i cristinai d'oggi
Ecco la magistrale risposta che diede il Santo Francesco alla stessa domanda ed affermazione del Sultanal-Kamil, discendente del grande Saladino circa un secolo fa' che guarda caso e' la stessa risposta da dare al signorino di battista che ha difeso l'isalm nella medisima considerazione rivolta al santo da parte del sultano ...proprio come allora.......Dopo un paio di tentativi falliti, fu nel 1219 che il santo riuscì a entrare in contatto con gli infedeli, durante la quinta crociata. L'episodio è a volte liquidato come un evento minore e secondario della sua biografia, perché Francesco rimase solo qualche giorno presso i musulmani, senza peraltro ottenere un particolare successo.Orbene, che cosa accadde? Nel giugno del 1219 Francesco e Illuminato raggiunsero il campo dei crociati che assediavano Damietta da qualche tempo. Tra la fine di quell'estate e l'inizio dell'autunno, i due frati attraversarono la «terra di nessuno» che divideva i crociati dai musulmani e chiesero di parlare con il sultano al-Kamil, discendente del grande Saladino. Sul fatto che i due si incontrarono e che, tramite interpreti, si parlarono, nessuno oggi dubita più.

San Francesco e l'Islam-incontro con il sultano al kamul

Marco MESCHIN
tratto da: Il Timone, marzo 2007, n. 61, p. 22-24

Un santo realista, un «folle di Dio» con i piedi ben piantati per terra. La figura del santo patrono d'Italia "purificata" dal pacifismo che lo circonda. Amante del dialogo, ma per la conversione degli infedeli

Quando si parla di rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico, capita spesso che qualcuno citi il caso di san Francesco (1181-1226), più o meno in questi termini: «Si dovrebbe testimoniare il Vangelo come fece Francesco, in sottomissione e silenziosa discrezione; e quindi non si dovrebbe cercare di convertire nessuno, come san Francesco non voleva che si facesse». Ebbene, è corretta una simile visione? Dopo un paio di tentativi falliti, fu nel 1219 che il santo riuscì a entrare in contatto con gli infedeli, durante la quinta crociata. L'episodio è a volte liquidato come un evento minore e secondario della sua biografia, perché Francesco rimase solo qualche giorno presso i musulmani, senza peraltro ottenere un particolare successo.

Tra le fonti di parte cristiana ne spicca una contenuta nella biografia di Francesco scritta da san Bonaventura alcuni decenni dopo e che riporta la testimonianza di frate Illuminato( il frate che accompagnò san francesco dal sultano al-Kamil, discendente del grande Saladino). Eccone un passo decisivo. Il sultano si sarebbe così rivolto al santo: "Il vostro Dio ha insegnato nei suoi Vangeli che non si deve rendere male per male... Quanto più dunque i cristiani non devono invadere la nostra terra?". Niente male: al-Kamil usò il Vangelo come strumento per accusare i crociati di violenza e aggressione( come del resto fanno anche oggi nei nostri confronti abusando di frasi che non conoscono e non intendono minimamente applicare...). Ma sentiamo la replica di Francesco: "Non sembra che abbiate letto per intero il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove dice infatti: ‘Se un tuo occhio ti scandalizza, cavalo e gettalo lontano da te'..., con il che ci volle insegnare che dobbiamo sradicare completamente... un uomo per quanto caro o vicino — anche se ci fosse caro come un occhio della testa — che cerchi di toglierci dalla fede e dall'amore del nostro Dio. Per questo i cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete. Se però voleste conoscere il creatore e redentore, confessarlo e adorarlo, vi amerebbero come loro stessi".Sempre secondo le fonti cristiane, in effetti, Francesco propose al sultano anche un “giudizio di Dio” con i sufi islamici presenti: ovvero li sfidò ad affrontare i carboni ardenti per dimostrare la veridicità delle rispettive fedi. Ma quelli rifiutarono, e tra di loro vi fu forse un certo Fakhr al-Farîsi, celebre consigliere del sultano, sulla cui tomba è scritto che ebbe «un famoso caso con un monaco cristiano». Sappiamo anche che a quel punto Francesco propose di affrontare da solo la prova del fuoco, ma il sultano si oppose.
Insomma, in un colpo solo Francesco difese l'opera del crociati e propose al sultano la conversione. È vero che questo dialogo non è direttamente attribuibile a Francesco; tuttavia è l'unico resoconto disponibile di un testimone oculare, frate Illuminato, e non c'é un motivo specifico per non utilizzarlo, sia pure con cautela.

Si tratta di parole molto chiare, che indicano al frate francescano (e, potremmo dire, al cristiano in genere) la necessità di cogliere le occasioni propizie per testimoniare esplicitamente e «attivamente» la buona novella, "affinché quelli credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, il Figlio redentore e salvatore". Sono contenuti essenziali del Cristianesimo, ovvero la Trinità e la figura umana e divina di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell'umanità ( che l'islam condanna come blasfemia e rei di morte chi la professa). E si badi che si tratta proprio di quei punti che l'Islam nega esplicitamente: per l'Islam, infatti, Allah è Dio uno e indivisibile e l'idea cristiana della Trinità è un'assurdità quando non, peggio, una forma di idolatria, ovvero di abominio da distruggere. Ed è poi vero che il Corano riconosce in Cristo un grande profeta, precursore di Maometto; ma appunto Cristo, in quest'ottica, non è nient'altro che un uomo, per quanto eccezionale (inferiore comunque a Maometto), e non può in alcun modo essere Dio. Tanto è vero che, per il Corano, Cristo non è mai morto in croce e quindi non è neppure — e tantomeno — resuscitato.

Ma, anche in questo caso, è una lettura riduttiva: che un uomo del Medioevo provi per tre volte a superare il «confine», geografico e spirituale, che divideva la Cristianità del tempo dal mondo islamico; che lo faccia a suo rischio e pericolo, accompagnato solo da un altro frate (di nome Illuminato); che cerchi di parlare — e ci riesca! — con il sultano d'Egitto, ovvero con l'autorità somma del potere islamico in quel momento; e infine che torni indietro sano e salvo... beh, son tutte cose eccezionali, non secondarie, come scrisse Dante nella «Divina Commedia» («Paradiso» 11,100-105).

Sono punti essenziali di diversità tra Cristianesimo e Islam, che Francesco mostra di conoscere esattamente e di voler mettere a fuoco nell'attività missionaria del suoi frati. Lo scopo, poi, non è «semplicemente» di testimonianza, o meglio lo è nel suo senso più pieno, orientato cioè alla salvezza delle anime, che devono essere "battezzate" e "diventare cristiane", il che significa necessariamente staccarsi dal corpo dell'Islam per entrare nel corpo storico e mistico della Chiesa e di Cristo. Mi paiono parole nette, che smontano da sé il preteso «irenismo» a oltranza di Francesco: il santo di Assisi sperava e voleva che anche i musulmani (come gli altri infedeli) conoscessero la Grazia di Cristo, quella stessa che lo aveva toccato da giovane e gli aveva radicalmente trasformato l'esistenza.

Come ha ben scritto Claudio Leonardi, uno del massimi esperti mondiali della mistica cristiana medievale, "Francesco non ha timore di fare proseliti: il proselitismo, cioè la conversione e l'ingresso dell'infedele tra i fedeli di Cristo e della Chiesa, è nella logica della predicazione e di ogni azione apostolica, anche se la conversione resta solo opera divina".

Insomma, in un colpo solo Francesco difese l'opera del crociati e propose al sultano la conversione. È vero che questo dialogo non è direttamente attribuibile a Francesco; tuttavia è l'unico resoconto disponibile di un testimone oculare, frate Illuminato, e non c'é un motivo specifico per non utilizzarlo, sia pure con cautela.

Conclusioni

Francesco sapeva che i musulmani negano la divinità di Cristo, "bestemmiando"— tecnicamente parlando, non moralmente — il suo nome(e uccidendo chinque professi il cristianesimo o altre religioni perche' blasfeme e infedeli). Per questo si adoperò in parole e opere perché divenissero cristiani. Anche in questo caso, dunque, Francesco è il perfetto cavaliere di Dio. Pacifico, ma non pacifista. Amante, ma non succube. Innamorato di Dio, e non delle lodi del mondo. ( Perdono di assisi ne e' la conferma.....voleva salvare tutte le anime e portarle a Dio con questo dono concesso in una estasi a san francesco da gesu' stesso..ad oggi il 1-2 agosto di ogni anno..indulgenza plenaria delle pene).
Avatar
Carlo Giuseppe Rogani 19/09/2014 17:46
Cristiani in Iraq e Siria : "Soluzione finale ? "
Cristiani in Iraq e Siria : “Soluzione Finale ?

Entro nel merito del dibattito suscitato dalle lettere sull'Iraq e le persecuzioni dei cristiani pubblicate su Toscana Oggi del 7.09.2014 , non tanto sul contenuto delle stesse quanto sulla risposta della redazione che sostanzialmente condivido . L' origine di questa tragedia è riconducibile in gran parte all'intervento militare americano di undici anni fa ,coadiuvato da altri stati compresa purtroppo l'Italia e dagli errori successivi ( vedi interventi in Libia etc.) che hanno aggravato il problema . Naturalmente la situazione è complessa , le semplificazioni sono fuorvianti e si risolvono in battute e slogan ; l' esplosione del fondamentalismo islamico è stato anche causato dal fallimento del nazionalismo arabo e dall'aggravarsi della questione sociale . Le elites occidentalizzate che sembravano promotrici della così detta primavera araba si sono rivelate insignificanti e l'alternativa è rimasta tra regimi dittatoriali ed estremismo religioso o nel caos di scontri tribali . Significativo è poi il caso di Gaza dove il recente conflitto ha rivelato lo scontro sempre più cruento tra i falchi israeliani e l'estremismo di Hamas con l'emarginazione del più moderato e laico Olp . Su tutto s'innesta la lotta secolare tra sciiti e sunniti . Le spese di tutto questo le stanno facendo cristiani , Jazidi ed altre minoranze etnico religiose che sono massacrati , espulsi dai loro villaggi dove abitavano da almeno duemila anni , costretti in campi profughi ,affamati e tra indicibili sofferenze . Ha ragione Papa Francesco , non si può stare a guardare , bisogna fermare l'aggressione ma cercando di evitare danni più gravi come i bombardamenti soprattutto da parte di singoli stati ( come sta già accadendo) che potrebbero far pensare ad altri fini che non siano quelli umanitari . Avrebbe significato un intervento delle nazioni unite e senza perdere tempo per non rischiare di ritrovarsi a drammi come in Rwanda o in Bosnia . In questi giorni si parla di intervento da parte dei paesi Nato sollecitato dagli Stati Uniti che come è noto stanno già effettuando interventi militari contro l'Isis, forse sarebbe un primo passo ma pericoloso in quanto rischierebbe di acuire ulteriormente l'avversione degli arabi e in genere dei mussulmani anche moderati verso l'occidente e di riflesso verso i cristiani .Anche la fornitura di armi ai Curdi lascia perplessi , le armi non dovrebbero essere date a nessun contendente specialmente quando non sappiamo bene , in futuro , in che mani potrebbero andare ; naturalmente sono consapevole che la strenua resistenza dei curdi al Califfato ha evitato maggiori massacri . Di una cosa sono convinto : non saranno i droni e i bombardieri e portare la giustizia e il rispetto dei diritti umani , la pace vera si costruisce con il dialogo e in questo momento di fronte alla ferocia , all'inumanità delle decapitazioni , delle fosse comuni questa disponibilità la vedo lontana se non impossibile. Vorrei concludere ricordando che circa cento anni fa , non lontano dall'Iraq venne consumato il genocidio dei cristiani Armeni , un secolo dopo c'è il rischio che in Asia Minore si attui la “ soluzione finale” dei cristiani e di altre minoranze religiose. Riflettiamo , preghiamo e per quello che possiamo diamoci da fare.

Carlo Giuseppe Rogani
Siena

Totale 2 commenti

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento