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Se il «Big bang» è una teoria «cattolica»

Molti giornali hanno sottolineato con enfasi il discorso di Papa Francesco sulla possibile conciliazione tra Creazione e teoria del «Big bang». Un lettore ci chiede il perché di tanto stupore.

Percorsi: Scienza e tecnica
Parole chiave: Creazione (5), Big bang (1)

La teoria del Big Bang e la teoria evoluzionistica sono spesso utilizzate dagli atei per contraddire la Bibbia e l’esistenza stessa di Dio creatore. Nelle settimane scorse Papa Francesco ha ricordato che «il Big Bang, che oggi si pone all’origine del mondo, non contraddice l’intervento creatore divino, ma lo esige. L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono.

Queste riflessioni erano già state espresse da Pio XII negli anni ’50 e non va’ dimenticato che il primo ideatore della teoria del Big Bang fu lo scienziato e sacerdote cattolico belga mons. George Lemaitre. Purtroppo questo grande scienziato non fu compreso da gran parte del mondo scientifico del secolo scorso. Un caso Galilei al contrario?

Lorenzo Wandera
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In effetti, il primo ad avanzare la teoria del Big Bang fu, nel 1927, lo scienziato e gesuita belga Georges Edouard Lemaître (Charleroi, 17 luglio 1894 – Lovanio, 20 giugno 1966).

La sua intuizione sull’espansione illimitata dell’universo è stata rivalutata sono da una quindicina d’anni. Lemaître la chiamò «ipotesi dell’atomo primitivo», mentre l’espressione «teoria del Big Bang» la si deve al fisico Fred Hoyle che nel 1949, durante una trasmissione radiofonica, la usò in modo dispregiativo (il «grosso botto») riferendosi appunto delle teorie del gesuita belga.

Da notare che la Chiesa del tempo non guardò con sospetto alle teorie scientifiche di Lemaître, tanto da nominarlo nel 1936 nella Pontificia Accademia delle scienze, della quale a partire dal 1960 e fino alla morte fu anche presidente. E lo stesso Pio XII, il 22 novembre del 1951, nel suo ampio Discorso per la Sessione plenaria e la Settimana di studio su «Il problema dei microsismi», vi si riferì certamente, quando affermò che «tutto sembra indicare che l’universo materiale ha preso, da tempi finiti, un potente inizio, provvisto com’era di un’abbondanza inimmaginabilmente grande di riserve energetiche, in virtù delle quali, dapprima rapidamente, poi con crescente lentezza, si è evoluto allo stato presente».

Casomai furono gli scienziati del suo tempo ad attaccarlo, compreso quell’icona della fisica moderna che è Albert Einstein, che definì «abominevole» la teoria del Big Bang. Non deve dunque stupire se Papa Francesco, nel suo recente discorso alla Pontificia Accademia delle scienze (27 ottobre 2014), in occasione dell’inaugurazione di un busto di Benedetto XVI, ha affermato che «Il Big-Bang, che oggi si pone all’origine del mondo, non contraddice l’intervento creatore divino ma lo esige. L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono».

Anche se molti giornali hanno titolato così, non si tratta di una «correzione di rotta» da parte di questo Papa rispetto al magistero precedente. Anche Giovanni Paolo II aveva usato espressioni simili il 22 ottobre 1996. Ma sarebbe sbagliato pensare che allora la Chiesa «sposa» la teoria del Big Bang. Come tutte le teorie scientifiche è utile fino a quando non si dimostri che un’altra riesce a spiegare meglio quegli stessi fenomeni.

Claudio Turrini

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