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Sono contrario all’abolizione del Senato

Un lettore ci scrive per manifestare tutta la sua contrarietà all'ipotesi di soppressione del Senato.

Percorsi: Governo - Parlamento

Sono contrarissimo a togliere il Senato della Republica. Ritengo che le leggi vadano meditate prima di divulgarle. Spesso le modifiche sono necessarie. Le leggi devono essere riequilibrate e il Senato ha questa funzione. I senatori sono più maturi e hanno maggior capacità riflessiva. Se non ci fosse stato il Senato la legge dell’omofobia sarebbe già passata. Mi sembra che ci sia troppa fretta nel fare le riforme. Come si fa a modificare la nostra Costituzione da parlamentari nominati e da un governo non eletto dal popolo? Anche con la nuova legge elettorale il popolo non può scegliere i candidati che dovrebbero governare l’Italia. Per scegliere intendo conoscere il candidato: la sua vita, le sue idee, il lavoro, la famiglia, il suo patrimonio se ha riportato condanne, se è contro l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale, ecc. I parlamenti nominati, questi sconosciuti, che fanno leggi, finanziando e promulgando l’ideologia gender.

Roberto Lombardo
Firenze

Caro Roberto, quello disegnato dai Padri Costituenti è un bicameralismo perfetto che aveva le sue valide ragioni. Uscendo dal Ventennio fascista si voleva giustamente garantire al massimo che l’iter legislativo non subisse pressioni da parte dell’esecutivo. Nel mondo la maggior parte dei sistemi parlamentari sono bicamerali, ma nessuno è come il nostro. Si definisce «perfetto» un sistema dove le due Camere sono poste su un piano di assoluta parità e concorrono nello stesso modo all’approvazione delle leggi. Questo comporta necessariamente un allungamento dei tempi e spinge i governi ad una decretazione d’urgenza abnorme (anche se poi è un vezzo approfittarne).

Vi è poi il problema della fiducia da concedere all’esecutivo. L’introduzione di elementi di maggioritario nel sistema elettorale, a partire dagli anni Novanta, rende questa doppia fiducia un problema per la stabilità del quadro politico perché le due Camere possono avere maggioranze diverse. Sul fatto che debbano essere apportate modifiche all’iter legislativo credo concordino tutti gli esperti, anche se la ricetta non è univoca e non è necessario per questo abolire il Senato. E mi sembra che non sia questa la proposta dell’attuale maggioranza: una seconda Camera rimarrebbe anche se con funzioni e modalità di composizione completamente diverse dalle attuali. Concordo però con te che il passo è molto delicato e richiede grande ponderazione.

Chi oggi propende per un Senato non elettivo (composto, ad esempio, da rappresentati di Regioni e Comuni) lo fa anche per abbassare i costi della politica, ritenendo che mille parlamentari siano davvero troppi per un Paese come l’Italia. Ma questo è un aspetto diverso dalla necessità di semplificazione dell’iter legislativo. Quanto alla funzione «riequilibratrice» del Senato ho seri dubbi. È vero, tante volte nel passaggio da una Camera all’altra si è rimediato ad errori grossolani. Ma non vedo questa presunta «saggezza» dei senatori rispetto ai deputati.

Nella parte finale della lettera tocchi un altro punto: la nuova legge elettorale. Non ripeto qui quanto abbiamo già scritto più volte sul questo settimanale (ricordo solo l’ultimo editoriale di Emanuele Rossi, sul n. 12 e che potete trovare anche sul nostro sito). Mi limito ad osservare che pur con tutte le critiche su come oggi vengono scelti gli eletti (liste bloccate, candidature plurime...), riconosco loro la legittimità di apportare anche modifiche alla Costituzione, nei limiti saggiamente previsti dall’art. 138.

Claudio Turrini

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