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«I cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo». Lo ha detto monsignor Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per le relazioni con gli Stati, durante un incontro a margine della 72ma assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel solo 2016 la Santa Sede ha fornito aiuti umanitari alla Siria per 200 milioni di dollari.

La Caritas messicana ha emesso, nelle prima ore del mattino (ora locale) e dopo un intenso lavoro notturno, un secondo bollettino sulla situazione a quasi 72 ore dal terremoto di 7.1 gradi della scala Richter, che ha colpito il Messico centrale e in particolare Città del Messico e gli stati di Puebla, Morelos, Guerrero, México, Tlaxcala, Oaxaca e Veracruz. Secondo i dati ufficiali, le vittime finora accertate sono 251, i feriti 476, più di 15mila le case distrutte.

Intervenendo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in corso a New York, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher ha illustrato una road map in cinque i punti per la pace nella Repubblica Centrafricana. E alla conferenza sul bando totale degli esperimenti nucleari si è detto «turbato» dal fatto che il Trattato, a 20 anni di distanza, non è stato ancora ratificato da tanti stati.

Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha ribadito di voler mantenere la convocazione del referendum del 1° ottobre per difendere la democrazia, accusando il Governo di Madrid di avere «sospeso illegittimamente l’autogoverno catalano» instaurando uno «stato di eccezione».

È iniziata in Messico (ora locale) la seconda notte dopo il forte terremoto che ha colpito Città del Messico, a 120 chilometri dell’epicentro e gli stati di Morelos, Puebla, México, Tlaxcala e Guerrero e Oaxaca. Secondo il più recente bollettino emesso dalla Caritas messicana nel pomeriggio di ieri (in serata in Italia) il bilancio provvisorio delle vittime è di 248: di queste, 117 a Città del Messico, 72 nel Morelos, 43 nello stato di Puebla (7 nella capitale), 12 nello stato di México, tre nel Guerrero e uno in Oaxaca.

Un appello a «difendere la dignità di un popolo senza difesa, garantire la loro personale sicurezza e libertà di movimento e proteggerli da ogni forma di aggressione, abuso o umiliazione che violi la loro dignità umana». A lanciarlo, a favore della Repubblica Centrafricana, è stato mons. Paul R. Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede.