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Baghdad sotto le bombe: parla mons. Warduni

“La guerra è un crimine grande contro l'umanità, materialmente, moralmente e spiritualmente. Non è facile infatti vivere con il timore che qualcuno arrivi a saccheggiare la propria casa e il proprio Paese. Noi chiediamo a tutti di fare il possibile, e di unirsi al popolo iracheno nella preghiera che questa guerra cessi il più in fretta possibile”. È quanto dichiara monsignor Slamon Warduni, ausiliare del Patriarca di Baghdad, intervistato da Radio InBlu, all'indomani di un'altra notte di bombardamenti sull'Iraq.L'interrogativo dei credenti sul valore della preghiera (Benito Marconcini)Difficile venderla come una guerra di liberazione (Romanello Cantini)Guerra all'Iraq. In Israele e Palestina la ferita peggioreMa l'Italia ripudia o no la guerra?Giovanni Paolo II: La guerra minaccia le sorti dell'umanitàPARTECIPA AL NOSTRO FORUM

“La guerra è un crimine grande contro l’umanità, materialmente, moralmente e spiritualmente. Non è facile infatti vivere con il timore che qualcuno arrivi a saccheggiare la propria casa e il proprio Paese. Noi chiediamo a tutti di fare il possibile, e di unirsi al popolo iracheno nella preghiera che questa guerra cessi il più in fretta possibile”. È quanto dichiara monsignor Slamon Warduni, ausiliare del Patriarca di Baghdad, intervistato da Radio InBlu, all’indomani di un’altra notte di bombardamenti sull’Iraq.

“La guerra è un crimine grande contro l’umanità, materialmente, moralmente e spiritualmente – commenta monsignor Warduni ai microfoni di InBlu –. Non possiamo guardare nel cuore degli uomini, ma ci auguriamo che non si diffonda tra la popolazione il fondamentalismo. Altrimenti, ci sarà un grande massacro. E questo, un uomo di cultura e di cuore non lo può volere neanche per il nemico.

“Non ci sono notizie, non riusciamo a sapere niente di quanto accade intorno a noi. La gente resta sveglia tutta la notte, a causa dei bombardamenti – prosegue monsignor Warduni –. Questa notte c’erano più di venti missili su Baghdad, e poi la televisione ha anche cessato le trasmissioni. Noi non sappiamo perché, abbiamo però sentito dalla radio che forse c’è stato un bombardamento. Sul volto di tutte le persone si vede paura, sgomento e stanchezza: non si sa niente del futuro, e la gente vive aspettando che arrivino i ladri nelle proprie case. Non è facile infatti vivere con il timore che qualcuno arrivi a saccheggiare la propria casa e il proprio Paese. Le Chiese rimangono sempre aperte, per tutti coloro i quali cercano rifugio e vogliono un po’ di sicurezza. Anche se non ci sono tante case e abitazioni distrutte infatti, molti stabili vicino ai palazzi governativi rimangono danneggiati nel corso dei bombardamenti. Anche le finestre del patriarcato sono saltate per gli attacchi ai vicini palazzi del governo. Ma a soffrire di più sono soprattutto i bambini e le donne, che sentiamo piangere appena suonano le sirene che annunciano i bombardamenti. Ma anche i soldati, i giovani ragazzi di tutti gli eserciti in campo, che non hanno colpa per la situazione in cui si trovano.

“Non troviamo nessuna ragione per questa guerra: tutte le ragioni di cui sentiamo parlare potevano trovare una risposta seguendo le parole del Santo Padre, che aveva chiesto di seguire la via della pace, parlando e dialogando. Si doveva trovare il modo di evitare tutte queste vittime”. E monsignor Warduni conclude con un appello: “Noi chiediamo a tutti di fare quanto possono, e di unirsi al popolo iracheno nella preghiera che questa guerra cessi il più in fretta possibile”.

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