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Corea del Nord: leader religiosi da papa Francesco. «La pace ad ogni costo»

Sabato 2 settembre, i leader delle sette religioni principali in Corea avranno una udienza speciale con il Santo Padre. «Chiederemo a papa Francesco la sua preghiera e il suo aiuto per il popolo coreano e la riunificazione della penisola coreana», dice al Sir monsignor Igino Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana.

«Papa Francesco conosce molto bene e segue la situazione perché il Santo Padre è molto interessato alla pace nella penisola coreana. Tra breve, i leader delle sette religioni principali in Corea avranno una udienza speciale con il Santo Padre al quale chiederemo la sua preghiera e il suo aiuto per il popolo coreano e la riunificazione della penisola coreana». Ad annunciarlo è monsignor Igino Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana.

L’udienza con Papa Francesco – spiega l’arcivescovo, raggiunto telefonicamente dal Sir prima di partire per Roma – si terrà questo sabato (2 settembre) e a partecipare all’incontro insieme all’arcivescovo di Gwangju ci saranno i principali leader religiosi della Corea. Non è la prima volta che i leader religiosi coreani incontrano il Papa. Era già successo in Corea nell’agosto del 2014 quando il Papa visitò il Paese.

L’incontro, quest’anno, avviene nell’ambito di un «pellegrinaggio» che i rappresentanti delle religioni faranno a Roma. Un pellegrinaggio significativo alla luce delle minacce di una guerra nucleare che i continui lanci missilistici da parte del regime di Pyongyang stanno provocando nella regione asiatica. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu «ha condannato fortemente» il lancio del missile di martedì scorso, il presidente Trump ha annunciato di avere sul tavolo aperte tutte le opzioni, mentre le Forze armate della Corea del Sud hanno risposto al lancio di Pyongyang sganciando otto bombe vicino al confine con la Corea del Nord.

In una riunione del 29 agosto, la Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale coreana, guidata da monsignor Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, nel manifestare la sua preoccupazione, ha ribadito: «La pace non può essere costruita mai attraverso l’equilibrio del potere delle armi, ma si realizza attraverso la mutua fiducia». Ed ha chiesto di «ripensare» all’intenzione annunciata dal governo sud-coreano d’impiegare missili Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), sistema anti-missili a corto e medio raggio, a difesa del territorio della Corea del Sud. Ma è di ieri (30 agosto) la notizia riportata dal viceministro della Difesa sudcoreano Suh Choo-suk: la Corea del Nord è pronta a effettuare il suo sesto test nucleare in qualsiasi momento.

Mons. Igino Kim, il mondo guarda con grandissima preoccupazione ai continui lanci di missili da parte di Pyongyang. Vuole lanciare un appello di pace?

«L’unica arma più sicura per la pace non è il missile, ma la riconciliazione attraverso il dialogo che deve essere condotto nel modo più sincero e con fiducia onesta».

Una guerra nucleare avrebbe conseguenze disastrose per l’umanità. Perché si vuole continuare a tutti i costi a percorrere la via delle minacce e degli armamenti nucleari?

«Sì, è vero. Una guerra nucleare avrebbe conseguenze disastrose per l’umanità. Mi pare che questo gesto della Corea del Nord sia dettato dalla volontà di avere un rapporto diretto con gli Stati Uniti in una relazione tra eguali e dalla determinazione di non essere isolata dal contesto internazionale. Anche la Corea del Nord è consapevole che una guerra nucleare avrebbe conseguenze disastrose per tutti».

È possibile un dialogo di pace con Pyongyang e cosa può fare la Chiesa? C’è un rapporto con la Corea del Nord e quale ruolo può giocare?

«Sono sicuro che è possibile un dialogo di pace con Pyongyang. La Corea del Nord ha fiducia nella Chiesa cattolica in Corea e ancora manteniamo una relazione di fiducia. Da parte nostra c’è la volontà di avere con loro un contatto continuo e di dialogare sulle cose d’interesse comune. Spero anche che possiamo incontrarci fra poco. La Chiesa Cattolica in Corea cercherà di lavorare alla denuclearizzazione e alla costruzione della pace nella penisola coreana e di poter essere un punto di svolta, che consente alle generazioni future di sognare un mondo di giustizia, amore e rispetto per tutta la creazione».

La Corea è divisa. Papa Francesco però quando venne in Corea disse che il popolo coreano è un’unica famiglia. C’è una possibilità oggi per un «patto di pace» tra le due Coree?

«Se i cosiddetti Paesi super-potenti ci aiutano, ci sarebbe possibilità per un «patto di pace» tra Corea del Sud e Corea del Nord. Molti fedeli pregano il rosario ogni giorno per la pace tra il Sud e il Nord della Corea e prossimamente varie diocesi promuoveranno una «campagna» per promuovere il «patto della pace» con i tutti i coreani che desiderano e lavorano per la pace. Con la Corea del Nord cerchiamo anche di lavorare per inviare beni di prima necessità».

Stati Uniti e Giappone stanno reagendo alle provocazioni della Corea del Nord. Vuole lanciare un appello anche a loro?

«Penso che noi dobbiamo sempre cercare la pace non con le armi o con le sanzioni, ma attraverso il dialogo, la negoziazione e il rispetto reciproco ad ogni costo».