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Crisi umanitarie: Rapporto Msf, da dimenticate a invisibili per i media

«Le crisi umanitarie da dimenticate sono diventate invisibili». Questo il monito lanciato oggi a Roma da Medici senza frontiere (Msf) che ha presentato presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) il 9° rapporto su «Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2012».

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«L'anno scorso i telegiornali hanno dedicato solo il 4% dei servizi a contesti di crisi, conflitti, emergenze umanitarie e sanitarie - ha dichiarato il giornalista ed editorialista Valerio Pellizzari -. È il dato più basso dal 2006, cioè da quando Msf ha avviato il monitoraggio dei Tg».

L'indagine, realizzata, con il supporto dell'Osservatorio di Pavia, prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari italiani in prima serata della televisione generalista, in particolare 3 della tv pubblica e 4 della tv privata. «Una percentuale molto bassa se confrontata con il 14,4% del principale Tg tedesco e il 9% della Bbc», ha rilevato Pellizzari. «Il 2012 è stato l'anno peggiore: contesti come la Repubblica Centroafricana o alcune malattie tropicali sono stati del tutto dimenticati» ha sottolineato Paola Barretta, ricercatrice dell‘Osservatorio di Pavia. «L'Aids è pressoché sparita e - ha continuato l'esperta - esiste un significativo squilibrio tra le sofferenze delle popolazioni e la copertura data dai media, in particolare dai Tg».

Da un'altra ricerca, commissionata sempre da Medici senza frontiere all'Eurisko, emerge però che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazione sulle emergenze umanitarie e considerano eccessivo lo spazio riservato alle notizie di gossip. «Le notizia di costume e curiosità solo in Italia occupano ancora il 6% dello spazio riservato ai Tg, una percentuale assente negli altri Tg europei» ha precisato Barretta. «Ed è per questo motivo che Msf ha stilato una lettera aperta, rivolta ai responsabili dei principali Gruppi editoriali italiani e sottoscritta da importanti esponenti del mondo accademico e giornalistico», ha spiegato Loris de Filippi, presidente di Msf Italia. «L'obiettivo è sollecitare i media a sostenere gli sforzi per portare le crisi dimenticate all'attenzione dell'opinione pubblica» ha continuato il presidente Msf, il quale ha anche ricordato che «ogni anno stiliamo la lista delle ‘Crisi dimenticate' con un augurio: che l'anno successivo sia vuota».

«Il dato che emerge dal 9° Rapporto di Medici senza frontiere è sicuramente preoccupante - ha commentato Giovanni Rossi, presidente Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) - ma è anche il risultato dell'impoverimento culturale della società italiana, della quale anche i giornalisti fanno parte». Da qui la tendenza a dare più spazio a tematiche vicine al «sentimento comune» piuttosto che a temi legati alle crisi umanitarie.

«Non si può però negare che il mondo editoriale è tra i settori che più di tutti sta pagando gli effetti negativi della crisi e quindi ci sono meno fondi per investire, per esempio, in fonti dirette e inviati sul posto». Ma nonostante la situazione economica in atto, «non si può sottovalutare l'importanza della formazione dei giornalisti, che deve tenere conto della trasformazione del mondo verso una realtà più globalizzata» ha rilevato Rossi.

«C'è troppo provincialismo nella stampa italiana - ha concluso Daniela De Robert, vicesegretario del sindacato dei giornalisti UsigRai - sarebbe opportuno unire le forse e portare avanti una campagna sull'indipendenza della stampa italiana, in particolare in favore di un cambiamento delle informazioni fornite dal servizio pubblico».

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