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Elezioni Regno Unito: May e i Conservatori al primo posto, ma perdono maggioranza

(Londra) Una Theresa May «impiccata, sventrata e squartata». Il vendutissimo tabloid «Sun» non usa mezze parole per indicare la sconfitta della premier mentre la Bbc conferma che la Gran Bretagna ha un parlamento «appeso», all’indomani delle elezioni generali dove hanno votato oltre 46 milioni di britannici, un milione in più dell’ultima volta.

Parole chiave: Brexit (30)
Theresa May

I Conservatori non hanno la maggioranza per poter governare e hanno perso almeno 13 seggi (le assegnazioni dei seggi uninominali sono al momento in corso). La May, che ha anticipato le elezioni perché sperava di rafforzare il proprio potere alla vigilia dei negoziati sul Brexit, avrà bisogno adesso del sostegno dei nordirlandesi del Dup se vuole rimanere al governo. Sempre che il suo partito non decida di pensionarla prima.

Il laburista Corbyn ha guadagnato almeno 31 seggi e può permettersi di chiedere le dimissioni della premier. I giornali conservatori «Telegraph» e «Times», insieme ai tabloid, parlano di «caos», nei titoli di oggi, ma la necessità, sia per i Tories che per i Labour, di trattare e trovare alleati vorrà dire più moderazione. Non sappiamo ancora chi governerà la Gran Bretagna ma una coalizione sarà probabilmente più disponibile nei confronti dell’Unione europea durante le trattative per il Brexit, e sarà chiamata a fare fronte al terrorismo. L’approccio duro della May, che minacciava di andarsene dalla Ue sbattendo la porta, promettendo persino limitazioni dei diritti umani per far fronte agli attentati, non è piaciuto agli elettori.

«Benché Theresa May, che aveva minacciato di rompere completamente con l’Unione europea, sia stata sconfitta, è probabile che un approccio duro a Bruxelles continui a prevalere. E i Conservatori dovranno allearsi con i nordirlandesi del partito Dup per avere una maggioranza in parlamento». A commentare per il Sir il post elezioni britanniche è il cattolico più influente del Regno Unito, quel Lord Alton che, per anni, ha difeso, a Westminster, i temi più cari alla Chiesa cattolica. «Tuttavia», continua ancora il Pari del Regno, «alla Camera dei Comuni vi sarà anche una maggioranza più moderata disposta a sostenere parti della legislazione sul Brexit che sono per un compromesso tra la Gran Bretagna e la Ue». Insomma il giorno dopo la consultazione si evidenzia un panorama complicatissimo che richiederà «immaginazione e inventiva, anche da parte dell’Unione europea, perché bisognerà andare oltre la posizione di oggi che vuole il Regno Unito fuori oppure dentro l’Europa».

«Corbyn, dato per spacciato dal suo stesso partito alla vigilia, è riuscito a recuperare i voti delle classi più povere, che erano andati allo Ukip, la formazione nata per portare la Gran Bretagna fuori dall’Ue, e il fatto che i Liberaldemocratici, l’unico partito che vuole un nuovo referendum sul Brexit, abbiano ottenuto soltanto il 7%, dimostra che l’elettorato non vuole tornare alle urne su questa questione», conclude Lord Alton.

Fonte: Sir
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