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Emergenza profughi: Caritas, senza risposte la crisi umanitaria è inevitabile

Senza risposte al dramma dei profughi che premono alle frontiere europee «la crisi umanitaria è inevitabile». Lo afferma oggi Caritas italiana, in una nota alla vigilia dell’approvazione da parte della Commissione europea del nuovo meccanismo europeo per gestire la crisi dei profughi 

Profughi (Foto Sir)

Senza risposte al dramma dei profughi che premono alle frontiere europee «la crisi umanitaria è inevitabile»: la solidarietà di tanti volontari in Grecia «stride con le chiusure di alcuni Stati che respingono con i lacrimogeni famiglie intere e centinaia di bambini. Così come stride con l’approccio arbitrario degli hot spot, voluto dall’Unione europea»: lo afferma oggi Caritas italiana, in una nota alla vigilia dell’approvazione da parte della Commissione europea del nuovo meccanismo europeo per gestire la crisi dei profughi (oltre 120mila arrivate dall’inizio dell’anno) e di un piano di aiuti umanitari in favore della Grecia. Citando Papa Francesco che chiede una «risposta corale» tra i Paesi europei per «distribuire equamente i pesi» (Angelus 28 febbraio) , Caritas italiana fa oggi notare che le sue parole «mostrano l’inadeguatezza e la chiusura della politica di alcuni Stati europei in materia di asilo e immigrazione». «La Grecia si trova ormai sempre più fra l’incudine e il martello – rileva -, tra la crisi economica, che dura da ormai otto anni, e l’inarrestabile flusso migratorio che la sta trasformando nel ‘Libano d’Europa’, un vero e proprio ‘magazzino di anime’ come aveva denunciato Iannis Mouzalas, vice ministro greco per l’Immigrazione».  Le autorità nazionali e locali, informa Caritas italiana, che sta collaborando con Caritas Hellas insieme a tante altre Caritas europee, «cercano di fare il possibile per ridistribuire i tanti profughi; nella delicata area di Idomeni, al confine con la Macedonia il governo greco sta infatti allestendo cinque nuovi centri di accoglienza per le migliaia di persone bloccate sul suo territorio dopo la chiusura delle frontiere dei Paesi della cosiddetta rotta balcanica».

«Nel frattempo – prosegue Caritas – le forze armate hanno allestito tendopoli in un ex aeroporto militare e in un campo vicino al valico di frontiera con la Macedonia, che nei prossimi giorni saranno pronti ad accogliere i profughi. Altri tre accampamenti militari nella stessa zona, non utilizzati dall’esercito, saranno trasformati in centri di accoglienza». Anche ad Atene, ricorda, «la situazione è drammatica; migliaia di profughi sbarcano giornalmente al porto del Pireo e si accampano nelle piazze, parchi pubblici, creando forti disagi alla vita di tutti i giorni». «Nonostante tutto – sottolinea Caritas italiana – i cittadini greci continuano a testimoniare una grande solidarietà, come dimostrano le tante persone che giornalmente distribuiscono viveri, vestiti, giocattoli, coperte a migliaia di profughi». Da settembre 2015 ad oggi la Caritas ha distribuito oltre 80mila pacchi alimentari, 40mila kit igienici; quasi 8mila persone hanno ricevuto generi di prima necessità (vestiti, coperte, impermeabili…), oltre 4mila persone sono state accolte nei tre alberghi gestiti dalla Caritas greca tra Lesbos e Atene e più di 3mila profughi hanno ricevuto un servizio di ascolto e orientamento.

Fonte: Sir
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