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La testimonianza di un sacerdote toscano che vive in palestina

Gaza, abuna Mario: «Fermate il massacro»

Chi può fare qualcosa per fermare questo massacro lo faccia subito. E' l'appello che abuna Mario (don Mario Cornioli), sacerdote toscano, fidei donum in Palestina, lancia dal suo blog, raccontando come ieri abbia accompagnato al valico di Eretz il parroco di Gaza, che rientrava tra i suoi parrocchiani dopo una visita al padre ammalato.

Parole chiave: don Mario Cornioli (2), Gaza (176)
Bombe su Gaza

«In queste notti dove anche io faccio fatica a dormire mi ritornano in mente e nel cuore le immagini degli occhi dei bambini di Gaza che ho visto in questi anni di avanti e indietro con la Striscia.  Occhi terrorizzati che mi imploravano di fare qualcosa… è per questo che non posso tacere e restare in silenzio: sarei complice del silenzio di tanti e quello che mi fa' più male anche della mia chiesa…non quella locale che fa' quello che può ma di quella aldilà del mare! Per questo dobbiamo dire BASTA.  Chi può fare qualcosa lo faccia!!!». Lo scrive don Mario Cornioli, sacerdote fidei donum della Diocesi di Fiesole che da alcuni anni vive in Palestina, nel suo blog , raccontando come ieri abbia accompagnato dall'aeroporto di Tel Aviv al valico di Eretz, il parroco di Gaza, abuna George, « George che stava tornando in Terrasanta, dopo aver visitato il padre ammalato, per poter rientrare a Gaza e stare vicino alla sua gente e a tutto il popolo Gazawi»

«Abuna George – racconta abuna ("padre") Mario - è arrivato con il volto triste per le notizie che i suoi parrocchiani gli avevano mandato in Argentina. Dal desiderio di non perdere altro tempo, sarebbe voluto andare direttamente da Tel Aviv ad Eretz ma dopo una bella discussione l’ho convinto che tanto alle 4 di notte non lo avrebbero fatto entrare ed allora siamo tornati a BetJala dove abbiamo “dormito” un paio di ore per poi ripartire alla volta della Striscia di Gaza».

«Arrivati ad Eretz alle 8,30 – continua il racconto - abbiamo trovato le strade bloccate un paio di km prima e dopo alcune telefonate con i nostri amici israeliani di Eretz ci hanno promesso che alle 9,30 sarebbe venuto qualcuno a prenderci. E così è stato. Avuto il permesso di entrare, non abbiamo atteso un minuto di più e quando ci siamo salutati ho visto negli occhi di abuna George la gioia mista alla preoccupazione.  Gioia per aver avuto la possibilità di entrare al più presto e poter tornare a condividere questi momenti terribili insieme alla comunità che Dio gli ha affidato. Preoccupazione perché mentre eravamo in attesa di entrare, diversi F16 sono passati sopra di noi sganciando diversi missili e così abbiamo subito pensato alla morte che questi missili avrebbero seminato. Perché a Gaza non ci sono rifugi per la gente, perché a Gaza non ci sono sirene che ti avvertono come in Israele. L’ho sperimentato anche io ieri  ad Eretz.  Partita la sirena, insieme ai tassisti di Rahat che vivono al check point aspettando qualcuno da trasportare, come se tutto fosse normale,  siamo andati a passo veloce dietro un container che ospita i bagni. Ho chiesto se non fosse pericoloso dato che mi sembrava abbastanza debole il container per poterci riparare ma tutti erano tranquilli e mi hanno risposto che anche se un razzo arrivava lì, avrebbe bucato il container da una parte e si sarebbe fermato….insomma non poteva arrivare dall’altra parte del container. Durante il lancio dei razzi dall’altra parte, mi ha colpito molto questa “serenità” dei tassisti così come mi ha colpito molto la “tranquillità” dei soldati del check point di Eretz con i quali abbiamo passato diverso tempo in attesa dell’abuna Pablo che stava uscendo con un convoglio ONU insieme ad altri cooperanti italiani e a 3 focolarini bloccati sulla Striscia da mercoledì scorso. Ci dicevano di entrare nella stanza del controllo passaporti perché lì era “sicura”!»

«Questa mattina – racconta ancora abuna Mario - ho parlato con abuna George :  Mi racconta al telefono : “notte d’inferno dove la terra ha tremato e la canonica anche…nonostante sia grande e grosso ho dondolato sul letto tutta la notte ed ho avuto un po' di paura anche io ma ringraziando Dio, abbiamo rivisto la luce del giorno… le suore stanno bene e i nostri cristiani tutti bene ma diversi di loro abitando nella zona di Nasser Street dove la famiglia Dolu è stata sterminata, hanno avuto tutti i vetri distrutti e si sentono miracolati….”»

«Quello che sta succedendo è un genocidio fisico che ancora molti non vogliono vedere ma che non resterà impunito (almeno da DIO). C’è una totale dis-informazione su quanto sta accadendo e mi sono convinto anche io che non importa chi ha iniziato prima o dopo (anche se per amore della verità sin da agosto Israele ha bombardato la Striscia in modo più o meno continuo…) (…) Ora è fondamentale dire BASTA !!! Basta a questo massacro fisico e psicologico che deve terminare al più presto e che sta creando seri problemi ai bambini che restano vivi» . 

Fonte: Tog
Gaza, abuna Mario: «Fermate il massacro»
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