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Ancora violenze in Terra Santa

Intifada dei coltelli, Pizzaballa: «Si sta diffondendo ancora più odio»

L'analisi di padre Pierbattista Pizzaballa (custode di Terra Santa): «Non siamo di fronte a una vera e propria sollevazione popolare. Da ciò che si vede sembrano piuttosto episodi isolati e non organizzati». Differenza sostanziale, dunque, con le sollevazioni del 1987 e del 2000. Nonostante tutto, tornano i pellegrini. L'auspicio: «Speriamo si consolidi un aumento»

Un'immagine degli scontri tra manifestanti palestinesi e forze dell'ordine a Gerusalemme (Foto Sir)

La chiamano l’Intifada del coltello, quello con cui giovani palestinesi da diversi giorni aggrediscono in strada, ferendo e uccidendo, cittadini israeliani, prima di essere a loro volta fermati o freddati dalle forze di sicurezza con la stella di David. A Gerusalemme, come in altre località israeliane e in Cisgiordania, monta la rabbia sia dei palestinesi che degli israeliani. A Tel Aviv si sono uditi slogan quali «morte agli arabi». Una sfida nuova e, al tempo stesso, temibile per le forze di polizia israeliane che si trovano a fronteggiare dei «lupi solitari» che per questo riescono meglio a sfuggire ai controlli di sicurezza. Dalla Striscia di Gaza, Hamas getta benzina sul fuoco lodando gli attentatori, mentre in Galilea sono apparse scritte minacciose «Daesh Falistin» (Isis Palestina). L’epicentro resta, tuttavia, Gerusalemme dove si svolge il braccio di ferro sulla Spianata delle Moschee, reclamata sia dagli ebrei, perché insistente sul luogo ove sorgeva il Tempio di Salomone, sia dai musulmani, che la ritengono il punto da cui Maometto sarebbe asceso al Paradiso. Il premier Benjamin Netanyahu ha deciso la chiusura dei quartieri arabi della città santa e blindato la «Città Vecchia» schierando migliaia di agenti per controllare la situazione.

«Non siamo di fronte ad una vera e propria sollevazione popolare - spiega il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa -. Da ciò che si vede sembrano piuttosto episodi isolati e non organizzati. Credo sia ancora presto per capire come evolverà la situazione che ogni ora che passa appare sempre più deteriorarsi. I prossimi giorni saranno decisivi per capire meglio cosa sta accadendo».

Padre Pizzaballa, c’è chi parla di Terza Intifada, dopo quelle del 1987 e del 2000. È d’accordo?

«La differenza è sostanziale: le sollevazioni del 1987 e del 2000 avevano un prevalente carattere politico. I fatti di questi giorni invece sembrano averne uno religioso. Non si sente parlare d’insediamenti, confini, muri e colonie, ma di Al Aqsa, della Spianata delle Moschee».

Sembra manchi anche una regia in questi attentati opera di «lupi solitari»…

«Certamente. Questa è una novità con cui israeliani e palestinesi devono fare i conti. Temo che questo fenomeno di lupi solitari o cani sciolti, come si tende a dire, prima o poi qualcuno lo farà proprio. Di certo si sta diffondendo ancora più odio che renderà difficile ogni soluzione. Non esistono soluzioni tecniche senza la fiducia reciproca».

Quello israelo-palestinese è un conflitto che la diplomazia sembra tesa a schivare come testimonia una certa inazione internazionale davanti alle violenze di questi giorni. Perché questo atteggiamento?

«Credo perché, da un lato, vi sono tragedie immani come quelle in Iraq e in Siria che chiedono le giuste attenzioni anche per le emergenze umanitarie che ne derivano e mi riferisco, non solo alle vittime e ai feriti, ma anche ai profughi e ai rifugiati che cercano di arrivare in Europa. Dall’altro, la questione israelo-palestinese è un ginepraio antico dove nessuno ha l’entusiasmo e la voglia di entrarvi dentro. Nei prossimi giorni arriverà in Terra Santa il segretario di Stato americano, John Kerry. Vedremo…».

Crede davvero che Kerry possa mettere un freno alla situazione?

«Lo spero anche se non saprei dire come. Sia il premier israeliano Netanyahu si il presidente palestinese Abu Mazen hanno problemi di leadership e questi cani sciolti, di cui parlavo prima, nascono anche dalla frustrazione generata dalla situazione politica interna».

L’assenza di prospettive politiche capaci di affrontare questa escalation di violenza potrebbe essere riempita da Al Qaeda o dallo Stato Islamico (Isis)?

«Non credo che Al Qaeda o Isis possano arrivare a tanto. Ritengo più facile che eventuali gruppi che si dovessero formare al di fuori di quelli già esistenti e attivi sul terreno si richiamino a Isis o Al Qaeda. Non legami diretti ma richiami o imitazioni, questo sì. Come è successo in Libia».

Le tensioni di questi giorni hanno coinvolto in qualche modo i pellegrini che sono in Terra Santa?

«Le zone della Città Vecchia di Gerusalemme, maggiormente frequentate dai pellegrini, sono state solo minimamente toccate da questi fatti. Dunque i pellegrini sono fuori dalle zone calde e non corrono rischi. Mi preme sottolineare che, dopo un periodo di magra, stanno tornando molti gruppi e, per questo motivo, ho dato disposizione ai santuari di allungare gli orari per tutto il mese di ottobre così da permettere ai pellegrini di celebrare le loro funzioni. Speriamo che dopo il calo si consolidi un aumento, soprattutto nel numero dei pellegrinaggi italiani. Sarebbe una bella notizia per la Terra Santa così scossa da tante tensioni».

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