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Iraq: Acs, presentato agli ambasciatori Ue il «Piano Marshall» per la Piana di Ninive

L'Acs ha presentato un piano per la ricostruzione delle abitazioni cristiane della Piana di Ninive. Soddisfazione per la liberazione della piccola Cristina rapita dall’Isis

Cristiani in tenda in Iraq (Foto Sir)

Nei giorni scorsi una rappresentanza di Aiuto alla Chiesa che soffre è stata alla Delegazione dell’Unione europea presso la Santa Sede, per presentare il proprio piano per la ricostruzione delle abitazioni cristiane della Piana di Ninive agli ambasciatori Ue accreditati presso la Santa Sede. Il piano è stimato attorno ai 230 milioni di euro. «Un vero e proprio Piano Marshall – spiega il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro – che riporterà alla cristianità la Piana di Ninive. È nostra intenzione coinvolgere nel nostro progetto anche i governi, affinché contribuiscano a restituire alle famiglie cristiane quella vita che è stata loro strappata dall’Isis. Ora che i jihadisti colpiscono sempre più il nostro Occidente, sostenere i cristiani perseguitati rappresenta il primo e il più efficace vaccino contro l’estremismo». Da Acs Italia arriva anche la soddisfazione per la liberazione di Cristina, la bimba cristiana di tre anni rapita dall’Isis nel 2014.

A riguardo Acs riporta la testimonianza di padre Ignatius Offy, sacerdote siro-cattolico vicino alla famiglia della piccola: «La madre di Cristina è stata costretta a salire sull’autobus che li avrebbe condotti ad Erbil e da allora non aveva più rivisto la sua bambina. Fino a 5 giorni fa, quando ha finalmente potuto riabbracciarla». Sin dalla presa della Piana di Ninive da parte del Califfato, padre Offy ha cercato di rintracciare i suoi fedeli che erano stati rapiti dai jihadisti, «e Cristina in particolar modo, perché era la più piccola di tutti».

In questi anni, a Khouder Ezzo e a sua moglie Aida Hanna erano giunte notizie della loro bambina. Dapprima era stata vista con un soldato dell’Isis vicino ad una moschea e poi con una famiglia musulmana che viveva a Mosul, nel quartiere Tanak. «Quella famiglia aveva preso Cristina in una moschea di Mosul – spiega padre Offy – Avrebbero voluto restituirla ai suoi genitori, ma temevano per la sua sicurezza. Così l’hanno tenuta con loro, amata e curata come una figlia». Quando la famiglia musulmana si è traferita da Mosul in un’area più sicura, ha finalmente contattato il fratello maggiore di Cristina e il 10 giugno la piccola è tornata tra le braccia della sua mamma. «Un vero miracolo per il quale i genitori hanno pregato tanto – afferma il sacerdote – il padre ha recitato il rosario ogni giorno affinché sua figlia tornasse». La bambina è tuttavia profondamente traumatizzata. «Durante questi tre anni ha dimenticato la sua famiglia e anche la sua madre lingua, il siriaco. Ormai conosce solo l’arabo e in ogni caso parla pochissimo. Ha bisogno di un sostegno psicologico». Oggi la famiglia di Cristina vive in un caravan ad Erbil. Qaraqosh è stata liberata ma la loro casa è stata completamente distrutta dall’Isis. Come la loro, sono circa 13mila le abitazioni cristiane della Piana di Ninive che necessitano di essere restaurate o interamente ricostruite.

Fonte: Sir
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