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Iraq: mons. Warduni, «Fate qualcosa o l’Isis busserà a vostre porte»

«Fate qualcosa o l’Isis verrà a bussare anche alle vostre porte»: questo l’appello che monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, rivolge attraverso le pagine del settimanale diocesano di Concordia-Pordenone, per far capire quali siano le condizioni di vita dei cristiani in Iraq e in Medio Oriente.

Guerriglieri dell'Isis

Monsignor Warduni, venerdì 10 luglio, è ospite della parrocchia di Bibione (ore 21). «La situazione di tutti gli iracheni peggiora di giorno in giorno. Per tutti, dico. Però i cristiani devono pazientare molto di più: sono in costante calo. Siamo sempre di meno». Infatti, «si stima che fino a qualche anno fa i cristiani in Iraq fossero un milione e mezzo. Poi hanno cominciato a scendere: prima sotto il milione, poi ancora di più. Oggi siamo 350-400mila». Nella vita di ogni giorno «viene reso impossibile il lavoro. Fatto degli ultimi giorni: ora i cristiani non possono più vendere alcolici. E le uccisioni e ancora di più i rapimenti sono frequenti. Bisogna sempre essere prudenti, fare attenzione». È ancora possibile celebrare: «Domenica scorsa – ha raccontato il presule - ho celebrato qui le prime comunioni. Avevo dodici bambini. È possibile per loro seguire i catechismo, ci sono raduni di giovani delle nostre parrocchie. C’è libertà di culto, ma non libertà di coscienza».

Significa, spiega, «che i cristiani possono farsi musulmani, i musulmani non possono farsi cristiani. Se un musulmano decide di farsi cristiano viene ucciso. Se un papà e una mamma cristiani si fanno musulmani i loro figli diventano in automatico musulmani». «Il mondo – prosegue monsignor Warduni - è in colpa sul fronte Isis. Sta a guardare e non fa niente. Anzi, peggio. Gli vende le armi». Per il presule sono «due» le «cose fondamentali e urgenti. Primo: dire insistentemente ai diplomatici di fare qualcosa, di prendere sul serio l’Isis perché non si può stare tranquilli. Ormai nessuno può esserlo. Prima o poi verranno a bussare alle vostre porte». Secondo: «Non vendere più le armi», dice per tre volte il vescovo ausiliare di Baghdad. «Questo è terribile: interessi economici, di soldi da incassare, più forti delle vite uccise e violate. Questo si trasforma in un terrore sempre più diffuso», fa notare il presule. Ad esempio, gli attentati in Francia, Belgio, Tunisia sono fatti che «parlano. Dicono al mondo intero un messaggio che il mondo e le autorità non sembrano recepire. Dicono che noi cristiani amiamo tutti in nome di Cristo. Ma che loro non sono così. Loro vogliono ucciderci, eliminarci ed essere gli unici. Vogliono cancellare noi per esserci loro. E questo stanno facendo».

Fonte: Sir
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