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Libertà religiosa, l'Ue adotta linee guida. Kek: passo importante

Il Consiglio Affari esteri dell'Unione europea ha adottato le Linee guida dell'Ue sulla libertà di religione o di credo (Forb) a Lussemburgo. Le Linee guida sono il prodotto finale di un lungo processo di studio ed elaborazione al quale hanno attivamente partecipato anche le Chiese europee.

Percorsi: Unione Europea
Parole chiave: libertà religiosa (36), kek (64), Comece (68)

Nel primo punto delle Linee guida si afferma che il diritto alla libertà di pensiero, coscienza, religione o credo è «un diritto fondamentale di ogni essere umano» e riconosce che violazioni e abusi a questo diritto sono commessi in tutte le parti del mondo, «tra cui l'Europa». Con questi orientamenti, l'Ue ribadisce «la sua determinazione a promuovere» la libertà di religione o di credo come un diritto che «deve essere esercitato da chiunque e ovunque, in base ai principi di uguaglianza, non discriminazione e di universalità». L'Unione europea si prende anche l'impegno di «aiutare a prevenire e affrontare le violazioni di questo diritto in modo tempestivo, consistente e coerente».

Un «passo importante» verso il riconoscimento della libertà di religione e credo come «una priorità» della politica estera dell'Unione europea. Così la Commissione «Chiesa e Società» della Conferenza delle Chiese europee che ha sede a Bruxelles, definisce l'adozione ieri delle Linee guida sulla libertà di religione o di credo da parte del Consiglio Affari Esteri dell'Unione europea. La Chiese cristiane che fanno parte della Kek e della Comece hanno giocato un ruolo attivo nel corso della consultazione e della stesura di queste linee guida, dando suggerimenti alla luce della loro esperienza. E' dello scorso anno per esempio, l'organizzazione di un Seminario di dialogo promosso da Kek e Comece dal titolo «Libertà di religione: un diritto fondamentale in un mondo che cambia rapidamente». Le Chiese - si legge in un comunicato della Kek - hanno sempre sottolineato che «la libertà di religione e credo è un diritto inalienabile di ogni essere umano a prescindere dalla sua religione e dal suo credo». Ed hanno sempre valorizzato il «ruolo cruciale» che le Chiese, le comunità religiose e le organizzazioni della società civile possono giocare per la promozione e la difesa di questo diritto in quanto sono «in diretto contatto con le vittime delle violazioni dei diritti umani».

Per la Kek è importante anche il fatto che con queste linee guida, le chiese, le comunità religiose e le persone al di fuori dei confini dell'Unione europea possono segnalare le violazioni alla libertà di religione o di credo alle delegazioni dell'Ue nei Paesi terzi e in conseguenza delle violazioni segnalate, l'Ue può agire attraverso i meccanismi a sua disposizione, come colloqui bilaterali, iniziative e raccomandazioni. Dal canto loro «le Chiese continueranno a monitorare l'attuazione e la valutazione delle linee guida sulla libertà di religione o di credo, al fine di garantire che queste linee guida siano utilizzate in modo efficace per combattere le violazioni e segnalare i responsabili alla giustizia».

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