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Migranti a Calais: Chiesa anglicana d’Inghilterra contro la politica di Cameron

Dura la reazione della Chiesa anglicana d’Inghilterra contro politica intrapresa dal governo inglese verso gli immigrati che tentano disperatamente sulla costa francese a Calis di oltrepassare la Manica. 

Parole chiave: Sbarchi (250)
Immigrati alla barriera dell'eurotunnel (Foto Sir)

È il vescovo di Dover, il reverendo Trevor Willmott, a prendere la parola. «Siamo diventati un mondo sempre più duro - dice il vescovo in un’intervista rilasciata a The Observer -, e quando si diventa duri con gli altri e dimentichiamo la nostra umanità, finiamo con l’intraprendere posizioni di chiusura». Ed aggiunge: «Abbiamo bisogno di riscoprire che cosa significa essere un essere umano e che ogni essere umano vale». Il riferimento del vescovo è alle parole usate dal premier David Cameron che ha descritto i migranti che cercano di raggiungere la Gran Bretagna come uno «sciame» promettendo un maggiore impiego di cani addestrati e un rafforzamento della sicurezza a Calais. Il governo inglese ha anche annunciato di aver raggiunto un accordo con le autorità francesi per fornire rinforzi aggiuntivi alle 200 guardie già impiegate e un maggiore investimento per l’impianto di nuove telecamere a circuito chiuso, rilevatori infrarossi e illuminazione.

Il vescovo anglicano Willmott puntualizza l’inopportunità di «mettere i migranti e i rifugiati tutti insieme in quella frase molto offensiva che tende a categorizzare le persone». E aggiunge: «Credo che poteva ammorbidire il linguaggio e questo non significa non affrontare il problema. Significa affrontare la questione in modo non ostile». La critica della Chiesa in realtà non è isolata: anche il Consiglio per i rifugiati ha accusato il primo ministro d’infiammare il dibattitto sulla migrazione in maniera «irresponsabile» utilizzando un «linguaggio disumanizzante». Peter Sutherland, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite sulla migrazione internazionale, ha detto: «Molti di quelli che sono a Calais sono rifugiati, proprio come lo era il popolo ebraico nel 1939. Possono dimostrare che erano - e sono - perseguitati e lo sarebbero stati se fossero rimasti».

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