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Migranti: appello vescovi francesi e inglesi da Calais, «rispondere alla crisi con generosità»

Rispondere alla crisi dei rifugiati «mostrando generosità a coloro che sono esiliati dalla loro Patria». A lanciare l’appello sono l’arcivescovo di Southwark e vice-presidente della Conferenza episcopale inglese, Peter Smith, il vescovo anglicano di Dover, rev. Trevor Willmott, e il vescovo cattolico della diocesi di Arras, Jean-Paul Jaeger.

Profughi

I tre vescovi si sono dati appuntamento a Calais sabato scorso per rinsaldare l’unità di impegno delle Chiese nell’accoglienza dei migranti sui due lati della Manica ed hanno preso parte alla manifestazione in sostegno dei migranti promossa da varie associazioni, tra cui anche il Secour-Catholique France e la Caritas Europa. I partecipanti alla manifestazione hanno sfilato nella «Giungla», il campo-profughi chiamato così per le sue condizioni disumane e hanno invitato i migranti presenti ad unirsi a loro. Sono più di 4.500, secondo le stime di Amnesty International, i migranti che attendono, nei campi di Calais e nei paesi limitrofi, di poter raggiungere l’Inghilterra. La cerimonia finale si è tenuta davanti alle barriere alte anche 4 metri che sono state costruite al porto per impedire il passaggio: qui i partecipanti al corteo si sono fermati per un minuto di silenzio in memoria di tutte le persone che hanno perso la vita nel disperato tentativo di attraversare la Manica.

«Noi, leader delle Chiese ai due lati della Manica, ci siamo uniti in solidarietà con questa Giornata di azione a Calais», scrivono i tre vescovi nell’appello che è stato rilanciato oggi sul sito della Conferenza episcopale inglese: «Questi uomini donne e bambini vulnerabili condividono la nostra comune umanità e tutti possono aiutarli a vivere in dignità e contribuire alla società civile». I vescovi invitano le persone credenti e non credenti a dare «un sostegno finanziario e materiale, tempo e capacità, riparo e alloggio». «Soprattutto, possiamo pregare e raccogliere informazioni per sostenere la richiesta di un trattamento migliore nei nostri paesi e in tutta l’Unione europea. Vogliamo contraddire i miti che incitano al pregiudizio e alla paura e spingono i politici a promuovere politiche che chiudono ulteriormente le frontiere e prevendono un aumento nell’impiego del personale di sicurezza. Siamo determinati a lavorare insieme per incoraggiare gli europei a creare un clima di accoglienza verso gli stranieri. Siamo sicuri che si riuniranno a noi tutti coloro che si riuniscono nei luoghi di culto lungo i confini delle nazioni europee».

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