Mondo
stampa

Padre Dall’Oglio. Parla il fratello, «viviamo nell’attesa»

Il 29 luglio 2013 veniva sequestrato a Raqqa (Siria) il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica siriana di Mar Musa. In questi quattro anni, sulla sua sorte si sono rincorse tante voci, senza nessuna conferma. A quattro anni dal suo rapimento il Sir ha intervistato il fratello del gesuita, il musicista Pietro Dall’Oglio.

Padre Paolo Dall'Oglio

Il 29 luglio 2013 veniva sequestrato a Raqqa (Siria) il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica siriana di Mar Musa. In questi quattro anni, sulla sua sorte si sono rincorse tante voci, senza alcuna conferma. Il suo rapimento non è mai stato rivendicato. Il sacerdote si era recato nella città capitale siriana dello Stato Islamico (Isis) per prendere parte, il 28 luglio, a un raduno promosso da studenti locali. In un video della manifestazione padre Dall’Oglio invocò libertà, unità e cultura per la Siria e i suoi abitanti. Il giorno dopo il gesuita si recò nel quartier generale dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria per poi scomparire senza lasciare traccia. Una versione avvalorata dalle parole del fratello del sacerdote, Pietro Dall’Oglio: «Credo che Paolo si sia recato a Raqqa per parlare con i capi dell’Isis e dire loro che i cristiani credono nel dialogo, nell’integrazione. Ha voluto suggellare il suo impegno come gesuita a difesa della pace, dei suoi fedeli e confratelli». Impegnato nel dialogo interreligioso con il mondo islamico, padre Dall’Oglio fu anche espulso, nel 2012, dal regime del presidente Assad che lo aveva invitato ad astenersi dall’esprimere opinioni sulla situazione politica delPaese.

A quattro anni dal suo rapimento il Sir ha intervistato il fratello del gesuita, il musicista Pietro Dall’Oglio.

Chi è padre Paolo Dall’Oglio?

«Mio fratello Paolo è una persona dedita completamente agli altri, fortemente devoto alla sua chiamata religiosa. Ha sempre vissuto con coerenza la sua vocazione. Paolo è un innamorato di Dio, dei fratelli, della pace, del dialogo e del popolo siriano. Appassionato dell’Islam, lo ha studiato con profondità andando oltre le letture solite che si danno di questa religion».

All’interno di questa sua missione che cosa rappresenta il monastero di Mar Musa, da lui fondato?

«Mar Musa per padre Paolo è la concretizzazione di un’idea, di un’utopia: quella di vivere con coerenza gli insegnamenti di Gesù Cristo per costruire un mondo più giusto. Mio fratello ha sempre creduto nei valori della giustizia, dell’uguaglianza e della democrazia. Un mondo nel quale ognuno abbia la possibilità di costruirsi la sua strada con i propri interessi usando i doni ricevuti. Una missione difficile credere nella giustizia e nella pace in un Paese in guerra… Paolo crede nella pace anche per un popolo torturato da 20 anni da un regime appoggiato dall’Occidente. Pochi giorni prima di partire mio fratello mi disse che in Siria bisognava mandare i caschi blu per bloccare una sicura carneficina ed evitare ciò che accadde in Ruanda o nei Balcani. Bisognava intervenire prima ma non è stato fatto. Ora inutile piangere sul latte versato».

Quattro anni di silenzio. Come vivete questa attesa?

«Non abbiamo alcuna notizia. Ci affidiamo alla Farnesina che è uno degli organismi più preparati al mondo per affrontare situazioni come quella di mio fratello. Il nostro Ministero vanta una percentuale di liberazione di ostaggi forse unica al mondo. Purtroppo, fino ad oggi, non ci è stato confermato nulla, quindi viviamo nell’attesa».

È in corso la battaglia per la liberazione di Raqqa. Crede che la riconquista della città e la sconfitta dell’Isis possa aiutare a squarciare il velo di silenzio intorno a suo fratello?

«Speriamo ci possano essere dei testimoni disposti a parlare, come anche uno sfilacciamento della rete dell’Isis con ex combattenti che per salvare la propria vita comincino a dire qualcosa. Ritengo possibile non avere notizie di mio fratello da quattro anni. È stato rapito in Siria e può darsi che ne venga fuori come è successo per la candidata alle presidenziali colombiane, Ingrid Betancourt, per sei anni nelle mani dei suoi rapitori. Mio fratello è vivo e continuerò a pensarlo finché non vedrò la sua salma o non ascolterò le parole di qualcuno di cui mi fido ciecamente».

In questi giorni si sta parlando molto di suo fratello. Tv, radio, giornali gli stanno dedicando molto spazio ricordandone figura e impegno…

«Ci fa molto piacere. Paolo ha sempre vissuto nei valori in cui ha creduto. Per noi ricordare questo anniversario vuole dire che lo crediamo in vita. E lo facciamo anche parlando di quello che lui, purtroppo inascoltato, cercava di far comprendere al mondo».

Per portare attenzione sulla vicenda, Pietro Dall’Oglio, dopo il rapimento, ha composto un brano rap intitolato «Abuna Paolo». Lo riproponiamo scegliendo queste parole: «Paolo dove sei, con chi sei, stai parlando o stai tacendo, magari hai qualcuno che ti sta ascoltando. Forse hai paura lì da solo, chissà cosa pensi. I tuoi silenzi sono per noi misteri, i tuoi ricordi vanno e vengono profondi tra i pensieri… Ma tu per noi hai già vinto…».

Fonte: Sir
Padre Dall’Oglio. Parla il fratello, «viviamo nell’attesa»
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento