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Siria, cristiani in pressing sui negoziatori

Le Chiese cristiane invocano una svolta per la crisi, dai gravissimi risvolti umanitari, che si trascina da tre anni. La voce di Papa Francesco non è sola. Sulla stessa lunghezza d'onda il messaggio del Patriarca Kirill di Mosca. L'appello del Consiglio ecumenico delle chiese e l'incoraggiamento della Conferenza delle Chiese europee (Kek), organismo ecumenico con sede a Ginevra. Appello del Papa all'udienza del mercoledì.

Mai le Chiese sono state così unite. Mai il coro delle voci è stato così unanime e spontaneo per implorare il dono della pace in Siria. Appelli, documenti e veglie di preghiera. I destinatari sono i partecipanti alla Conferenza internazionale di sostegno alla pace in Siria che si è aperta oggi a Montreaux (Svizzera) e alla quale faranno seguito i negoziati che si svolgeranno a Ginevra, a partire del 24 gennaio. Sono ore di grande attesa e speranza per le Chiese cristiane, soprattutto per quelle che vivono in terra siriana. Le Chiese in Europa hanno ascoltato il loro grido di aiuto e stanno portando avanti progetti di sostegno umanitario, iniziative di pressione e azioni diplomatiche. Hanno fatto conoscere più di chiunque altro il dramma che da circa 3 anni vive la popolazione a causa di un conflitto che è costato la vita ad almeno 130mila persone e ha causato una crisi umanitaria senza precedenti in tutta la vicina regione con milioni di persone sfollate o rifugiate.

«Non risparmiate alcuno sforzo». «Prego il Signore che tocchi il cuori di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze». La voce di Papa Francesco punta sulle coscienze e sulle responsabilità dei leader riuniti a Montreaux. Ma la voce del Papa anche questa volta non è sola. Sulla stessa lunghezza d’onda è il messaggio che il Patriarca Kirill di Mosca ha inviato ai partecipanti alla Conferenza internazionale di pace Ginevra-2. «Oggi il mondo attende da voi con speranza azioni decisive, volte a risolvere pacificamente il conflitto sanguinoso in Siria». E aggiunge: «A nome della Chiesa ortodossa russa, vi esorto a fare ogni sforzo possibile per porre fine alle ostilità immediatamente e incondizionatamente, in modo che possa cominciare un dialogo con tutte le forze politiche siriane e con la partecipazione della società civile».

L’immediato cessate-il-fuoco e la liberazione degli ostaggi. Proprio una settimana fa a Ginevra si è svolto un summit presso la sede del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) a cui hanno partecipato una trentina di leader e rappresentanti delle Chiese cristiane di Siria e del mondo. Scopo della consultazione, la pubblicazione di una dichiarazione-appello che è stato consegnata a Lakhdar Brahimi, del comitato congiunto Nazioni Unite e Lega araba per la Siria. Nella dichiarazione i leader delle Chiese siriane avanzano una serie di proposte concrete per il processo di pace nel Paese: una immediata cessazione di tutti gli scontri armati e le ostilità all’interno della Siria; il rilascio di tutte le persone detenute e rapite; l’accesso a tutte le comunità in Siria e ai rifugiati nei Paesi limitrofi degli aiuti umanitari. Non si può d’altronde dimenticare in queste ore di negoziati che sono tuttora in ostaggio in Siria due vescovi cristiani – i metropoliti Paulos e Yohanna Ibrahim – rapiti nei pressi di Aleppo nel mese di aprile 2013. E non si hanno ancora notizie della madre superiora e delle sorelle del monastero di Santa Tecla in Maalula che sono tuttora tenute prigioniere. «Noi rappresentiamo la maggioranza silenziosa, la voce dei senza voce», ha detto il Catholicos Aram I, capo della Santa Sede di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, rivolgendosi a Lakhdar Brahimi e rivolgendosi a Ginevra 2, ha aggiunto: «La vostra missione non è facile. È una missione critica e cruciale. Vogliamo assicurarvi che avete tutto il nostro supporto, il pieno sostegno di tutte le Chiese e della comunità mondiale cristiana».

La voce delle Chiese europee. «Fare tutto il possibile per cercare di assicurare la pace in Siria» perché «il tempo per la pace e per porre fine a questa tragedia è ora». Anche la Conferenza delle Chiese europee (Kek) – organismo ecumenico con sede a Ginevra che riunisce un pannello di 115 Chiese di tradizione ortodossa, protestante e anglicana – fa sentire la sua voce. Sono i membri della Chiesa di Grecia a denunciare lo stallo della situazione siriana. «Le organizzazioni internazionali e tutte le parti coinvolte in questa tragedia si rifiutano di agire secondo umanità e ragione e più profonda crescerà la tragedia in Siria, più imprevedibili saranno le conseguenze per l’intera zona e la sofferenza per tutta l’area del Medio Oriente». Nei giorni scorsi anche l’arcivescovo cattolico di Westminster, monsignor Vincent Nichols, da poco nominato cardinale da Papa Francesco, aveva invitato i fedeli di pregare per i colloqui di Ginevra 2 rivolgendosi anche a «coloro che normalmente non levano lo sguardo ed il cuore a Dio».