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Siria, mons. Mamberti agli ambasciatori: «Iniziative chiare per la pace»

In Siria, «di fronte a questa tragica situazione si rivela assolutamente prioritario far cessare la violenza, che continua a seminare morte e distruzione e che rischia di coinvolgere non solo gli altri Paesi della Regione, ma anche di avere conseguenze imprevedibili in varie parti del mondo». Lo ribadisce oggi, dopo i numerosi appelli del Papa, anche monsignor Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, che ha incontrato questa mattina in Vaticano gli ambasciatori per esprimere la «sollecitudine» di Papa Francesco e della Santa Sede «per la pace nel mondo con speciale attenzione al Medio Oriente e in particolare alla Siria».

Percorsi: Pace - Santa Sede - Siria
Parole chiave: corpo diplomatico (8)

Monsignor Mamberti ha chiesto «alle parti di non chiudersi nei propri interessi ma di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell'incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione», e alla Comunità internazionale di «fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sempre sul dialogo e sul negoziato». Monsignor Mamberti ha ribadito fortemente «l'esigenza e l'urgenza del rispetto del diritto umanitario» come pure «dell'assistenza umanitaria a gran parte della popolazione». «La Chiesa cattolica da parte sua - ha ricordato - è impegnata in prima linea con tutti i mezzi a sua disposizione nell'assistenza umanitaria alla popolazione, cristiana e non».

«L'accorato appello del Papa - ha ricordato il segretario per i rapporti con gli Stati - si fa interprete del desiderio di pace che sale da ogni parte della terra, dal cuore di ogni uomo di buona volontà. Nella concreta situazione storica segnata da violenze e guerre in molti luoghi, la voce del Papa si leva in un momento particolarmente grave e delicato del lungo conflitto siriano, che ha visto già troppa sofferenza, devastazione e dolore ai quali si sono aggiunte le tante vittime innocenti degli attacchi del 21 agosto scorso, che hanno suscitato nell'opinione pubblica mondiale orrore e preoccupazione per le conseguenze del possibile impiego di armi chimiche. Davanti a fatti simili non si può tacere, e la Santa Sede auspica che le istituzioni competenti facciano chiarezza e che i responsabili rendano conto alla giustizia». Monsignor Mamberti ha segnalato alcuni «principi generali che dovrebbero orientare la ricerca di una giusta soluzione al conflitto»: «È innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano. Occorre poi preservare l'unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società. Infine, occorre garantire, accanto all'unità del Paese anche la sua integrità territoriale».

In particolare, ha sottolineato, «sarà importante chiedere a tutti i gruppi - in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese - di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi i cristiani». Allo stesso modo, «è importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al quale tutti, indipendentemente dall'appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri, liberi ‘di professare pubblicamente la propria religione e di contribuire al bene comune' (cfr. Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013)». Infine, «è causa di particolare preoccupazione la presenza crescente in Siria di gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi. Da qui la rilevanza di esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da tali estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo». A due anni e mezzo dall'inizio del conflitto si stimano più di 110.000 morti, innumerevoli feriti, più di 4 milioni di sfollati interni e più di due milioni di rifugiati nei Paesi vicini.

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