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Stato dell’Unione: l’Europa di Juncker

E' stato un discorso dai forti accenti europeisti quello pronunciato oggi nell’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. «Credo che i prossimi dodici mesi saranno decisivi per rinsaldare e rilanciare» l’integrazione europea, ha detto prima di presentare i provvedimenti concreti. Difesa comune, un ministro degli esteri Ue, piano d’investimenti per l’Africa le proposte.

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L'emiciclo di Strasburgo durante il discorso dell'Unione (Foto Sir)

Un’Europa «più sociale», sicura, che tutela le libertà e i diritti, che sa costruire crescita economica e posti di lavoro. Un’Europa «solidale», che si occupa – facendosene carico insieme – di profughi e di minori non accompagnati. Un’Europa che «risponde ai bisogni dei cittadini», dopo averli ascoltati, producendo «risultati concreti». Un’Europa «in pace» che sa essere voce autorevole sugli scenari internazionali, contrastando il terrorismo e predisponendo un «piano per la Siria». Sono alcuni dei tratti dell’Ue del futuro tratteggiati da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che in mattinata ha tenuto il discorso sullo «Stato dell’Unione» nell’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo. Un intervento – interrotto da numerosissimi applausi di gran parte dell’aula – dai forti accenti europeisti, parlando di rispetto della sovranità nazionale e delle diversità tra gli Stati, ma anche della rinnovata necessità di operare in unità nei confronti di sfide sempre più complesse. Sul Brexit Juncker è stato chiaro: chiudere i conti al più presto con il Regno Unito, perché l’incertezza fa male sia a Londra che all’Europa. «Con il Regno Unito vogliamo rimanere amici. Ma – ha chiarito il politico lussemburghese – del mercato unico si può far parte solo accettandone tutte le regole, a partire dalla libera circolazione delle persone e dei lavoratori».

Nel discorso sullo «Stato dell’Unione» Juncker è partito dalla constatazione che «l’Ue non è in gran forma» e attraversa una «crisi esistenziale». La distanza fra istituzioni e cittadini si misura con il diffondersi del «populismo, il quale, però, non risolve i problemi, li crea». Il presidente della Commissione ha toccato una serie di argomenti «concreti» che «preoccupano» i cittadini e sui quali l’Ue assieme agli Stati membri deve agire per arginare il disagio sociale ed economico, le paure, i nazionalismi. Fra questi temi la disoccupazione, la lotta al terrorismo, il nodo-migrazioni, la tutela dei consumatori, il contrasto dell’evasione fiscale («stiamo ottenendo grossi risultati in questo ambito»), la difesa del settore industriale, la diffusione della banda larga e l’abolizione del roaming. In campo economico Juncker ha insistito sulla necessità di investimenti: «Proponiamo di raddoppiare la durata del Piano da 350 miliardi, per portarli a 500 nel 2020 e a 630 nel 2022. Investimenti per sostenere la crescita e creare occupazione». Sui conti pubblici, il capo dell’Esecutivo ha sottolineato un miglioramento generalizzato, ma «il Patto di stabilità non deve diventare il Patto della flessibilità; semmai la flessibilità dev’essere applicata con intelligenza».

Nell’ampio capitolo riguardante la difesa del modello di vita europeo, Juncker ha parlato di libera circolazione dei cittadini entro i confini Ue, di libertà di commercio e protezione dati, di tutela dei lavoratori, di agricoltura, di concorrenza. Nell’ambito di un’Europa che costruisce un’area di libertà e di azione, ha illustrato progetti per diritto d’autore, connettività (banda larga), piano di investimenti e impiego, migrazioni («Oggi lanciamo un ambizioso piano per l’Africa e i Paesi del vicinato, che potrebbe mobilitare investimenti per 44 miliardi»). Articolato anche il capitolo «Un’Europa che difende», concentrato sulla lotta al terrorismo, la sicurezza, la difesa delle frontiere, una «strategia europea per la Siria», un coordinamento dei sistemi di difesa e militari, il ruolo dell’Europa nel mondo. Juncker ha quindi affermato che la figura dell’Alto commissario per la politica estera dell’Unione, oggi affidato a Federica Mogherini (apertamente lodata dal presidente), dovrebbe diventare «un vero e proprio ministro degli esteri Ue».

Il dibattito. «L’Unione europea, che ha di fronte sfide senza precedenti, deve combattere anzitutto l’incertezza» creatasi negli ultimi anni e rafforzatasi dopo il Brexit. Per questa ragione il vertice di Bratislava del 16 settembre «sarà l’occasione per una discussione franca e aperta» per il futuro, cercando «un terreno comune su migrazione, sicurezza interna ed esterna». Lo ha dichiarato Ivan Korčok, segretario di Stato del ministero degli esteri ed europei della Slovacchia, presidente di turno Ue, durante il dibattito sullo Stato dell’Unione. A proposito del discorso tenuto da Juncker Manfred Weber, capogruppo del Ppe all’Europarlamento, ha sostenuto che «per la gioventù europea, Europa significa un futuro migliore». Ferma la posizione su Ankara: «La Turchia rappresenta un partner importante, ma non potrebbe diventare un membro dell’Ue a pieno titolo». Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e democratici, ha esordito complimentandosi con Juncker per non aver mai usato la parola «austerità». Positivo il giudizio sul discorso di Juncker e sulle iniziative annunciate per crescita sostenibile, piano di investimenti economici, lotta contro l’evasione fiscale. Syed Kamall, leader dei Conservatori (gruppo Ecr), ha affermato che l’Ue non dovrebbe aggirare le vere preoccupazioni dei cittadini; quindi una frase categorica: «L’Ue potrebbe fare di meno, ma meglio».

Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberali, ha sostenuto che i «populisti predicano un falso senso di sicurezza, con muri e recinzioni come soluzione di tutti i problemi. Ma come si fa a tenere fuori dal vostro Paese il cambiamento climatico o i terroristi? Con le recinzioni o con le politiche europee?». E poco oltre: «L’Europa è la cura per il cancro del nazionalismo». Per Verhofstadt il «Brexit rappresenta un’opportunità» per l’integrazione europea. Il leader del gruppo euroscettico Efdd, Nigel Farage (indipendentista britannico) ha ribadito di essere «contento del voto del Regno Unito», quindi ha aggiunto: «Non potrete fermare i Paesi dell’Europa orientale che dicono no alla politica della Merkel sui rifugiati». Infine ha predetto che «potrebbero esserci altri referendum» per lasciare l’Ue. Marine Le Pen, tra i leader no-Europa a Strasburgo, ha invece sostenuto che il discorso di Juncker ha sostanzialmente rappresentato «un funerale dell’Ue». L’eurodeputata ha quindi dichiarato che, se fosse eletta Presidente della Repubblica francese, proporrebbe un referendum per il «Frexit».

Fonte: Sir
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