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Strage in Pakistan: arcivescovo Coutts (Karachi), «Immenso choc per tutto il paese»

«Un immenso choc per tutto il Paese». Con queste parole l'arcivescovo pakistano di Karachi, Joseph Coutts, commenta le prime notizie dell'attentato talebano a Peshawar in una scuola pubblica, frequentata da alunni tra 6 e 16 anni, appartenente all'esercito. Il bilancio è di oltre 120 persone morte, di cui 84 studenti.

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«È una notizia sconvolgente - dice l'arcivescovo raggiunto telefonicamente dal Sir -, terribile e impensabile. Il segno che i talebani sono davvero pronti ad attaccare ovunque e ad uccidere chiunque». L'arcivescovo spiega che quanto accaduto a Peshawar deve essere letto nel contesto in cui è stato realizzato. «I talebani - spiega - sono un gruppo di estremisti e hanno la mira di fare del Pakistan uno Stato islamico ripercorrendo qui lo stesso terribile disegno dell'Isis in Siria e Iraq. Il governo quest'anno ha lanciato un'azione militare contro di loro. Operano principalmente sulle montagne nel nord-ovest, in una regione al confine con l'Afghanistan, estremamente difficile da controllare. Questo attacco può quindi essere letto come un'azione di vendetta contro il governo prendendo di mira target civili che non sono assolutamente in grado di difendersi. È terribile che abbiano scelto proprio di attaccare una scuola dove ci sono bambini. Significa che i talebani non hanno limiti ed è gente pronta a fare qualsiasi cosa. È un segno di quanto brutali possano essere».

L'arcivescovo guarda con preoccupazione al futuro del Pakistan. «Quello che è successo a Peshawar - dice - è un brutto segno per quello che potrà avvenire: a questo punto possono attaccare altre scuole, luoghi di culto, moschee, chiese addirittura ospedali. Queste persone vogliono distruggere le basi della nostra società attaccando le scuole e i nostri bambini». L'arcivescovo si rivolge direttamente ai terroristi: «Vorrei dire a queste persone che non possono aver fatto questo attacco in nome di una religione, perché Dio è il Misericordioso. Non so se c'è un modo o una via per parlare ai loro cuori. Posso solo dire che Natale è per noi cristiani un tempo di preghiera e chiederemo a Dio di toccare i loro cuori anche se sembrano duri, incapaci di compassione, visto che si sono fermati neanche di fronte ai bambini, ai più innocenti. Questo chiederemo a Natale. Pregheremo perché i terroristi cambino i loro cuori e si rendano conto delle cose terribili che hanno fatto. Tutti in Pakistan, musulmani e cristiani, siamo chiamati a trovare insieme una soluzione per risolvere questo problema».

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