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Sud Sudan: Onu «scioccata», a Juba è battaglia. Missionari, colpi di mortaio e civili in ostaggio

«Shock e rabbia» per attacchi che non hanno risparmiato basi e uffici delle Nazioni Unite è stato espresso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu attraverso una risoluzione sui combattimenti in corso a Juba, la capitale del Sud Sudan.

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Sud Sudan: Onu «scioccata», a Juba è battaglia. Missionari, colpi di mortaio e civili in ostaggio

Gli scontri armati, cominciati giovedì, contrappongono militari fedeli al presidente Salva Kiir e milizie legate al suo vice Riek Machar. Di combattimenti in corso a Juba ancora questa mattina ha riferito in una nota l’ambasciata degli Stati Uniti. Secondo fonti governative, in quattro giorni gli scontri armati hanno già provocato più di 270 vittime. La nuova crisi si è aperta poche settimane dopo la nascita di un governo di unità nazionale chiamato ad applicare accordi di pace siglati dopo due anni di guerra civile.

 «Le fazioni vogliono eliminarsi a vicenda e i colpi di mortaio cadono in mezzo ai civili»: a parlare con la Dire sono missionari da anni a Juba, capitale del Sud Sudan tornata ostaggio dei combattimenti. «Le esplosioni sono risuonate almeno fino a mezzogiorno nella zona della base dell’Onu» riferiscono i religiosi: «Il ponte sul Nilo è bloccato e l’aeroporto è stato chiuso, rendendo impossibile anche l’evacuazione del personale delle ambasciate straniere». Secondo le fonti, i «non sud-sudanesi» sono stati autorizzati a lasciare il Paese attraverso il valico di frontiera con l’Uganda. Muoversi, però, significa rischiare la vita. «I civili sono rintanati nelle case e chi si avventura fuori lo fa solo perché costretto dalla fame o perché spera di raggiungere un riparo» riferiscono da Juba: «Chi può si dirige verso il campo profughi di Tonping o la cattedrale cattolica di Kotor». A fronteggiarsi sarebbero unità dell’esercito e reparti integrati nelle Forze armate sulla base dell’accordo di pace dello scorso anno e delle direttive del governo di unità entrato in carica ad aprile. Dell’esecutivo fanno parte sia Kiir che Machar, responsabili del conflitto civile deflagrato nel 2013, appena due anni dopo la festa per l’indipendenza del Sud Sudan da Khartoum. Le vittime della guerra sono state decine di migliaia, alle quale vanno aggiunte le oltre 200 degli ultimi quattro giorni. Oltre due milioni invece i profughi, che nella maggior parte dei casi non hanno ancora potuto rientrare nelle proprie case.

Fonte: Dire-Sir
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